SALUTATE LA “MAGNA GRAECIA” – IL CROTONE A SAN SIRO
Molti lettori del blog si “lamentano”, giustamente, quando questo spazio virtuale assume carattere “esageratamente” calcistico (avviene oramai di rado).
Chiedo pertanto scusa a loro se ritorno a trattare dello sport nazionale, ma “Milan-Crotone” del 1 dicembre 2015, partita valevole per il quarto turno della Tim Cup, è evento che va al di là degli aspetti strettamente tecnici e sportivi, da consegnare agli annali come tappa indelebile della storia, non solo calcistica, calabrese e crotonese in particolare.
La sua straordinaria portata va quindi oltre il significato dei 90 minuti, ben oltre il risultato, ben oltre ogni disquisizione tattica, ben oltre la passione per il calcio.
Si muove su un “campo” che esula dai confini del terreno di gioco; è riscatto di un popolo che si prende per sé il palcoscenico più prestigioso, lo stadio S.Siro, e ne fa il proscenio per l’esaltazione, almeno per una sera, del volto migliore di una terra magica, di una civiltà antica, la Magna Graecia, degna di salire alla ribalta, una volta tanto, per una dimostrazione positiva e non per il classico primato con il segno meno.
Non ero fisicamente presente al fianco degli oltre cinquemila tifosi rossoblù che hanno fatto festa a S.Siro, né ovviamente fra quelli che, fin dalla mattina, hanno invaso Piazza Duomo e la strade di una Milano ulteriormente tinta di quella “calabresità” che ne pervade abitualmente il vissuto quotidiano.
Come ciascun crotonese, oserei dire come ciascun calabrese (in questi casi, le rivalità corregionali non hanno motivo di esistere) sono stato però idealmente lì, a vivere un’emozione indescrivibile al fianco dei tifosi presenti allo stadio, degli ultras abituali, delle centinaia di emigrati provenienti dai diversi angoli della penisola, fieri delle proprie origini alla stregua dei tanti che hanno assistito alla partita, trepidanti, davanti alla tv.
La grande partecipazione pitagorica, l’esodo di supporters provenienti da Crotone e provincia, il caloroso apporto dei figli lontani, ha finito così per definire i contorni di una istantanea da incorniciare nella memoria collettiva, capace di regalare sensazioni uniche e persino deliranti.
Se, a proposito di istantanee, le foto che circolano sui social network servono ad imprimere i contorni di una festa da raccontare ai nipotini con il classico “io c’ero”, sono soprattutto i positivi segnali della serata milanese il patrimonio che questa “semplice” partita di calcio può e deve far cogliere.
Dietro uno stadio Mezza impregnato di sostenitori rossoblù in ogni settore, c’è prima di tutto la dimostrazione di maturità del tifo crotonese, la compostezza di una piazza oramai abituata ad eventi di un certo livello, la consapevolezza alla frequentazione di ambiti calcistici acquisiti e fatti propri.
Ma, come detto, oltre alla passione del tifo, “Milan-Crotone” è stato essenzialmente e sostanzialmente il trionfo del lato migliore di Crotone e della Calabria, di una terra spesso maltrattata e dimenticata, ma che di buono ne ha da vendere e non solo quando si parla di calcio.
Se da quel punto di vista (mi si consenta la parentesi), il Crotone di Juric ha impaurito il blasonato Milan, dimostrando che per questa stagione, fra i cadetti, saprà essere protagonista e far alimentare sogni di gloria, quella di ieri è per l’appunto la vittoria di una città intera, del suo territorio, della regione tutta.
Se il calcio ha un valore sociale e lo deve pur avere, l’esibizione del Crotone a Milano significa che se lo si vuole realmente, passione e vanto, orgoglio e tradizione, sostegno e calore, possono e devono essere i valori a cui ispirare l’autentica essenza di una identità che deve essere valorizzata e che si può persino diffondere.
“Il cielo è sempre più blu” esportato in ambito meneghino ha per questo il segno di una nuova rivisitazione di fasti pressoché sopiti; sono lontani nel tempo, ma fanno pur parte intrinseca di una terra che grande lo era perfino nel nome.
“Milan-Crotone” è una piccola, ma non marginale, traccia che quella terra può e deve ritornare tale, senza rivendicazioni, senza piagnistei e vittimismi, senza provincialismi e senza aspettarsi cosa da chissà quale entità estratta.
Semplicemente, coltivando e facendo emergere il lato più splendido della propria sostanza, che è mare e sole, ospitalità ed accoglienza, cultura e storia.
Che ieri sera ha avuto le sembianze di una squadra di serie B capace di far tremare il glorioso Milan, ma che per sempre è, e resterà, la “Magna Graecia”.
