SAVELLI, NASCITE ZERO
Dopo decenni di emigrazione e spopolamento pressoché continui, il 2024 va in archivio come l’anno più allarmante e preoccupante nell’ambito dell’evoluzione demografica della popolazione residente in quel di Savelli.
Per la prima volta nella storia (almeno quella di epoca moderna), l’arco temporale appena trascorso si chiude infatti con un inesorabile ed eloquente “zero” alla voce nascite fatte registrare nel corso di un anno intero.
Fatta eccezione infatti per due piccole nate proprio nel 2024, ma residenti in paese solo sulla carta, nessuna nuova vita si è affacciata, nello stesso periodo, su suolo savellese.
Un dato che certifica, implacabilmente, una tendenza demografica al ribasso, già consolidatasi nel corso del tempo e tristemente caratterizzata da anni ed anni di segni negativi oltre che da un costante e sostanziale calo di numeri e indicatori.
In attesa di disporre dei dati ufficiali Istat aggiornati (gli ultimi riferiti al 2023 fanno registrare 1.029 residenti), il bilancio demografico savellese, destinato ancora a decrescere, è in linea con quella che è la tendenza di molti altri contesti paesani periferici e più tipicamente montani.
Trattasi di borghi che, al di là di ogni considerazione geografica di sorta, pagano, a tutte le latitudini, lo scotto di centri abitati di ridotte dimensioni, contraddistinti da problematiche comuni: spopolamento, invecchiamento repentino della popolazione, progressivo venir meno di condizioni di vita essenziali che impongono anche ai più temerari di doversi trasferire altrove.
Pur tuttavia, accanto a questi fattori di criticità condivise e comuni, per i quali peraltro in molti altri territori si stanno cercando di approntare, almeno nei limiti del possibile, i dovuti correttivi, il dato fatto registrare a Savelli nel 2024 segna un incredibile punto di svolta.
Ovviamente negativo, che va oltre ogni constatazione circa l’atavica riduzione della popolazione residente e ben al di là di calcoli numerici addirittura “migliori” rispetto a quella che è la reale consistenza demografica attuale (molti residenti conteggiati non si tramutano infatti in abitanti effettivi).
Se è vero che i numeri spesso fanno la storia, lo “zero” del 2024 segna quindi un momento di non ritorno nell’analisi demografica e sociale del contesto paesano.
È un accadimento che impone delle riflessioni profonde, pur nella consapevolezza che addivenire a delle soluzioni definitive è quantomeno improbabile se non più presumibilmente impossibile.
Il futuro più immediato riguarda anzitutto la composizione, quantitativa e non, della popolazione in età prescolastica e scolastica.
Mentre la Savelli di oggi narra di scuole con pochi bambini e adolescenti che frequentano pluriclassi accorpate necessariamente fra loro, il domani potrebbe essere addirittura numericamente più disarmante.
In questo stato di cose, ricercare le cause di una dinamica così profonda risulta essere esercizio proibitivo e parecchio dispendioso da portare a termine, tanto più se lo si intende fare in termini costruttivi.
Più che individuare le possibili ragioni, da rinvenire in elementi sociali ed economici che affondano le proprie radici in epoche fin troppe lontane, la situazione odierna è da affrontare con la cautela che certi numeri, di conclamata emergenza, impongono di dover perseguire.
Qualcosa si può ancora fare (forse), magari cercando di guardare a quanto accade in altri luoghi interessati da eguali criticità e cercando di importare alcune buone pratiche lì adottate.
Per fare in modo che proprie certe nuove azioni divengano prassi condivise, in un paese capace comunque di farle proprie e di operare, unitariamente, senza distinzione alcuna, su diversi piani fra loro strettamente correlati: istituzionale, sociale, educativo, associativo, assistenziale e più genericamente collettivo.
E far sì che un fenomeno incontrovertibile possa perlomeno tentare di essere arginato, fino a che si può o, almeno, fino a quando tutto non si debba considerare irrimediabilmente perduto.
