EUROPEE 2019 – PRIMA L’EUROPA

Vittoria di Salvini e della Lega doveva essere, trionfo del Carroccio è stato.

Ben oltre le attese della vigilia, le Europee del 2019 come quelle del 2014, a livello nazionale, si concludono con il successo, dalle proporzioni oltremodo vistose, del classico uomo solo al comando, anche in questo caso di nome Matteo.

A cambiare, stavolta, è il partito che raccoglie gli onori di questo consenso, ieri un Pd folgorato sulla strada di una rottamazione poi disastrosamente naufragata, oggi una Lega che “passa alla cassa” dopo aver cavalcato, principalmente, il sempre redditizio tema dell’immigrazione.

Spaventosi sono i numeri del trionfo leghista: confrontando i soli dati relativi alle elezioni Europee, infatti, il movimento ad iniziale trazione nordista passa, in cinque anni, dal 6,2% al 34% circa (dati non definitivi per chi scrive).

Il dato diventa ancora più impressionante se lo si declina poi fra le diverse circoscrizioni elettorali in cui è suddiviso il voto nel Belpaese.

Al Nord, ovviamente, la vittoria del Carroccio è netta e va oltre il tetto del 40%; al Nord Ovest, il partito di Salvini prende il 40,7% mentre al Nord Est si attesta al 41.

La Lega è il primo partito anche in Emilia-Romagna e, con il 33,45% dei consensi, la Lega è il partito più votato nella circoscrizione del Centro Italia (Toscana, Marche, Umbria e Lazio).

Non va diversamente al Sud e nelle Isole dove, per certi versi, il dato del successo leghista è addirittura più inconfutabile atteso che la reticenza (per non dire altro) di elettori meridionali a votare Salvini sembra essere ormai sentimento comune a pochi (io fra questi).

Nella circoscrizione Sud, infatti, la Lega è il secondo partito con il 23,34%, mentre nelle Isole gli eredi di Bossi raccolgono 454.935 voti (22,42%).

Il plebiscito leghista porta ovviamente le stimmate del suo leader, Matteo Salvini, capace di issarsi al Governo, togliere il proscenio ad un Movimento Cinquestelle che sembrava la forza più facilmente destinata a mantenersi su livelli da primato e raccogliere i frutti di una presenza mediatica senza precedenti.

Dovendo, per motivi di sintesi, rimandare ogni discorso sui “contenuti” della politica salviniana, l’altro dato di queste elezioni Europee è la debacle Cinquestelle che, senza ricorrere a contorsionismi dialettici tipici del politichese, non  può che definirsi tale.

Il Cinquestelle cede il passo ovunque, mantenendosi su livelli accettabili solo al Sud.

Un risultato che dovrà far riflettere Di Maio e company invitando tutta la rappresentanza pentastellata a rivedere un’azione di Governo che premia evidentemente di più chi sta al proprio fianco.

Mettici che, specie in questi ultimi mesi, il confronto programmatico fra Di Maio e Salvini è stato acceso per quanto contrastante ed è presto detto che saranno tempi di riflessione per l’Esecutivo, forse non destinato a rompersi, ma costretto quantomeno ad un serio esame di coscienza in particolar modo sul fonte del Movimento.

Tralasciata ogni considerazione sulle altre forze, l’altro spunto di analisi consegnato dal voto europeo è la tenuta del Pd che si mantiene a livelli accettabili pur confermando che la strada verso la gloria è ancora lunga da percorrere.

Praterie e distese sono invece quelle che si aprono innanzi a quello che, piaccia o no, è diventato il principale leader politico nazionale.

Saprà il leader leghista far ulteriormente impennare il proprio consenso?

Basterà continuare a parlare di immigrati per accrescere il proprio appeal?

Ci saranno italici capaci di redimersi sulla strada dei programmi o della territorialità?

Sarà capace Salvini di non farsi schiacciare dalla fatale sensazione di onnipotenza costata cara a Renzi nel recente passato?

Sarà bravo il Matteo nazionale ad arginare una componente cinquestelle ora costretta a reagire per salvaguardarsi?

Mentre sarà forzosamente il tempo a dover dare risposta a tale quesiti, su larga scala, questo voto salva i tradizionali blocchi politici europei e li mette a riparo da aneliti sovranisti.

“Prima l’Europa” per mutuare un’espressione sì cara al Ministro dell’Interno e leader del più votato partito italiano è quindi il titolo migliore per archiviare la consultazione europea 2019.

In attesa dei prossimi momenti di confronto elettorale, primi fra tutti quelli che riguardano alcune regioni fra cui la Calabria…