LA MIA PASQUA AL TEMPO DEL COVID-19

In attesa di capire se e quando partirà la cosiddetta “Fase 2”, il limitato calo dei contagi su scala nazionale che sconsiglia voli pindarici non supportati dalla necessaria prudenza ha reso necessaria la conferma delle misure di lockdown nazionale fino al prossimo 3 maggio, almeno.

Anche questa Pasqua, baciata dal sole, trascorrerà quindi sotto l’egida del rispetto di regole di contenimento e distanziamento sociale che, spinte dall’incedere del più classico dei “restate a casa“, ci costringe ad adottare le uniche precauzioni certe e possibili nella lotta, peraltro impari, ad una pandemia dalle proporzioni colossali.

Più che guardare alle restrizioni, con le quali questo status ci “consiglia” di convivere, il vero senso di questo tempo quaresimale, passato per la settimana Santa e poi sfociato nella Pasqua di Resurrezione, coincide, però, con una imperdibile occasione di riflessione e confronto, profondo ed introspettivo, morale prima che, solo residualmente, materiale.

Oggi, più che mai, in altri termini, la Pasqua va vissuta come andava ed andrebbe sempre vissuta.

In quel modo, cioè, che le sacre scritture ci hanno sempre insegnato, fin da piccoli, ma che troppo spesso, in un mondo pieno zeppo di consumismo sfrenato e dilagante, abbiamo dimenticato e tralasciato. 

Va da sé che la consapevolezza del fatto di dover ancora attuare qualche sacrificio, di dover stringere i denti e di non poter mollare ancora la presa, va tradotto in buone azioni ed abitudini, vitali, da dover porre in essere anche in questo periodo di “festività”, quali doveroso contorno di un periodo insospettabilmente angosciante che potrebbe però trasformarsi in opportunità di crescita interiore e condivisa senza precedenti.

Pasqua è un tempo appunto per riflettere con sé stessi e su sé stessi, con analisi di carattere religioso, ma anche psicologico.

E’ questo, anzitutto, il momento di riscoprire il rapporto con la Fede, un feeling qualche volta perduto e nel migliore dei casi inconsapevolmente accantonato.

Ma è anche il tempo di mettere in ordine pensieri e priorità, di selezionare aspetti realmente importanti della propria esistenza, di calibrare la propria personalità, i propri sentimenti, i propri stati d’animo.

Facendo emergere quelli vitali ed eliminando quelli superflui che agiscono quasi sempre come “file” dannosi all’interno del proprio vissuto.

Sulla scia di un senso a forte valenza spirituale, una riflessione non può che essere rivolta, in primis, a Papa Francesco, Pastore di una comunità cristiana chiamata a fronteggiare il periodo più buio della propria storia contemporanea.

Le immagini della preghiera straordinaria contro la Pandemia, il cammino di Via Crucis, la pioggia e la desolazione di una San Pietro vuota che passa da simbolo di magnificenza a testimonianza tangibile della “pochezza” umana, sono immagini che resteranno, indelebili, nella storia.

Quella che sarà scritta sui libri e tramandata, così come quella di ciascuno di noi che da quelle immagini e parole, così forti e significative, deve intendere ripartire sospinto dal solco indicato dal Pontefice.

Pietas è, invece, il sentimento con cui accostarsi alle famiglie delle vittime di questa pandemia, di quegli anziani che sono morti senza l’affetto dei propri cari, di tutti quei connazionali e non, di ogni età, che ci hanno lasciato e che sono stati sconfitti da un “mostro” subdolo dalla sembianze nefaste ed inaspettate.

A tutti loro, la cui Pasqua sarà insospettabilmente vuota e desolata, deve essere indirizzato un pensiero di comprensione.

Un senso di comunione che va esteso anche a coloro che con la malattia sono chiamati a conviverci, in queste ore ed in questi giorni, a quanti ci hanno convissuto e sono riusciti ad andare oltre, a tutti quelli che hanno temuto, anche solo per un attimo, di aver contratto il virus, a quelli che vivono costantemente esposti al rischio.

Incommensurabile gratitudine va, invece, agli operatori sanitari di tutta Italia, a medici, infermieri ed operatori in prima linea, alle forze dell’ordine, a coloro che continuano a lavorare per le nostre comunità, ai dipendenti delle fabbriche che operano nei servizi essenziali, alle cassiere ed a quelli che continuano a rifornire i nostri supermercati, alle aziende sanitarie ed alle farmacie, agli assicuratori, ai camionisti, a tutti quelli che continuano a garantire i trasporti di uomini e merci, ai professionisti ed imprenditori chiamati ad affrontare periodi di crisi, ai cassa integrati, a chi un lavoro ce l’aveva ed ora forse non più.

La stessa voglia di vicinanza deve, infine, riguardare il nostro rapporto con le istituzioni.

Accanto all’emergenza sanitaria, infatti, questa è già e sarà certamente una “fase bellica” dalle devastanti ripercussioni economiche, per l’Italia e per l’Europa come per il mondo intero.

Detto che non sono mai stato un accanito sostenitore di questo Governo né del suo Presidente, oggi, ritengo, che non sia il momento di giudicarne l’operato come non è neanche il momento degli strumentalismi a fini elettorali e/o destinati a raccogliere presunti consensi.

Se poi si vuole proprio entrate nel merito delle questioni attualmente in campo, nel giudicare non si può non tenere conto delle variabili sottese, di tutte, nessuna esclusa, in una emergenza senza precedenti affrontata con deficit strutturali ed economici già latenti.

Si finirà magari per valutare, finanche positivamente, una condotta che non poteva essere migliore e prendere atto, fra l’altro, che per la prima volta, nella sua storia recente, la nostra Nazione è stata presa a modello da altri Stati ben più blasonati.

Tutto questo, atteso che potrebbero esserci anche quelli non in linea con giudizi positivi.

La tesi contraria sarebbe rispettabile, se ogni argomentazione fosse supportata, intrisa di numeri, condita di possibili alternative, giammai alimentata da fake news e qualunquismi con cui invadere i social.

Ecco appunto i social.

A questi potrebbe essere ispirato, infine, il più tradizionale dei “fioretti” pasquali.

Utilizzarli nel migliore dei modi, per riaprire e/o mantenere contatti, consolidare relazioni amicali e/o affettive, rinverdire interessi sopiti, potrebbe essere la sfida, personale e diffusa, che attende ciascuno di noi.

Finito il tempo dei virologi, dei sanitari, degli economisti di grande spessore, degli opinionisti che disquisiscono impropriamente di Mes e conti pubblici, anche gli spazi virtuali, soprattutto in questo periodo hanno, più che mai, bisogno di uomini ed, in particolare, di italiani che, come componenti di uno stesso equipaggio, o per dirla alla Papa maniera della stessa barca, remino tutti nella stessa direzione.

BUONA PASQUA A TUTTI!!!