CALABRIA – L’AVANZATA DI JOLE

Dopo essere stata fra le prime Regioni a ricorrere ad un lockdown stringente e pressoché esemplare, la Calabria anticipa la cosiddetta “fase 2” con una tempistica che, oltre a rivedere, al ribasso, le previsioni del Governo, lascia aperti parecchi dubbi ed interrogativi.

Non sono mai stato un sostenitore del liberismo di Destra, nè ho mai inteso partecipare, in tempo di normalità quanto di coronavirus, da supporters politico e tifoso in quell’arena politicamente poco sostenibile e per nulla condivisibile che è la platea dei social.

Anzi, a dire il vero, in tempi non sospetti, ho convintamente elogiato l’operato della Governatrice della Regione Calabria, Jole Santelli, pur non avendola sostenuta alle recenti consultazioni elettorali regionali del 26 gennaio scorso.

L’ordinanza n. 37 del del 29/4/2020 emanata dalla stessa Presidente della Giunta Regionale capovolge, invece, quel giudizio positivo che oggettivamente era attribuibile all’atteggiamento istituzionale, sin qui tenuto, dall’esponente forzista già parlamentare e vicesindaco di Cosenza.

Primo motivo di dubbio sono i tempi e le motivazioni sottese alla stessa ordinanza che, ad essere buoni, lasciano sorpresi, mentre a pensar male impongono perplessità serie ed allarmanti.

Tutti quanti, nessuno escluso, siamo ben consapevoli delle difficoltà che in questo momento di emergenza stanno attraversando i commercianti e le realtà imprenditoriali del nostro Paese in genere quanto del Sud in particolare.

Così come tutti quanti siamo consci del fatto che già il Governo avrebbe potuto prevedere, nell’ambito degli ultimi provvedimenti emanati, un’apertura differenziata fra Regioni nelle quali l’emergenza legata alla diffusione del virus è ancora ben presente ed altri contesti territoriali, Calabria in primis, in cui il virus sembra, almeno fin qui, aver attecchito di meno.

Di contro, ritengo che non si possa sostenere che visto che il Governo ha sbagliato qualcosa, lecito è attendersi che anche una Regione possa permettersi altrettanto.

L’oggettiva difficoltà a far ripartire il Paese, complessivamente inteso, infatti, unita alla voglia di lasciarsi alle spalle questa fase di angoscia per riappropriarsi di una propria esistenza normale, non può infatti, in alcun modo, lasciare spazio a tentativi maldestri e sconsiderati come a strategie inopportune e potenzialmente pericolose.

Nè a giustificare il tutto può essere la tesi “tu permetti il rientro di quelli del Nord che hanno domicilio e/o residenza al Sud” ed io ti faccio vedere quanto riesco ad essere indipendente ed autonoma.

Il giochino, così innescato, vale un un rischio che va ben al di là dell’adozione di una strategia volta ad acquisire consensi.

La salute è essenzialmente una cosa seria (bontà sua), tanto più nel pieno incedere di una pandemia costata la vita a migliaia e migliaia di nostri connazionali.

Per tutto questo, senza particolari giri di parole, l’ordinanza santelliana, oltre che illegittima, è fondamentalmente e profondamente sbagliata.

Azzardata dei tempi, anzitutto, perchè frutto di una scelta della “sera prima” dopo aver invece sostenuto, per mesi, la necessità di mantenere chiusi i confini regionali addirittura fino a fine maggio.

E’ una scelta non programmata perchè nessun azione messa in campo è frutto di attente verifiche della situazione in essere nè di graduale preparazione dei destinatari dei provvedimenti adottati che potrebbero considerarsi addirittura giusti se fossero stati ben ponderati e fatti digerire.

E’ una scelta pericolosa, perchè non solo mette a serio repentaglio il destino di una delle Regioni potenzialmente più fragili sotto il punto di vista sanitario, ma anche perchè nessuna misura adottata è accompagnata da una seria campagna di controllo tesa a verificare la piena applicazione delle precauzioni di presupposto.

E’ pertanto una misura ridicola, perchè trattasi essenzialmente di una ordinanza a chiara valenza politica, senza alcun fondamento scientifico e sanitario, adottata da un Governatore di Centro-destra che vuole diventare protagonista di una più complessiva strategia fascio-leghista tesa a “dare la spallata” al Governo Conte in un momento che definire inopportuno è dir poco.

Uniche armi per “convivere” con lo scempio amministrativo perpetrato, in attesa magari di una pronuncia di incostituzionalità del provvedimento messo in atto che sarebbe quanto mai provvidenziale, sono adesso il buon senso dei cittadini, l’effettivo rispetto delle regole di esercenti che dovrebbero voler aprire solo nel pieno rispetto delle norme ivi contenute e, infine, il levarsi di una vera e propria campagna di disobbedienza istituzionale da parte dei Sindaci che operano sul territorio.

Da parte mia, mi auguro che tutte queste armi siano messe congiuntamente in campo.

Stringere i denti, farlo magari per un altro paio di settimane, potrebbe infatti rivelarsi ben più proficuo dell’abbandonarsi a inopportuni “balzi in avanti” specie a certe latitudini in cui persino una semplice emicrania risulta problematica da curare.

Ai posteri l’ardua sentenza.

Per il momento, non ci resta che pregare, affinchè tutto possa andare per il meglio, più del previsto e prevedibile, e che, un giorno non molto lontano, Jole possa essere ricordata, solo e soltanto, per la sua sfrenata ed egocentrica voglia di protagonismo…