IL SUD HA DIRITTTO DI PIANGERE

Regno delle due sicilie

 

Ho letto e riletto più volte la missiva indirizzata da Roberto Saviano al premier sulla drammatica situazione del Sud Italia, ulteriormente certificata dall’istantanea scattata da Svimez, nelle anticipazioni sul rapporto dell’economia del mezzogiorno 2015.

L’intellettuale campano racconta bene il Sud perché, altrettanto bene, lo conosce.

Quanto da lui scritto rappresenta un manifesto a cui attingere a piene mani; alcuni passaggi sono pertanto da evidenziare, in quanto pienamente rispondenti alla quotidianità che si respira a queste latitudini.

Game Over” è l’inizio migliore, se si vuole partire dalla situazione attuale, non per lagnarsi, ma solo per migliorare lo stato delle cose.

La fine, o per lo meno una lenta ed inesorabile agonia, ha le sembianze di dati disarmanti: numero di “occupati” al livello più basso almeno dal 1977, natalità ai minimi storici dai tempi dell’Unità d’Italia, una famiglia su 3 a rischio povertà.

Nel prendere spunto proprio da questi elementi, a cui ne aggiunge altri comunque negativi, Saviano tocca, con la risaputa franchezza, piaghe meridionali altrettanto conosciute per quanto misteriosamente celate dietro al solito velo di omertà.

Fra queste, “l’aumento esponenziale dell’emigrazione” che ieri toccava la manovalanza mentre oggi riguarda “i giovani più brillanti”, quelli “formati a caro prezzo nelle tante Università meridionali” costretti a destinare altrove le proprie fervide intelligenze.

Secondo Saviano, inoltre, “chi nasce al sud poi cresce con l’idea di scappare via dall’umiliazione di non vedere riconosciute le proprie capacità”, in un meridione “spolpato dai tanti don Calogero Sedara che non si rassegnano ad abbandonare il banchetto dell’assistenzialismo”.

La metafora sull’assistenzialismo è quella che rende meglio l’idea.

Quell’assistenzialismo, in gran parte indotto e voluto, per nulla produttivo, è infatti, a parer mio, il vero cancro di cui è impregnato il Mezzogiorno, al pari di un deficit infrastrutturale ad oggi incolmabile.

Invitando ciascuno ad accostarsi autonomamente alle riflessioni di Saviano, ai contenuti espressi mi sarei aspettato una risposta costruttiva ed interessata delle istituzioni.

D’altronde, il grido di allarme lanciato, non solo rimarca alcune contraddizioni tipicamente meridionali, ma per altri versi indica le “leve” da innescare per un’auspicabile ripresa, per una valorizzazione di quel Sud di “eccellenza” che c’è e che bisogna solo riscoprire e far emergere.

Se incoraggiante è stata la reazione del Capo di Stato, del tutto inconcepibile, se mi è permesso dirlo, è stata la risposta del premier.

Il solito “luogo comune” buttato lì per accaparrarsi quella parte di opinione pubblica che reagisce di “pancia” e via, il problema è più che risolto. Almeno a parole.

La Sud la smetta con i piagnistei è il senso della risposta del Capo del Governo; una risposta buona per alimentare gratuitamente pregiudizi antimeridionalisti, ma che rende davvero l’idea della poca attenzione di questo governo al Mezzogiorno, pari a zero o giù di lì.

Un premier davvero interessato alla “questione meridionale” avrebbe anzitutto ammesso la poca vicinanza sin qui dimostrata ed avrebbe preso spunto dalle parole di Saviano per porre finalmente il Mezzogiorno al centro dell’agenda politica nazionale.

Renzi invece ha reagito come meglio gli riesce: messaggio comunicativo stringato e deciso, forma perfetta e diretta all’italiano medio, contenuto assente.

Se tuttavia etichettare come “gufi” la minoranza del proprio partito solo perché cerca confronto, sparare a zero contro sindacati e magistrati sono “giochini” molto nazional-popolari, trattare con questa faciloneria la questione dello sviluppo, o del sottosviluppo, meridionale, è davvero inconcepibile.

Per quanto mi riguarda, il Sud può essere l’unico motore per far ripartire davvero questo Paese nella sua interezza; se parte il Sud, a ripartire sarà tutta la penisola. Il Sud è quindi un’opportunità da sfruttare, non una palla al piede da isolare e lasciare al proprio destino.

Quando un Governo, il suo leader, le politiche attuate riusciranno a comprendere ciò, forse sarà fin troppo tardi. Ma solo in quel caso, si potrà rimproverare qualcosa al Mezzogiorno.

Nel frattempo, il classico tweet non serve a nulla, tanto meno a fare un doveroso mea culpa.

Nel frattempo, il Sud disperato, non per colpa sua o esclusivamente sua, piange.

Ed ha tutto il diritto di farlo, altro che….