A CIASCUNO IL SUO NATALE
Si avvicina repentinamente il Natale e cresce, altrettanto velocemente, il propagarsi dell’atmosfera di festa che caratterizza questo periodo.
Fra addobbi e luci di vario genere, strade adornate, negozi decorati e ridondanti di prodotti in bella mostra, ciascuno di noi si prepara al Natale con l’emotività che richiede (un po’ per tutti) e la soggettività (di ognuno) che rende queste festività migliori o peggiori di quelle trascorse e segnate dalla speranza per il futuro o dalla nostalgia del passato recente.
Per tutti, il Natale può e deve essere il tempo della riflessione e della considerazione su ciò che è stato in ottica di quello che dovrà essere.
Per i cattolici credenti, praticanti e non, il Natale è il tempo della riflessione più intensa, il momento in cui la fede si attualizza si rinnova nella sua essenza, nel suo significato più profondo e reale.
Anzitutto, il Natale è il tempo in cui ogni cristiano deve fare i conti con la propria spiritualità, chiedendosi se la vive nella maniera indicata dalle scritture o se essere cristiani è solo un simbolo da rispolverare allorché c’è da richiedere il crocifisso in classe (e pazienza se manchino i banchi o la carta igienica) o da contrapporsi all’altrui religione e civiltà per magari demonizzarla.
Muovendosi su un piano più laico, le festività natalizie, oltre che il nuovo anno alle porte, impongono il concretizzarsi di bilanci, personali, familiari, affettivi, professionali o proverbialmente aziendali.
Da questo punto di vista, ogni consuntivo deve essere critico ma improntato alla speranza, ispirato da una giusta dose di programmazione, ma comunque teso essenzialmente ad assaporare e vivere il presente, con tanto di difficoltà e di contingenze annesse.
In un tempo di crisi, guardare troppo ad un futuro incerto o voltarsi a rimpiangere un passato comunque non più ripetibile coincide comunque con una non consigliabile perdita di autostima.
Il tutto ha ripercussioni negative su ogni azione di questo nostro Natale 2015.
Che lo si voglia pertanto vivere nella tranquillità o nello sfarzo, a casa o in vacanza, in famiglia o altrove, il Natale deve invece essere il momento principe in cui congratularsi con se stessi, compiacersi per quel che si è fatto, analizzare gli errori ed i tentennamenti, ma mai far prevalere un’idea pessimistica di quanto si vive e di tutto ciò che ci circonda.
Una visione improntata da questa consapevolezza è sicuramente più benefica di ogni indicatore economico, di un decimale positivo alla casella “consumi”, di un decimale in più nella tredicesima (per chi ha la fortuna di riceverla), di uno slogan governativo teso a preannunciare una ripresa iperbolica che chissà se e quando ci sarà.
Il Natale serve pertanto a riflettere ad interrogarsi, ma può comunque amplificare il suo significato più recondito, quello spesso nascosto da un incedere fin troppo consumistico, se a queste domande si da una risposta per lo più orientata all’ottimismo.
A Natale si deve, o meglio, a Natale si può, in modo che ciascuno viva il suo Natale…
