SAVELLI: L’ASSESSORE REVOCATO

Quando tutto sembrava tacere, qualcosa si è invece smosso, piuttosto sorprendentemente, nella apparente calma politico-amministrativa savellese.

Lo scossone coincide con la revoca dell’Assessore comunale, Vincenzo Anania, un evento destinato a restare nella storia recente di un pur piccolo e oramai sopito centro abitato.

Fossimo in una realtà dinamica, pronta a reagire e ad indignarsi, ci sarebbe da attrezzarsi e scuotersi, almeno per informarsi sull’accaduto.

Che si voglia rimanere indifferenti o meno (giuro vorrei esserlo fino in fondo, ma non sono sicuro di poterci riuscire), la situazione, se non allarmante, è infatti perlomeno molto preoccupante.

Arrivo subito al dunque.

Non ho direttamente votato questa Amministrazione perché in concomitanza delle elezioni comunali del 2018 avevo già “fortunatamente” prenotato una vacanza in Toscana.

Questa stessa Amministrazione ha però “sfortunatamente” ricevuto molti consensi, troppi per la verità, a me “riconducibili” seppur in maniera indiretta (parenti ed amici) finiti verso una direzione che ne avrebbe invece meritati molti di meno.

Non sono mai stato particolarmente fiducioso verso questa compagine amministrativa non perché avessi preclusioni di sorta verso i suoi componenti. Tutt’altro.

Assodato che a molte persone di quello stesso schieramento ho da sempre riservato assoluto rispetto, ho sempre creduto, infatti, che la politica e l’amministrazione di un Comune di seppur piccole dimensioni come il nostro richiedesse uno spiegamento di forze diverso, dal punto di vista dell’amalgama e della composizione intrinseca, solo per citarne alcune.

La revoca dell’Assessore Anania suffraga inconfutabilmente i miei dubbi e l’iniziale scetticismo.

Tanto che se quando ero impegnato in prima persona ho dovuto fare i conti con una sana autocritica, volta a valutare “se avessi potuto far diversamente”, stavolta la conclusione è presto sentenziata: “l’avevo già detto” ed anche “in tempi non sospetti”.

Se infatti anche i più accaniti supporters amministrativi potrebbero dissentire su critiche di operato ed azioni che, per quanto mi riguarda, sono inevitabili, credo che sui metodi intravisti di recente nulla di buono si possa dire, giusto per usare un eufemismo.

Non conosco ovviamente le ragioni che hanno portato alla revoca dell’Assessore Anania, nè mi interessano in particolare.

Delle due, però l’una.

Se l’Assessore in questione è infatti reo di gravi comportamenti istituzionali tali da giustificarne la revoca, allora ad essere in discussione deve essere l’intera impalcatura amministrativa.

Questo non perché, venuto meno un Assessore, nessuno possa rimpiazzarlo in nome di chissà magari quale “equilibri politici”.

Nè perchè io debba difendere l’operato di Enzino di cui conosco pregi e difetti politici e con il quale ho avuto modo di controbattere, più e più volte, da fronti diametralmente opposti e con posizioni quasi sempre divergenti.

Volendo tuttavia analizzare il fatto dal punto di vista politico, dove per Politica si intende quella che, a colpi di contenuti, si praticava nelle sedi in cui adesso si brancola “strategicamente” al buio, questo allontanamento fa venir meno l’essenza stessa dell’accordo alla base di questa Amministrazione.

Piaccia o non piaccia, Enzino è infatti Segretario, in carica o uscente conta ben poco, del Partito Democratico di Savelli, quel partito che seppur privo di energia (non solo elettrica) è socio di maggioranza di questa Amministrazione.

Ma l’Assessore destituito è anche quello dotato di maggiore esperienza amministrativa, quello sempre in prima linea, quello che ci mette la faccia, quello che è specchietto per le allodole e/o capo espiatorio a seconda della “convenienza” di avversari e, cosa alquanto inspiegabile, degli stessi “compagni di viaggio”.

Certamente, l’unico con il quale poter interloquire anche solo per “dirgliene quattro” in pubblica piazza senza avere bisogno di prendere appuntamento.

Se invece la revoca di Anania è impropria, in discussione ritornano, i vecchi e cari metodi.

La cui scarsa considerazione rappresenta, a mio avviso, il vero “tallone d’Achille” di questa Amministrazione, dei suoi rappresentanti interni quanto di improvvidi strateghi esterni che ne muovono le fila.

Motivo per cui, in attesa di comprendere le reali ragioni del “defenestramento”, sempre pronto ad essere smentito ed a chiedere eventualmente scusa su quelle che sono al momento le convinzioni iniziali, un ragionamento proprio su quanto va accadendo a Savelli ritengo sia obbligatorio.

La revoca di un Assessore è infatti un fatto che ha pochi precedenti nella storia del nostro paese.

Tanto più se questa avviene, come sembra (pronto a ricevere anche qui la smentita), senza alcun confronto pubblico, politico, amministrativo e/o istituzionale che dir si voglia. Io stesso sono stato revocato in passato, ma in quel caso le ragioni politiche c’erano tutte, frutto di scelte di campo diverse rispetto al Sindaco del tempo.

Oggi invece i presupposti appaiono totalmente assenti e/o sconosciuti.

E, anche laddove ci fossero, andrebbero quantomeno esplicitati anche a costo di mettere doverosamente in discussione la prosecuzione stessa di questa esperienza amministrativa.

In caso ciò non avvenisse, questo episodio sarebbe ancor più degno di essere rimarcato perché segue, di poco, lo spiacevole inconveniente che vede un consigliere comunale di minoranza e due cittadini chiamati a difendersi in giudizio per aver forse solo svolto il proprio compito e/o aver detto la loro. (anche a riguardo attendo di essere smentito).

Roba evidentemente non consona ad un’Amministrazione, Sindaco in primis, che in virtù della sua riconosciuta autorevolezza e di una diffusa stima avrebbe invece dovuto creare, fin dal giorno successivo alle elezioni, un clima di confronto autentico, di solidarietà condivisa, di eguaglianza tangibile, di distensione proficua.

Sarò poco informato, ma io non vedo all’orizzonte nulla di tutto ciò. Neanche un barlume.

Anzi, rispetto al recente passato, noto che continua a restare in piedi la non tanto idilliaca distinzione fra cittadini di serie A e cittadini di serie B, cosicché i primi, magari i “soliti noti”, riescono ad essere maggiormente “fortunati” rispetto ai secondi.

Un’altra pecca di un corso amministrativo dal quale, sotto questo punto di vista, era invece lecito attendersi un deciso cambio di passo (non era proibitivo farlo) che odorasse di trasparenza, di pari dignità, di rotazione, di turnazione, di ascolto delle istanze di tutti, di decisa inversione di tendenza rispetto ad esperienze che, comunque lacunose, erano persino più giustificabili in virtù del perseguimento di logiche esclusivamente politiche pur comunque non costruttive.

Mi auguro ci sia il tempo di cambiare registro.

Farlo da subito potrebbe essere l’unica svolta possibile.

Almeno fino a quando non sarà troppo tardi, ammesso che non lo sia già.