CIAO SALVATORE

Nastro di lutto

Salvatore Rotundo, per molti impropriamente “Feroce” ci ha lasciati, qualche ora fa, per passare a miglior vita.

Senza trascendere nella demagogia che accompagna questi momenti, dico che se ne va una persona perbene, fin troppo discreta e silenziosa.

Personaggio storico della quotidianità savellese, Salvatore ci lascia in punta di piedi, con la stessa umiltà con la quale ha trascorso un’esistenza terminata in maniera comunque prematura.

Oltre che uomo introverso, Salvatore era soprattutto un uomo quasi sempre solo, ma che amava stare con gli altri per una “bevuta” al bar o anche e soprattutto per seguire la squadra di cui era accanito e convinto sostenitore, il Milan.

Dietro la morte di Salvatore c’è tutto il significato di quando a dipartire sono gli ultimi, i più deboli, quelli che hanno oltremodo sofferto nel corso della propria vita.

Al classico e meritato “riposa in pace”, si accompagna perciò il ricordo di momenti vissuti.

Sono stati forse pochi, in una società che spesso dimentica chi è in difficoltà e lo abbandona al proprio destino, salvo poi ricordarsene d’incanto al momento della morte, ma sono comunque ben presenti nella mia mente.

Sicuramente Salvatore mi ha insegnato, attraverso il suo vissuto, il volto acre della solitudine.

Non sempre noi che gli eravamo vicini abbiamo saputo essergli vicino.

In questi giorni non posso però dimenticare le frequenti chiacchierate calcistiche fin da quando ero bambino, la comune lettura del “Corriere dello Sport” ed un confronto comunque rispettoso che non ha mai travalicato “in prese in giro” e derisioni di cui altri lo ergevano a bersaglio.

Più di recente, Salvatore era la persona a cui dare consigli e suggerimenti fiscali e previdenziali, era l’elettore ricercato da tutti, ma che mi confidava di volermi votare in nome di mio padre ed era, non per ultimo, l’amico di mio padre (quando parlava di lui si commuoveva) e di mio fratello Domenico.

Questo lo portava spesso a mangiare a casa mia, di domenica e nei giorni di feste, nelle frequenti occasioni in cui era piacevolmente e disinteressatamente invitato.

Come già detto, ripensando a quanto fatto, ma soprattutto a quanto si poteva fare, anche io, come quasi tutti gli altri, con Salvatore dovremmo sentirci in debito.

Standogli più vicino avremmo potuto alleviare qualche sua sofferenza, rendendogli meno complessa una vita quasi sempre dura e difficile.

Nel chiedergli idealmente scusa, lo saluto come ho sempre fatto quando lo incontravo: Ciao Salvatore.