RYANAIR VOLA VIA DA CROTONE
Mentre la fine dell’esercizio provvisorio e la costituzione di una nuova società di gestione sembravano diradare le nubi intorno alle sorti dell’Aeroporto di Crotone, il recente annuncio di Ryanair sulla chiusura dei voli, a partire dal prossimo mese di ottobre, prospetta inquietanti scenari futuri per lo scalo crotonese.
La paventata decisione della compagnia di volo low cost irlandese muove dal previsto aumento delle tasse aeroportuali deciso dal governo italiano che, nell’ottica dell’azienda anglosassone, non consente di mantenere gli attuali voli previsti dall’aeroporto pitagorico verso Roma Ciampino, Pisa e Milano-Orio al Serio.
Se dal punto di vista strettamente legato al business, la “minaccia” reale riguarda un rapporto costi/ricavi non più sostenibile, dall’altro, il venir meno del vettore che ha sin qui consentito all’Aeroporto di S.Anna di vedere la luce dopo anni di buio, rischia di gettare nello sconforto un territorio fin troppo dimenticato e periferico.
La sensazione di abbandono riguarda per questo molteplici aspetti che esulano dalla sola componente finanziaria dell’operazione.
Trattasi di aspetti sociali, di possibile sviluppo turistico, di traffico aereo come unica possibilità di disporre realmente di un barlume di speranza.
Senza Aeroporto, il territorio crotonese è destinato ad un ulteriore oblio e senza Rynair è difficile, se non impossibile, ipotizzare la presenza di altre compagnie in grado di ottenere riscontri egualmente lusinghieri in fatto di passeggeri.
Questa assonanza consequenziale, per quanto scontata, rende l’idea di quanto la questione sia delicata e di quanto il “rincaro tasse” sia solo l’ultimo dei problemi da affrontare, seppur quello più urgente e contingente da risolvere.
La “vicenda aeroporto” va anzitutto analizzata sotto l’aspetto della sostenibilità finanziamento dell’attività aeroportuale nel medio-lungo termine.
Da questo punto di vista alcuni aspetti difficili ed impervi sono da osservare, in via preliminare, quale utile contributo al fine di ogni tipo di analisi.
Seguendo tale impostazione, un dato non secondario quando c’è da fare i conti con il fatturato è il cosiddetto “bacino di utenza”.
In tale ambito, pur essendo l’aeroporto che ha registrato nell’ultimo anno il più alto tasso di crescita a livello nazionale, Crotone o Sant’Anna che dir si voglia è uno scalo che registra numeri ai limiti del profitto (quello che poi orienta le scelte), specie in una regione, anch’essa dai numeri risicati, che conta altri due aeroporti (Lamezia Terme e Reggio Calabria).
L’unico modo per rendere futuribile il destino dell’aeroporto è pertanto sovvertire, in chiave decisamente più positiva, quelli che possono ritenersi i veri punti deboli dell’infrastruttura crotonese, ovvero i numeri non da capogiro.
Partire dalla crescita registrata negli ultimi tempi, far sì che Crotone si consolidi quale collettore, non solo del contesto provinciale, ma anche dei viciniori territori catanzaresi e della sibaritide, far sì che la Regione intera possa far registrare quei numeri da meta turistica che realmente le competono, sono in tal senso le leve su cui agire per migliorare alcune lacune di fondo e permettere all’aeroporto di non subire le contingenze e le fluttuazioni che inesorabilmente gli si presentano incontro.
In attesa di questo, fermo restando che una solida società di gestione è requisito essenziale per poter immaginare un aeroporto ancora attivo, il pericolo incombente resta quello legato all’aumento delle tasse.
L’impellenza è pertanto quella di far ritornare Rynair sui propri passi e di scongiurare la sciagurata ipotesi che “voli” via da Crotone.
A raggiungere questo obiettivo non può che indirizzarsi lo sforzo congiunto di tutte le istituzioni potenzialmente coinvolte, a livello locale, regionale ed anche nazionale.
Come detto, Crotone non può permettersi questo ulteriore declassamento.
Ne andrebbe di mezzo, stavolta in maniera pressoché irrimediabile, del futuro di questa terra e di tutto ciò che essa rappresenta oggi (declino inesorabile), di quello che rappresentava ieri (realtà culturale e poi industriale) e di quello che, chissà quando, potrebbe essere domani (contesto turistico da valorizzare perché con potenzialità inespresse ed enormi).
Nel concreto, non so quale possa essere il percorso operativo da attuare.
Certo è che tutti i livelli debbono poter orientare sforzi e risorse, programmi ed interventi per evitare l’addio di Ryanair.
Che di contro avverrebbe sì in autunno, ma aprirebbe un lungo e rigido inverno per questa parte di Calabria che per taluni versi, quelli strutturali in primis, è ancora più Calabria della Calabria stessa (spero il giro di parole rendi l’idea).
Così come altrettanto certo è che necessita una presa di posizione forte da parte dell’opinione pubblica e dei cittadini, singoli ed associazioni, spontanee o riconosciute, che debbono unificare gli intenti e mobilitarsi fino all’inverosimile per salvare il “Sant’Anna”.
Ci sarà da mettersi a lavoro fin da subito per raggiungere l’obiettivo; se non lo si sta facendo, è ora che si inizi il prima possibile.
In attesa di “prendere il volo”: perchè a Crotone si deve continuare a volare.
