21 giugno 2026 – Momenti di Savelli

Come già avvenuto nel recentissimo passato, anche quest’ultimo, trascorso, 21 giugno, giorno del mio compleanno, è coinciso con il ritorno in quel di Savelli.

Rispetto all’anno scorso, stavolta, non si è trattato di una mera coincidenza, bensì di un momento quasi cercato, combinatosi, volutamente, con un week end (sabato – domenica) in salsa paesana rigenerante almeno quanto, se non di più, di tempi oramai andati.

Se il richiamo delle radici ha comunque un effetto benefico e rilassante, il ritorno alle origini si è trasformato, anche in questo caso, in un momento propizio per fare il conto con i nostalgici ricordi, la malinconia e, perché no, con il tempo che scorre inesorabile.

Sarà che si invecchia quasi inaspettatamente (almeno così mi piace sperare), sarà che la mia Savelli è comunque capace di far riemergere emozioni profondamente recondite, ma anche quest’ultima rimpatriata è stata comunque condita da quei momenti di riflessione che solo il paese natio riesce a tirare fuori.

La Savelli di questo inizio estate è capace anzitutto di regalare profumi della natura che solo da queste parti consentono di far rivivere così intensamente tutti i sensi. Roba da annusare per farne scorta, portarsela via con sé ed a cui attingere, idealmente, in mezzo al tran tran della vita quotidiana.

Sotto questo punto di vista, senza peccare di eccessivo campanilismo, sono certo che esistano pochi posti al mondo capaci di regalare uno scenario così autentico, contorniato di aria salubre nella quale la tipica e appiccicosa umidità dell’afa di stagione risulta essere una perfetta sconosciuta.

Così come credo ci siano pochissime località, anche fra quelle più rinomate, in grado di far ascoltare i versi, gustare i colori, scandire i tempi e imprimere le visioni della stagione estiva come la Savelli di questi tempi.

Ed è così che fin dalla mattina, tutto si riempie di significato: la passeggiata lungo il corso che odora di salute, il caffè al bar che ha l’impagabile gusto di sempre, un rigolo d’acqua che scorrendo dalla minella lascia trasparire che non tutto è perduto, il Savelli Hospital dal quale provengono voci di risveglio mattutino, l’amico che va in campagna per accaparrarsi l’origano migliore, il presidio del 118 che dimostra che anche a queste latitudini un seppur minimo e flebile servizio di assistenza è comunque rimasto.

In quel gioco di contraddizioni che però lo spopolato paese di oggi si porta innegabilmente dietro, Savelli è anche tanto altro, purtroppo, in termini di nostalgia di condizioni di normalità oramai venute meno e di disagio autentico.

Un capitolo d’eccellenza a tale riguardo meritano le attuali condizioni delle strade di collegamento verso il paese, in merito alle quali mi riservo di approfondire, in futuro, non prima di aver verificato i dovuti percorsi fin qui consumatisi, a livello istituzionale e non.

Resta il fatto, inconfutabile, che nel 2026, non può essere immaginabile che luoghi così splendidi, già penalizzati da oggettive condizioni di difficoltà morfologiche, siano ulteriormente resi impervi in nome della non curanza e dell’abbandono.

Non è giusto ed è forse tempo di fare il possibile perché qualcosa migliori, senza bisogno di voli pindarici proibitivi per tutte le aree interne come la nostra, ma garantendosi almeno il minimo della sostenibilità.

Per il momento, a farci sognare resta la memoria di luoghi indelebili che, ogni volta che si ripercorrono questi percorsi del corpo e dell’anima, fanno riaffiorare un senso del benessere che sono certo resterà per sempre tale.