CIAO BOMBER

Gigi Marulla

Il 19 luglio 2015, più che come una torrida giornata di mezza estate, dagli appassionati di calcio, calabrese e non solo, sarà ricordato come il giorno dell’improvviso e prematuro addio a Gigi Marulla.

Stroncato da un malore che non gli ha lasciato scampo in una classica domenica da trascorrere al mare per sfuggire alla proverbiale afa bruzia, l’indimenticato attaccante del Cosenza, anni ’80 e ’90, passa a miglior vita con quella stessa velocità che lo rendeva, in campo, bomber letale.

Quasi superfluo affannarsi a racchiudere, in poche righe, cosa Marulla rappresenti nella storia calcistica calabrese, di Cosenza e del Cosenza in particolare.

Penne molto più prestigiose della mia stanno, in questi giorni, doverosamente rievocando le gesta del calciatore, senza tralasciare il profilo umano del bomber, nato a Stilo, ma cosentino autentico, uomo simbolo della gloriosa tradizione rossoblù (330 presenze e 91 goal).

Per me che sono calabrese, ed in diversi momenti ho sostenuto le squadre della mia Regione ben al di là di campanilismi che oltrepassano incomprensibilmente il confine della fisiologica rivalità, Marulla è semplicemente il Cosenza.

Il simbolo di una maglia e di una squadra nella quale ha vissuto 11 stagioni esaltanti (quasi tutte in B), intervallate dalla parentesi genoana (100 presenze e 23 goal) e da quella irpina (30 presenze e 10 reti) vissute anch’esse, da protagonista, nella serie cadetta.

Di quel Cosenza che in quegli anni viveva i momenti più esaltanti della propria storia e che per noi ragazzi dell’epoca costituiva un orgoglio da sostenere, un vanto di una terra spesso al centro delle cronache nazionali per altri primati ben poco edificanti.

Ammetto, con rammarico, di aver visto poco, dal vivo, il miglior Marulla e non per mia mancanza; semplicemente, perché le mie più assidue frequentazioni al San Vito sono postume e coincidenti con la parentesi universitaria iniziata nel 1998-1999.

Anche se il Cosenza per me più attuale non aveva Marulla in campo, quello che era il valore dell’icona Gigi Marulla in un panorama calcistico cosentino comunque ben frequentato, si poteva ben intuire ogni volta che lo si incontrava in città.

Ritornando al terreno di gioco, il mio Marulla è quello raccontato dalla gloriosa voce di Bruno Pizzul nello storico spareggio della stagione 1990-91, all’Adriatico di Pescara, quando per la permanenza in serie B si affrontavano, in un clima sportivamente infernale, il Cosenza di Edy Reja e gli storici rivali granata della Salernitana.

È quel sinistro scagliato al sesto minuto del primo tempo supplementare che significò salvezza e tripudio per i migliaia di supporters cosentini accorsi in terra abruzzese, oltre che per Cosenza tutta.

Ed ancora, Marulla è il terminale ideale del duo Biagioni- Compagno della stagione 1991-92, di quella promozione sfiorata al via del Mare di Lecce, del pareggio in nove al Friuli (2-2) che ha la firma di indimenticabili bandiere rossoblu, De Rosa e Catena espulsi, e proprio Marulla, autore del provvisorio 1-2, prima del definitivo pareggio di Aimo.

A Marulla è legato anche il ricordo dell’unica discesa in terra calabra della “mia” Roma; anno 1993, amichevole pre-campionato nell’ambito del trofeo Ceravolo, ed altro pareggio pirotecnico, stavolta vissuto direttamente sugli spalti: uno-due Roma con Mihajlovic e Piacentini e pareggio del Cosenza con due marcatori da sogno, Maiellaro e, manco a dirlo, Marulla.

Marulla è anche l’inutile goal di Padova nella stagione 1996-97 che si conclude con la retrocessione ed il saluto del 9 alla squadra a cui ha legato la sua carriera, oltre che il Gigi allenatore, deciso a dare il proprio contributo alla rinascita di quella storia rossoblù caduta nell’oblio in quel fatidico ed orribile anno 2003.

Infine, Marulla è la riconoscenza che una tifoseria intera gli tributa quando lo incontra per strada o al bar, è la voglia di insegnare calcio ai più giovani, è la capacità di dimostrarsi leader, in campo e fuori, ben oltre le parole e le apparenze.

In queste ore, che precedono il suo ultimo saluto alla famiglia ed alla gente che lo ha sempre osannato, ricordarlo come la bandiera di un calcio sudore e fatica che non c’è più, ma che ha rappresentato, per decenni, il volto più pulito di una Calabria verace, è il modo migliore per rendergli omaggio.

Lì in fondo, per lui, attaccante di razza, vi è l’eterno passaggio, riservato solo ai grandi, da simbolo a leggenda, con la maglia rossoblù, il vecchio numero 9 sulle spalle e la fascia di capitano stretta al braccio.

Ciao Bomber…