UN NATALE DA GIALLO
L’approssimarsi di festività natalizie indubbiamente influenzate dall’estenuante incedere della pandemia in corso ha il colore giallo della classificazione governativa attribuita a gran parte delle Regioni della nostra penisola.
Al di là delle polemiche di turno, buone come sempre a riempire di contenuti discussioni sui social che di contenuti ne hanno ben pochi, da quanto accadrà nei prossimi giorni dipenderà, ancora una volta, il futuro sostanziale di una lotta ad un’emergenza sanitaria che, è bene ribadirlo, non conosce soste.
Consentire riaperture seppur minime, diminuire la stretta sugli spostamenti è per alcuni versi scelta obbligata per permettere all’economia di ripartire dopo settimane di oggettiva difficoltà.
A scanso di equivoci, ben vengano quindi misure meno restrittive ponderate, organizzate, meditate e soprattutto controllate.
Ma siamo davvero sicuri di poter sopportare e supportare tutto questo?
Siamo davvero certi che essere meno rigidi, magari senza accompagnare il tutto con una imprescindibile intensificazione dei controlli, non si possa poi trasformare in un pericolosissimo boomerang da dover poi scontare, sia in termini di vite perdute che di catastrofici effetti sul sistema Paese, nelle settimane postume alle festività natalizie?
La variabile, come al solito cruciale, sarà il buonsenso di ciascuno di noi, atteso e risaputo che quando si tratta di buonsenso, largamente inteso come autoregolamentazione di comportamenti e norme, noi italiani siamo fra i peggiori popoli del mondo.
É giusto che negozi ed attività riprendano ossigeno, cosi come è altrettanto giusto che lavoratori penalizzati debbano ritornare a rivedere la luce dopo mesi di ristrettezze non certo volute.
Ugualmente giusto è che però il tutto si svolga nel pieno rispetto delle regole, di un distanziamento pressoché obbligato, dell’adozione di comportamenti ed accortezze che non potranno comunque essere accantonate.
Le prime immagini che provengono dalla tradizionali strade cittadine dello shopping non vanno invece in questa direzione.
La zona gialla non significa un generico e generale “liberi tutti”; il pericolo non è passato, tutt’altro.
Gli assembramenti non necessari sono pertanto da evitare, al pari delle uscite futili e senza reali motivazioni.
Come da limitare, sono le rimpatriate in famiglia senza criterio, le cene di gruppo troppo affollate, il completo dimenticarsi di precauzioni quotidiane rispetto all’utilizzo delle mascherine e dei dispositivi di protezione individuale.
Sarà Natale, sarà festa, ma non sarà una festa ed un Natale come tutti gli altri.
Non dovrà esserlo e non potrà esserlo, perché questo 2020 ha visto la dolorosa scomparsa di molti nostri connazionali, di nonni e di nonne, di padri e di madri, di figli e di figlie, di fratelli e di sorelle.
Tantissimi altri italiani, nostri amici, parenti o anche solo conoscenti sono stati invece costretti ad avere spiacevolmente a che fare con il virus.
Perché lo hanno contratto a lavoro e/o nel corso di un viaggio di salute, perché sfortunati anche se attenti, perché malcapitati in un posto sbagliato al momento sbagliato.
Di tutto questo, di tutti loro, non ci si potrà dimenticare anche in quello che sarà il periodo di festa.
Per memoria, per rispetto, ma anche per evitare che un improvvido nostro comportamento possa poi negativamente ripercuotersi sulle sorti future di noi stessi e di tutta la comunità di cui facciamo parte.
Che Natale sia quindi, che si tratti di un Natale magari realmente cristiano e spirituale, ma non di un Natale normale.
