CASALEGGIO – IL VISIONARIO
Si può essere più o meno affini alla sua concezione di politica, “liquida” e “orizzontale”, senza schemi e schieramenti, senza strutture e finanche senza ideali, ma Gianroberto Casaleggio è uomo da consegnare, senza se e senza ma, alla storia politica di questo Paese.
All’indomani della sua morte, certo che non gli si tributeranno gli onori che l’arco istituzionale riserva abitudinariamente a qualsivoglia senatore a vita, sono altrettanto convinto che ciascuno di noi, indipendentemente dal fatto di essere elettore e sostenitore penta stellato o meno, debba comunque riconoscergli meriti oggettivi ed inconfutabili.
Da quel “V-day” del 2007 che ne segnò di fatto la nascita, fino al determinarsi di forza parlamentare di spicco quale il Cinquestelle è oggi, il percorso è stato complesso ed altamente evolutivo.
Il cammino è stato ricco di momenti esaltanti e difficili, di scelte che ognuno può commentare e valutare da prospettive diverse, di momenti impegnativi e probanti.
Di ciascuna di queste fasi, cruciali per quanto tese a cambiare il corso degli eventi, Casaleggio è stato l’ispiratore più di ogni altro, persino più di quel Grillo che ci ha messo la faccia ed è sempre comparso, in prima linea, in mezzo alle piazze gremite.
Fra chi, come me, il Movimento non lo ha mai votato ed anche criticato, così come fra quelli che ne condividono in toto ogni azione, il comune sentire non può che pertanto essere di ammirazione per quella che è stata la più autentica novità del panorama istituzionale del Dopoguerra.
Se il fenomeno M5S è stato così innovativo, il merito è da attribuire proprio al “Casaleggio pensiero”, alla sua idea di attualizzarlo attraverso la rete, ad una visione politica diametralmente opposta ai perimetri tradizionali, con tutto ciò che ne consegue di positivo e di eventualmente discutibile.
Motivo per cui, potrà aver suscitato simpatia o no, se ne siano potuti condividere o mettere in discussione i modi di apparire o di celarsi dietro la prorompente incisività del comico genovese, ma colui che ha letteralmente “tessuto le fila” ideologiche di un’operazione di portata così straordinaria, non può che ritenersi artefice di una delle più grandi rivoluzioni politiche italiane.
Una rivoluzione che ha portato cittadini “normali” in Parlamento, che ha reso realtà un’utopia prima solo inimmaginabile, che ha segnato una”rottura” dalla portata stratosferica, che ha esplicitato e reso possibile una concezione “visionaria” delle istituzioni tremendamente diversa dal quel che era prima.
Poiché quando ha termine un’esistenza terrena, questa la si può giudicare solo in base all’eredità che lascia, nel caso di Casaleggio l’eredità è pesante quanto un macigno.
È forse giunto il momento di tenerne conto, più di quanto fatto finora.
Quanto lasciato, dovrà anzitutto essere da sprone per il Movimento del futuro, quello chiamato ad essere sempre più forza di governo e non solo di protesta, quello che “orfano” del suo leader più carismatico dovrà reggersi su gambe possenti e proiettate al futuro.
Al resto dell’opinione pubblica, mass media in primis, non resterà invece che riconoscere il dovuto tributo alla memoria di Casaleggio.
Magari pentendosi di alcuni pregiudizi, talvolta sfociati in insulti gratuiti ed ingiustificati, che hanno accompagnato in vita l’incedere del leader cinquestelle.
Sarà stato anche burbero e poco democratico (anche molti dei “suoi” gli hanno rimproverato spesso questo), ma Casaleggio è stato comunque politico onesto, incensurato (particolare non di poco conto) e guida morale dalla spinta propulsiva talmente piena di contenuti da lambire la visionarietà.
Rivedere alcuni giudizi sul “politico” (per fortuna non nel senso più stretto del termine) e sull’uomo (se n’è sentita di ogni senza alcun motivo) che ha comunque segnato un’epoca di assoluto cambiamento, è quindi il minimo che si possa fare.
In un panorama di opinionisti “poco severi” verso politici indagati, condannati e molto meno presentabili del “Casa”, di “talk-show” troppo filo-governativi per quanto poco critici e imparziali, rivisitare, con rispetto, l’opera di colui che da precursore dei tempi ha comunque cambiato la storia, è assolutamente necessario.
Per ripristinare la realtà delle cose e l’obiettività dei giudizi, prima che sia troppo tardi per poterlo fare.
