DETERMINAZIONE, PASSIONE E PERSEVERANZA: ING. DOMENICO CERMINARA

Non sarà più il ragazzo dei leggendari tempi universitari allo Zicarelli, ma quella di Domenico Cerminara è sicuramente una delle poche storie di eccellenza rimaste da raccontare, anche e soprattutto al di fuori dei confini paesani, nella Savelli di oggi.

Nato il 18 giugno 1975, proprio in quel di Savelli, Domenico ha fin da piccolo avuto la fortuna di crescere nel paese natio, il luogo nel quale ha scelto di restare e dove ancora oggi risiede, pur avendo avuto la possibilità di trasferirsi altrove, a dispetto dei sacrifici da affrontare fra le tortuose strade della Sila che percorre quotidianamente per recarsi a lavoro.

Orgogliosamente figlio di un mastro muratore, Salvatore (Papanniciaru/Pitazzu), da anni impresa di costruzioni e di una mamma, Maria Anania (Giomi/Zinnante) che lui stesso definisce, “fragile e forte nello stesso tempo”, Domenico è il secondogenito di una famiglia nella quale la sorella, Pina, poco più grande e i due fratelli, Pierantonio (Giuseppe per tutti) e Stefano rappresentano un contesto unito da un grande senso di appartenenza. Che si completa con la presenza del figlio Salvatore e dell’inseparabile moglie Mariachiara.

IL RUGGITO: tanti i fronti sui quali ad oggi sei impegnato. Chi è oggi Domenico Cerminara e cosa vuole fare da grande?
DOMENICO: chi sarà domani Domenico Cerminara continuo a chiedermelo spesso anche io. Molte volte, però, non ho il tempo di pensarci fino in fondo. Tanti sono i fronti aperti, vero, ma ancora oggi avverto una sensazione di vuoto da colmare, qualcosa di importante ancora da fare. Ciò mi spinge a non fermarmi. Ti posso dire di Domenico Cerminara ieri, quando, per un riscatto sociale, mi sono iscritto all’Università della Calabria (non avrei mai abbandonato la mia terra), alla facoltà di Ingegneria perché appartenente ad una famiglia di muratori. Mi sono forgiato con il lavoro, da manovale nell’impresa di famiglia, quando fin da adolescente ho trascorso estati intere a “tirar chiodi” per poi “essere promosso” ad impastare cemento. Poi, proprio la carriera universitaria ha segnato una svolta perché, come mia abitudine, in quell’ambito ho profuso il massimo impegno. Determinazione, passione e perseveranza mi hanno portato a raggiungere la laurea e poi gli importanti ruoli ricoperti di lì a poco. Ma la verità è che, sia ieri che oggi, avrei voluto fare impresa, lavorando contemporaneamente come muratore. È una professionalità che stimo molto, li considero veri artisti creativi. Lo sanno anche nei tanti cantieri che seguo ogni giorno, per lavoro, al Parco Nazionale della Sila. Quando mi fermo a parlare con le persone che operano nell’edilizia, muratori, carpentieri, professionisti del legno, manovali (il mio primo mestiere!) sento di assaporare un mondo che mi affascina. Anche solo prendendo un caffè, accettando parte del loro pranzo, una birra o un bicchiere di vino. Il Domenico di oggi è Responsabile del Servizio Pianificazione, Programmazione, Tutela e Sviluppo del Parco Nazionale della Sila, ricopre altri incarichi professionali che non cito per dovere di sintesi, ma è anche Presidente Pro Loco Savelli, componente Commissione Ambiente e Protezione Civile UNPLI Nazionale, Vice Presidente UNPLI Calabria ed in ultimo, ma non per importanza, Rappresentante dei genitori alla classe di mio figlio al primo anno di Scuola Superiore (dopo undici trascorsi fra rappresentante di classe e d’Istituto). Da grande non saprei, forse un’avventura politica potrei farla (anche se oramai sono 4 campagne elettorali, dal 2008, che il mio nome circola e circolerà ancora). Mi piacerebbe anche insegnare ai più giovani, ma dovrei cambiare radicalmente lavoro. Sarei disposto a farlo anche per godermi di più la famiglia che già oggi, comunque, fra le mie priorità, è al primo posto.

IL RUGGITO: molteplici interessi che significano anche impegni personali e professionali continui. Come si riesce a coniugare il tutto?
DOMENICO: ammetto che è difficile. Di certo, mi aiuta avere al fianco una moglie molto comprensiva. Una compagna di vita con la quale stiamo insieme da più di trent’anni (33 per l’esattezza). Dico sempre a mio figlio che bisogna avere un metodo e poi applicarlo in tutto. Studiare e comprendere il da farsi, pianificare, fissare un obiettivo e perseguirlo con passione, professionalità e costanza. Non lasciare, per quanto possibile, nulla al caso. Per fare ciò, bisogna vedere ogni ostacolo non come un problema, ma come un’opportunità da superare per raggiungere ciò che si vuole. Bisogna imparare dal cadere, a rialzarsi e fare poi tesoro degli errori commessi. Molto importante è chi ti cammina accanto lungo certi percorsi. Da soli è infatti impossibile raggiungere un obiettivo. Ho sempre creduto nel concetto di “squadra”, di persone che devono essere ascoltate e responsabilizzate in modo che ognuno possa portare avanti il proprio compito, per quanto possibile. C’è solo un rischio, però, quando si fa troppo: in alcuni personaggi nascono antipatie e gelosie che si trasformano spesso in cattiverie del tutto gratuite. Ma sarà sempre e solo un problema loro, sono sempre aperto al confronto e non è mia intenzione cambiare in base al comportamento degli altri. Sono una persona libera che ha sempre e comunque espresso la sua opinione con senso critico, specialmente davanti all’interessato. Lo “sparlare”, il seminare zizzania, non mi appartiene, anche a volerlo fare non ne avrei il tempo.

IL RUGGITO: quali le aspettative di ogni attività che porti avanti, come cittadino e come professionista?
DOMENICO: come professionista, o meglio dipendente di una Pubblica Amministrazione, le principali sensazioni sono essenzialmente legate al lavoro. Quando arrivai al Parco della Sila, nel lontano 2006, si viveva nel ricordo di un territorio frequentato e vissuto. Un lontano ricordo della realtà. Man mano, la chiusura delle Comunità montane, il depotenziamento delle Province, Amministrazioni comunali alle prese con i problemi ordinari che spesso diventano straordinari hanno finito per far peggiorare le cose. L’Ente Parco della Sila era rimasto l’unico Ente Pubblico vicino ai cittadini, l’ultimo baluardo dei territori montani, delle realtà interne. Tanto è stato programmato e realizzato in questi anni: sentieristica, ciclovie, ciclopiste, musei, centri visita, case escursionistiche, info point, azioni di marketing, riconoscimenti internazionali come la Riserva della Biosfera Unesco o la CETS – Carta Europea del Turismo Sostenibile e tanto tanto altro. Sono state create le condizioni migliori affinché il privato iniziasse ad investire. Oggi si può dire che la Sila nel suo complesso, il suo Parco nello specifico, sempre di più scelti come imperdibili luoghi da visitare, ricoprono un ruolo importante nel panorama nazionale e internazionale. La nuova sfida della programmazione POR 2021/2027 e i finanziamenti del MASE, per svariati milioni di euro, daranno il lancio finale. Come cittadino, credo di essermi sempre impegnato con disponibilità e, mettiamoci, anche competenza per lunghi anni. Di recente, sono stato rappresentante di classe prima e d’Istituto poi, ho partecipato alla nascita di molte associazioni ancora oggi operanti che rendono servizi importanti per la nostra comunità e presiedo la Pro Loco di Savelli, per me un privilegio anche se è arrivato il momento di scegliere un successore, donna o uomo che sia in grado però, come me, di amare il paese. Tuttavia a Savelli, la sensazione, almeno nella mia visione, su quello che sarà è molto meno positiva. Ad oggi, non si riescono a superare alcuni stereotipi, i personalismi attanagliano la vita sociale che di per sé è già al lumicino. Nessuno sbaglia, tutti sentono di essere seduti dalla parte della ragione. Sembra di trovare un punto di equilibrio, poi basta un like sui social è tutto svanisce. Questo è un problema per un piccolo paese.

IL RUGGITO: guardando al futuro, quali gli obiettivi da raggiungere? Quali invece gli aspetti da dover migliorare?
DOMENICO: non si finisce mai di imparare e quindi di migliorare. Con l’esperienza, non dico l’età, penso di aver smussato quella parte istintiva di me che mi portava al non ascolto. Fino a qualche tempo fa ero un treno in corsa, non contavo proprio, ora arrivo a contare fino ad un certo punto, pur nella consapevolezza che non riuscirò mai a contare fino a dieci. Mi accontenterei di migliorare un altro po’. Questo potrebbe essere un altro obiettivo da raggiungere, insieme a tutti gli altri legati a quello che già faccio oggi. Sono abituato a concludere tutto ciò che inizio, rarissime volte ho lasciato qualcosa di importante a metà. Quindi, riassumendo in un unico concetto: vedere il concretizzarsi dei progetti odierni con altrettante ricadute sul territorio, quello calabrese, silano e perché no anche su quello savellese.

IL RUGGITO: il più classico dei luoghi comuni, a queste latitudini, è quello di giovani che desistono dall’intraprendere qualsiasi iniziativa. Come credi si possa invertire la rotta?
DOMENICO: in tutta sincerità, ritengo che oggi sia dura prendere iniziative lavorative. Lo vedo anche nei tanti paesini che visito per lavoro. Credo che le istituzioni abbiano un ruolo fondamentale. Laddove non ci sono le condizioni di realizzare direttamente opportunità di occupazione, devono, invece, creare le migliori condizioni per spingere il privato ad avere fiducia ed investire. Lo spiego con un esempio. Da quando nel Parco della Sila abbiamo creato la rete della mobilità lenta (sentieri, ciclovia, sentieristica, ecc.) sono nate numerose attività di giovani e quelle presenti si sono potenziate, a latitudini inimmaginabili. Addirittura in zone, a 1700 metri di altezza, al confronto delle quali, la strada San Giovanni – Savelli che percorro ogni giorno è una superstrada. Questo significa che bisogna crederci, offrire servizi ed ospitalità. Perché il cammino è duro, con tante difficoltà, ma la formula da usare è quella dello “stare in rete” con gli altri. Ssenza andare tanto lontano anche a Savelli ci furono buone pratiche. Penso alla Savelli Hospital, all’epoca si anticipò anche la cosiddetta concessione di lavori pubblici, con una struttura pubblica affidata ad una società che ha poi realizzato i lavori e continua ancora oggi a gestirla. Attualmente, lavorano lì molte persone di Savelli. Facevo parte di quella amministrazione, come assessore ai lavori pubblici, urbanistica e protezione civile. Una amministrazione, quella del 2003-2008, che fece molto. A memoria, ci furono tante opere pubbliche iniziate e concluse, come il restauro dell’attuale Museo della Montagna, la Caserma dei Carabinieri, l’avvio dei lavori del Villaggio Hotel concluso dall’Amministrazione Spina e divenuto oggi SPRAR. Per non dimenticare il “progetto rifiuti” nel quale sono impiegati altri compaesani. Ed ancora, l’avvio del Parco Astronomico Lilio. In quel periodo, riaprì il Complesso del Villaggio – sala convegni, bar e campetti gestiti da savellesi, che offriva ai villeggianti una certa animazione estiva. Oggi ci sarebbero due grandi progetti per far “respirare” Savelli, senza inventarsi nulla, solo pianificando e mettendo a reddito quello che abbiamo per entrare in rete con il circondario. Ciò potrebbe bastare, quanto meno, per fermare l’emorragia in corso. Considerando, fra l’altro che, nel 2024, si sono registrate, se non sbaglio, nascite zero e, di contro, molti decessi di persone più anziane. Un processo inesorabile che porta ad un calo drastico della popolazione.

IL RUGGITO: la Savelli di oggi. Come è la vita di tutti i giorni in paese?
DOMENICO: la Savelli di oggi è triste. Opaca. Apatica. Paurosa. Tutti sentimenti che frenano qualsiasi tipo di iniziativa. Si vive con il fiato sospeso ad aspettare un futuro incerto. Questo è dovuto, anche e soprattutto, alle recenti vicende amministrative passate ormai tristemente alle cronache. Le associazioni cercano di offrire, con dedizione e coraggio, servizi e momenti di svago, sottraendo spesso tempo prezioso alle rispettive famiglie. Ma manca sempre quella tanto auspicata sinergia, spesso si è fini a sé stessi, convinti di non aver bisogno di nessuno. E qui si commette l’errore più grande. È ampiamente dimostrato che “essere in rete” e collaborare amplifica e migliora i risultati con il minor sforzo da parte di tutti. Da anni, invoco una Consulta delle Associazioni della quale dovrebbero far parte i presidenti o delegati di ogni associazione con Presidente della Consulta da scegliere a rotazione. La Consulta dovrebbe mirare a creare unione con le istituzioni, siano esse comunali, scolastiche e/o religiose, per pianificare un cartellone unico di eventi al quale, però, tutti possano collaborare e dare un contributo. Riconoscendo il ruolo principale alle Istituzioni, ma nello stesso tempo esigendo rispetto per quello che si fa. Vedremo, forse un giorno, chissà che questo non possa accadere.

IL RUGGITO: quali le potenzialità e le debolezze del contesto paesano odierno? E quali le leve da azionare per il futuro?
DOMENICO: la principale debolezza di oggi è sicuramente la situazione finanziaria del Comune. Credo che una fase di Commissariamento possa riuscire a gestire tutto ciò che è successo in passato liberando l’attuale amministrazione da ulteriori problematiche e consentendole poi di procedere con tranquillità per i restanti anni di consiliatura. In poche parole, vedo l’arrivo di un Commissario come un fattore positivo. Anche se, per quello che si sente e si è potuto leggere, ci vorrebbe la forza politica di intervenire sul Governo e richiedere un “Decreto Salva Savelli” nella considerazione che questo deficit, rapportato ad un piccolissimo paese, non è riscontrabile in altri posti d’Italia. Più che leve pubbliche serve una visione. Serve sedersi allo stesso tavolo, istituzioni, associazioni e singoli cittadini. Tanti savellesi hanno avuto successo al di fuori dei confini paesani, occupano ruoli di rilievo, hanno fatto impresa o più semplicemente hanno vissuto realtà diverse. Costruire un percorso, porre obiettivi e perseverare. Questo occorre per puntare in alto. Le risorse non mancano, si chiamano acqua, castagneto, villaggio Pino Grande (e di Villaggi ne conosco) Parco Lilio, Ospitalità (sia una struttura o diffusa). Però purtroppo, Nemo profeta in patria. Ultimamente abbiamo un esempio non ascoltato, di un PROFESSORE (scritto così volutamente) di fama mondiale che si è dedicato per amor di paese ad esprimere, con la sua competenza, un parere che venne rinnegato e non ascoltato. Il tempo, che come sempre risponde, gli ha dato ragione. Tristemente ragione.

IL RUGGITO: il paese in cui sei cresciuto e quello che ti ritrovi a vivere adesso. Quali, le differenze ed i punti in comune?
DOMENICO: non c’è paragone. Già alla mia età, sentivo raccontare dai più grandi che prima c’era solidarietà, vita, lavoro. E la mia fanciullezza la vivevo in un paese di 1500/1800 anime. Oggi vivo il paese attraverso gli occhi di mio figlio, adolescente che già da due anni è costretto a viaggiare verso San Giovanni in Fiore per socializzare e giocare a calcio. È difficile trovare differenze e punti comuni. Il numero delle persone è talmente risicato che qualsiasi cosa si pensa di fare non ha futuro. Bisogna tenersi stretto quello che c’è, perché quando una porta si chiude difficilmente verrà aperta.

IL RUGGITO: come ti immagini Savelli fra vent’anni? Quale sarà il tuo ruolo nella Savelli che verrà?
DOMENICO: se il trend è questo, lo immagino come un paese sempre più spopolato e disagiato. Quando tutti, quelli che oggi viviamo il paese, ma anche chi se lo porta nel cuore e non perde occasione per ritornarci, compresi i villeggianti, prenderemo contezza di dover fare un qualcosa per il paese, allora saremo sulla buona strada. Occorrerà però che ognuno sia disposto a dare un piccolo contributo, mettendo a disposizione il bagaglio di esperienza che si porta dietro, guidato sempre dalle istituzioni che devono comunque ascoltare e poi, in autonomia, prendere decisioni. La strada sarà anche tortuosa ed in salita, ma bisogna iniziare a percorrerla nel più breve tempo possibile. Il mio ruolo, ormai è storia nell’ultimo ventennio. Come dico spesso, sono “ingombrante”. Si parte bene, dalla stessa parte, ma poi succede un qualcosa che fa nascere divergenze. Forse sbaglierò io, ma come ho detto, resto aperto al confronto, privato o pubblico, quello che sia, ma per il bene del paese. Sincero, costruttivo, ma anche critico. Non amo il chiacchiericcio e il parlare alle spalle. Sono diretto anche se questo, a volta, crea scontri. Dire la verità è comunque molto importante; almeno non spendi energie a ricordare le bugie. Per ora, sono il Responsabile di un importante Ente che si occupa di un territorio molto ampio con tante soddisfazioni e riconoscenza ogni volta che esco dal nostro paese. Ancor di più, sono padre di un giovane che si sta affacciando alla vita. Vuoi sapere se mi candido a Sindaco? Interrogativo che fa perdere il sonno a molti, ma non a me. Non è da escludere, se e quando accadrà ancora non lo so. Per ora sono concentrato nel fare altro. Ma di sicuro farei tutto quello che ho detto, sentirei il parere ed i consigli di tutti. Niente di più e niente di meno di quello che faccio già, a lavoro come nella vita di tutti i giorni. E penso che i risultati, oggettivi, siano soddisfacenti.