FRANCA LEVATO, LA SCRITTRICE IN CATTEDRA
Prosegue, sempre in terra piemontese, il viaggio di “Savelli si Racconta”.
Anche questa volta, ad essere protagonista è la storia di una donna che, partita dal paese natio, riesce ad affermarsi in terra settentrionale.
Nata a Savelli nel novembre 1952, Checchina Elena Levato (figlia di Umberto Levato e Vincenzina Spina), nota come Franca, ha frequentato l’Istituto Magistrale in quel di San Giovanni in Fiore per poi completare il Magistero a Napoli.
Insegnante che muove i primi passi lavorativi proprio a Savelli, rientra in ruolo a Milano, nel 1973, trasferendosi poi definitivamente a Settimo Torinese, nel 1977, dopo il matrimonio.
Proprio nell’hinterland torinese mette su famiglia, si afferma come insegnante e consolida l’innata e sempre fervida passione per la scrittura e la politica.
Oggi che si gode la meritata pensione, dopo 43 anni di servizio nella scuola, sono proprio il mondo editoriale e quello politico i contesti in cui la dinamicità propositiva di Franca trova naturale sfogo.
Il nutrito panorama delle fiabe e delle scritture per bambini prima, più in generale la narrativa ed il romanzo dopo, sono i generi in cui si muovono le sue più celebri opere.
Mentre l’esperienza di Consigliera comunale, ancora in corso, è quella che la tiene attualmente attiva sul piano “istituzionale”.
Una donna di quelle sempre alla ricerca di nuove strade, continuamente alle prese con sfide e progetti a cui dar corso, Franca.
Il volto migliore di uno spirito tipicamente meridionale che, in contesti competitivi e stimolanti quali quello di residenza, ha già dato eccellente prova di sé, pur non avendo, ancora oggi, alcuna voglia di fermarsi dinnanzi alla possibilità di esplorare altri confini.
IL RUGGITO: partiamo subito forte, Franca: insegnante prima, scrittrice e politica poi; come nasce e prosegue il senso di queste tue diverse esperienze di vita?
FRANCA: le mie esperienze di vita sono state molteplici e in diversi settori. Dico subito che i banchi sono stati miei fedeli amici, sin da bambina come allieva, poi come insegnante e oggi come politica. In tutti e tre gli ambiti ho finito per portare avanti diverse attività e ricoprire altrettanti ruoli. Dalla Presidenza dei giovani nell’Azione cattolica, alla coordinatrice di gruppo per l’uso della fiaba nella didattica dell’insegnamento. Ho anche collaborato con un giornale locale per curare una rubrica di narrazione nell’ambito della quale ho pubblicato alcune delle mie fiabe, fino all’impegno personale in una associazione per i diritti di genere. Ma il fil rouge è sempre stato il tempo e lo spazio dedicato alla lettura ed alla scrittura, tant’è che sin dalla mia infanzia amavo annotare pensieri, riflessioni, emozioni e descrizioni sotto forma di poesia e brevi testi narrativi su quaderni che custodisco gelosamente. In questo contesto, si colloca la mia esperienza di scrittrice, iniziata con la pubblicazione del mio primo libro, un piccolo romanzo fantasy che aveva ed ha l’obiettivo di avvicinare il bambino al mondo della natura per conoscerla, amarla, rispettarla e proteggerla (“Il mondo di Charlie”). Scrivere oggi è la mia grande passione; infatti, dopo, ho pubblicato una raccolta di fiabe natalizie e due romanzi per adulti: “Qualcuno mi ha ucciso” e “Mariangela” (L’alba del giorno dopo)”; entrambi trattano di DONNE. Infine la politica… Diciamo che è arrivata per ultima senza averla cercata, anzi dopo essere stata invitata a candidarmi. Oggi rivesto il ruolo di capogruppo di una lista civica di maggioranza e sono presidente di commissione.
IL RUGGITO: dovessi scegliere fra le tre, qual è la dimensione che ritieni ti possa rispecchiare più fedelmente? E perché?
FRANCA: per tempo e durata potrei dire l’insegnamento, ma in realtà mi rispecchio in tutte e tre le attività. L’insegnamento mi ha permesso di acquisire competenze, ampliare le conoscenze in vari ambiti. E mi ha permesso di comprendere i bisogni dei bambini, ma anche della famiglia, della società e del territorio in cui si opera; ciò in quanto la scuola non è mai avulsa da questi contesti. Poi c’è la scrittura, la mia passione, che oggi mi coinvolge e mi entusiasma perché oltre a farmi esprimere al meglio, mi pone in relazione con i miei ipotetici lettori. E infine c’è la politica. La vivo come una gratifica e come un impegno sociale. Perciò faccio fatica a scegliere solo una di esse perché in ognuna c’è una parte di me.
IL RUGGITO: hai già un nutrito bagaglio di esperienza e progetti alle spalle nei tuoi diversi ambiti di azione; qual è il patrimonio che ti porti dietro pensando a quanto sin qui fatto?
FRANCA: nell’averti raccontato parte del mio vissuto penso di averti già risposto. Non sarei quella che sono senza questo bagaglio di esperienze che mi hanno anche maturato dal punto di vista psicologico e umano.
IL RUGGITO: so che sei persona sempre alla ricerca di nuovi stimoli e di occasioni per metterti alla prova: quali sono i progetti per l’immediato futuro?
FRANCA: progetti dici? Politicamente non ho grandi ambizioni considerando l’età; potrei solo ricandidarmi ed eventualmente aspirare ad un ruolo da assessore. In questo momento, come scrittrice, desidero impegnarmi a pubblicizzare il mio ultimo romanzo “Mariangela (L’alba del giorno dopo)” non solo per l’argomento donna, che è sempre una costante, ma perché questo, essendo un romanzo storico ambientato a Savelli, fa emergere avvenimenti, che sono poi della Calabria e dell’Italia tutta, di un passato remoto (1918/20) che necessitano di essere ricordati. Mi piacerebbe inoltre creare un CD con immagini del mio paese, poesie e canzoni mie e, se incontrassi le persone giuste, tradurre le mie opere in immagini: film, sceneggiati, cartoon. Forse sono progetti un po’ troppo ambiziosi, ma sognare non guasta.
IL RUGGITO: donna d’origine meridionale che si afferma in un contesto spesso dipinto come impegnativo da vivere per quelli che vengono da giù: quali sono stati i segreti della tua affermazione?
FRANCA: trasferirsi e vivere al Nord provenendo dal Sud all’inizio non è stato facile sia a Milano dove ho vissuto per due anni, sia a Settimo Torinese dove vivo tuttora. I pregiudizi di allora oggi si sono ridotti di molto e forse per me è stato più facile grazie al mio lavoro. Su questo argomento ci sarebbe tanto da discutere. Il dibattito servirebbe a farci riflettere sui preconcetti che hanno accompagnato il fenomeno dell’emigrazione e sui comportamenti adottati che spesso hanno reso difficile l’integrazione. Non ci sono segreti per la mia affermazione, come la chiami tu, se non il rispetto delle regole, dei costumi della gente che vive nel territorio, coniugata con la capacità di ascolto dell’altro. Altro, visto non come “diverso”, ma come un qualcuno in possesso di un’altra tradizione e di altre modalità di relazione.
IL RUGGITO: se dovessero chiederti di indicare una qualità, tipicamente meridionale, che ti ha aiutato nella crescita personale, professionale e politica in terra piemontese, quale ti verrebbe subito in mente?
FRANCA: alla domanda su che cosa abbia facilitato la mia crescita in terra piemontese rispondo: l’amore per la verità, la chiarezza e la schiettezza. Nonostante all’inizio, alcune volte, queste mie caratteristiche possono essere state percepite come un limite; una volta compreso il contesto, ho sempre continuato ad essere me stessa e alla fine posso dire di essere stata ripagata. In tutto questo, ha influito la mia professionalità e ovviamente il mio profilo intellettuale, la voglia di essere presente sul territorio e dare il mio piccolo contributo per migliorare. Cosi la diffidenza iniziale e la reticenza di alcuni si sono nel tempo tramutate in stima e rispetto.
IL RUGGITO: torniamo un po’ alle origini, se dico Savelli, oggi, a cosa pensi?
FRANCA: Savelli è il mio paese natio, il luogo del cuore. Savelli è la mia casa d’origine dove ritrovo i miei vecchi ricordi e deposito i miei nuovi. Per dirla con i miei versi, “Savelli è il paese delle stelle e degli amori che lascia impresso nella mente i suoi colori…”. Ed aggiungo odori e sapori.
IL RUGGITO: hai spesso modo di fare ritorno al paese: con quale cadenza e quali sensazioni, vecchie o nuove, ti suscita il ritorno alle origini?
FRANCA: ritorno spesso e aggiungo volentieri a Savelli sia perché ho casa e affetti, ma anche perché lo amo e ritornare è sempre una gioia. Le sensazioni “vecchie” sono nei miei vissuti e nei miei ricordi, come già esplicitato; le “nuove” sono rimaste le stesse: ritrovare amici e paesani, ripercorrere “minelle” e sentieri già battuti, immergermi nel panorama e nella natura che avvolge il nostro paese. Ahimè molte altre aspettative sono vanificate dalla realtà. A volte non riscontro la stessa cordialità, lo stesso amore nel ritrovarsi di una volta. Alcuni valori sembrano essersi volatilizzati e dispersi nel vento, il paese è in uno stato di abbandono e questo mi dispiace, perché andrà a perdere di attrattiva ed invece in passato era un paese a forte flusso di villeggianti.
IL RUGGITO: quali le differenze fra la “tua” Savelli e quella che hai modo di rivivere adesso?
FRANCA: mi chiedi di fare la differenza tra la mia Savelli di ieri e quella di oggi? Beh! C’è un abisso e non perché non ci sia stata una crescita culturale soprattutto tra i giovani, ma perché, a mio avviso, questa crescita è stata ed è del tutto individuale, non trova riscontro sul territorio, nel senso che non c’è una ricaduta concreta nella collettività. Ritornare era anche una grande festa! Ricordo strade più affollate, manifestazioni più coinvolgenti, ma anche valori importanti che ci univano: amicizia e cordialità. Oggi, invece, è come se tutti questi valori appartenessero agli anziani rimasti. Io sono figlia del “68, ho sperimentato la voglia di cambiamento, rimodernarci per cancellare pregiudizi e antichi schemi, specialmente per noi donne. Nell’ottenere ciò, abbiamo dimenticato rispetto e, se mi permetti, amore per le persone.
IL RUGGITO: Ultima domanda, obbligata, per quanto ostica ed imprevedibile: come ti immagini Savelli fra venti anni?
FRANCA: Fra vent’anni dici? Io lo vorrei, già da subito, più vitale, più accogliente, più “bello”. Dove per bellezza intendo il decoro urbano e paesaggistico e se qualcuno potesse creare qualcosa, mi piacerebbe che si avviassero nuove attività lavorative per fermare “il fuggi-fuggi” dei giovani. Non vorrei, fra vent’anni ritrovarlo “desertificato”.
Parola di Franca Levato, la scrittrice in cattedra…

Un’analisi corretta di una vita attiva vissuta con giuste ambizioni.