IL RUGGITO, DIECI ANNI E NON SENTIRLI
Con il rinnovo del “dominio”, inizia ufficialmente il decimo anno di attività de “Il Ruggito di Ruggiero”.
Nato quale necessario sfogo di una passione per la scrittura che coltivo fin da bambino, questo blog è progressivamente cresciuto, in una fase cruciale della mia vita personale e professionale, diventando un contenitore insostituibile di idee, di pensieri ed opinioni e trasformandosi, via via, in uno strumento attraverso il quale poter raccontare emozioni e sensazioni.
Una cosa è certa. Senza il prezioso supporto di questo spazio virtuale, proprio quelle emozioni e sensazioni, per quanto personali e vere, non avrei saputo neanche provare a raccontarle.
Sicuramente senza il blog non avrei potuto e voluto descriverle meglio.
Il più importante dei risultati è stato quindi raggiunto; il blog, questo blog, è stato identificabile ed identificato, per tutto questo tempo trascorso, come mezzo capace di trasmettere le mie impressioni, sempre e comunque, in una prospettiva più o meno condivisibile per chi leggeva, sicuramente definite da un marchio ben preciso, il mio.
Ho inteso affidarmi ad un blog proprio perché mi dava il senso del quotidiano e del dinamico, un qualcosa di apparentemente poco reale che in realtà presupponeva interazioni continue, dinamiche intrecciate e connesse ad un susseguirsi di eventi che divengono, per l’appunto, espressioni di coscienza, valutazioni e critiche. Così è stato.
Volevo stare al passo con i tempi e dettare i tempi. Dalla mia prospettiva, credo di esserci fin qui riuscito. Non senza difficoltà, ma con risultati tutto sommato lusinghieri.
Così come ho immaginato, fin dall’inizio di questa avventura, sono consapevole che quanto scritto, o per dirla in gergo “bloggato” non è stato sempre gradito a tutti (e ci mancherebbe pure), ma in fondo è per questo che ho scritto ed è per questo che continuerò a farlo.
La mia verità è di per sé preziosa perché unica; come tale, anche se soggettiva, è ancor più nobile perché narrata in questo modo, pubblicamente, senza veli, mettendoci la faccia, nel rispetto degli altri, persino di quelli etichettabili come “nemici” o più semplicemente come “indigesti”.
In tempi di troppe cose tramandate solo per “sentito dire”, di menti poco riflessive, per nulla autonome e pensanti, è comunque tanta roba se un qualcosa di cui poter discutere assume la forma di un “post”, di un articolo o, per dirla tutta, di un “ruggito”.
A questo blog ho affidato, fino a qui, riflessioni sulla più stretta attualità, sulla vita di tutti i giorni, sul mio paese d’origine, sulla famiglia, sugli affetti e le amicizie più care, sui ritratti di persone conosciute, sui ricordi nostalgici legati a persone che invece non ci sono più.
L’ho fatto, senza calcoli o strategie, mettendo dentro ad ogni racconto tutto quel che in quel momento pensavo e oserei dire finanche, senza peccare di eccessiva retorica, tutto me stesso.
In mezzo al turbinio dei temi trattati, l’unico rammarico è quello di non aver potuto scrivere di più.
Per la mancanza di tempo sicuramente, in taluni casi per opportunità o ancora in forza di quella maturità che, nel tempo, spinge a “posare la penna” anche quando ci sarebbe invece da stringerla forte in mano e farla andare ancora di più.
Ho scritto di Savelli, ma qualche volta avrei potuto aggiungere dell’altro. Non l’ho fatto perché il mio paese significa solo spensieratezza. Nulla di più.
Avrei dovuto scrivere, forse, di più di Crotone e delle potenzialità, talvolta inespresse, di quello splendido contesto che vivo tutti i giorni. Mi riservo di poterlo fare, magari quando il venir meno di alcuni ruoli consentirà di potermi esprimere senza alcun tatticismo di sorta.
Avrei potuto scrivere di relazioni personali sorprendenti, nel bene o nel male, ma su quello preferisco glissare perché siamo nel campo di una sfera intima che non è semplice far trasparire. Si tratterebbe di essere sicuramente poco costruttivi e fini a sé stessi.
In ogni caso, ho scritto e, come sopra accennato, continuerò a farlo, almeno fino a quando, “produrre” un testo rappresenterà per me un approdo sicuro e quanto mai rigenerante.
Ecco perché, in attesa di intraprendere progetti futuri, per il momento, mi godo questi dieci anni di “lavoro” portato a termine o, se preferibile, di “hobby” coltivato con ostinata passione in un ambito nel quale il dispendio di energia profuso è stato comunque compensato dalla gratificazione degli obiettivi raggiunti.
In attesa dei prossimi traguardi, sono passati dieci anni, ma è come non sentirli…
