CATERINA GRECO, LA SAVELLESE IN SALA ROSSA
Parla anche il savellese il nuovo corso amministrativo uscito trionfante dalle recenti elezioni comunali che, in quel di Torino, hanno fatto registrare l’affermazione del centrosinistra e del nuovo Sindaco, Stefano Lo Russo.
Capace di tramandarci migliaia di storie di savellesi emigrati, fin dai primi anni del dopoguerra, in cerca di fortuna e lavoro, la terra sabauda ci regala stavolta quale storia da raccontare quella di Caterina Greco (da parte di madre “Buchella”, da parte di padre “Massimini”), neoeletta Consigliera comunale che siederà fra gli scranni dell’assise del capoluogo piemontese nelle fila del Partito democratico.
Nata a Savelli nel 1968, Caterina vive e cresce in paese fino all’età di 19 anni quando si trasferisce a Torino per motivi di studio e per frequentare la facoltà universitaria di Economia e Commercio.
Proprio Torino, più in generale la sua vasta area metropolitana, sono i luoghi in cui Caterina si afferma, si laurea in Economia e Commercio, crea una famiglia e lavora, a tutt’oggi, come Direttore Amministrativo di un comprensivo scolastico.
Mamma di Flavio e professionista della scuola con l’innata propensione per l’impegno nel sociale, da sempre attivista del Partito Democratico, Caterina è stata anche Consigliere Comunale ed Assessore al Welfare e al Bilancio in quel di Settimo Torinese.
Una donna di quelle autentiche, insomma, la cui opera quotidiana, nel lavoro, in politica e nella vita di tutti i giorni racchiude i tratti e la tempra di una figlia del Meridione che rivela, al contempo, il volto migliore di un nord inclusivo e progressista.
IL RUGGITO: andiamo subito al sodo, Caterina; come nasce la tua passione per la politica?
CATERINA: in verità, è un’inclinazione che ho fin da ragazza, quando frequentavo l’Istituto Tecnico Commerciale a San Giovanni in Fiore e capeggiavo assemblee studentesche ed occupazioni per avere aule scolastiche ed edifici degni di chiamarsi scuola. Quando ho iniziato a lavorare come dipendente della scuola pubblica, qui a Torino, ho fatto la stessa cosa; mi intestavo battaglie a difesa dei lavoratori e cercavo di portarle avanti. Così facendo, ho iniziato a fare sindacato, sono stata in distacco per alcuni anni, poi ho iniziato a fare politica attiva, presentandomi nel 1999 a Settimo Torinese e sono stata eletta come Consigliere Comunale. Carica che ho ricoperto per ben cinque anni prima di fare l’Assessore e che, dopo i dieci anni di Assessorato, ho di nuovo svolto per altri due anni. Sono stata sempre eletta Consigliera Comunale anche nelle due tornate elettorali quando poi ho ricoperto la carica di Assessore.
IL RUGGITO: con quale spirito ti prepari ad affrontare questa nuova avventura?
CATERINA: lo spirito che ha sempre contraddistinto il mio impegno in politica: tenacia, determinazione, coraggio e umanità.
IL RUGGITO: pensi ci siano differenze fra il “fare politica” in un Comune come Settimo Torinese e l’amministrare la quarta città italiana per popolazione? Se sì, quali?
CATERINA: certamente, le differenze ci sono e sono sostanziali. Intanto per la dimensione; Torino, oltre ad essere la quarta città italiana per popolazione, è capoluogo di Regione, ma è stata anche la prima Capitale d’Italia. In Sala Rossa, abbiamo avuto Camillo Benso Conte di Cavour, tra i più illustri rappresentanti eletti alla carica di Consigliere comunale e il Sindaco Giovanni Francesco Bellezia che difese Torino durante la peste del 1630. Torino ha molte realtà storiche che vanno ulteriormente valorizzate e fatte conoscere al grande pubblico. Ha in comune con Settimo Torinese la vocazione industriale/manifatturiera che con il passare del tempo ha visto però cambiare e ridursi. Settimo è una città di medie dimensioni e in questo ambito ha sperimentato nuovi modelli di trasformazione industriale e recupero delle aree dismesse. Credo sia stato più facile anche perché abbiamo avuto la capacità di mantenere politicamente una continuità amministrativa di giunte di centrosinistra.
IL RUGGITO: primi cento giorni di nuova consiliatura: quali i problemi da affrontare nell’immediato e con quali proposte?
CATERINA: il programma del Sindaco, Stefano Lo Russo, è un programma articolato e centrato sulla città. Nell’immediato, le priorità sono quelle di far ripartire la città, dopo il periodo complicato della pandemia, puntare su innovazione tecnologica e nuovi investimenti con le risorse del PNRR, ricucire le varie periferie, ma soprattutto ascoltare i cittadini torinesi e dare valore ai loro bisogni ed alle loro richieste con risposte concrete.
IL RUGGITO: donna di origine meridionale che si afferma in un contesto spesso dipinto come difficile da vivere per quelli che vengono da giù: quali sono stati i segreti della tua affermazione?
CATERINA: lo studio e il lavoro. Non ho mai smesso di studiare e ho sempre lavorato duramente per arrivare dove sono adesso. Per le donne è complicato riuscire ad affermarsi nel lavoro e fare carriera. Diciamo che mi sono sempre basata su un credo personale: se vuoi arrivare devi lottare per raggiungere i tuoi obiettivi. E io sono una combattente. È difficile che mi fermi davanti agli ostacoli. Eppure ne ho trovati tanti per la strada. Ho cercato di affrontarli, delle volte con successo e altre volte senza successo, ma con la consapevolezza di poter continuare ad andare avanti. Ho poi sempre avuto il sostegno della mia famiglia: mio marito Umberto, mio figlio Flavio e della famiglia di origine e allargata. Parenti e amici hanno sempre creduto in me e nelle campagne elettorali hanno lottato al mio fianco. Questo è determinante se vuoi fare politica. I solisti in politica non esistono. Non esistono i partiti personali e non esistono gli improvvisatori. Da soli non si va da nessuna parte.
IL RUGGITO: se dovessero chiederti di dire una qualità, tipicamente meridionale, che ti ha aiutato nella crescita personale, professionale e politica in terra torinese, quale ti verrebbe subito in mente?
CATERINA: la testardaggine. Che serve sicuramente per affrontare con determinazione e tenacia le difficoltà. In politica, però, ho imparato con il tempo che non è proprio una virtù, anzi. Crescendo politicamente, mi sono resa conto che ho modificato molti lati del mio carattere diciamo “tipicamente meridionale”. Sono diventata più riflessiva e meno impulsiva ed ho imparato a temporeggiare prima di dire o assumere decisioni. Ovviamente, non mettendo da parte le questioni spinose, ma prendendomi più tempo per affrontarle.
IL RUGGITO: torniamo un po’ alle origini, se dico Savelli, oggi, a cosa pensi?
CATERINA: al paese dove sono nata.
IL RUGGITO: hai avuto modo di fare qualche volta ritorno, di recente, al paese?
CATERINA: di recente no. Sono quattordici anni che non faccio ritorno a Savelli. Ho promesso ai savellesi che vivono a Torino ed ai quali ho chiesto di sostenermi per le elezioni che andrò a Savelli la prossima estate. Prenoterò in un Bed&Breakfast anche perché so che ne hanno aperto uno di recente.
IL RUGGITO: quali le differenze fra la “tua” Savelli e quella che hai avuto modo di rivivere l’ultima volta?
CATERINA: sono stata solo alcuni giorni e non c’era quasi nessuno perché era luglio e molti savellesi erano al mare. Ricordo bene però la sensazione di un paese diventato più piccolo e per alcuni versi anche più lontano. Raggiungerlo non è semplice e la strada è sempre impervia. Quando ero ragazza per me era un paese pieno di vita. Non avevamo niente in termini di divertimento e svaghi, ma ci bastava passeggiare su e giù per la strada principale, organizzare pic-nic nelle campagne oppure cacce al tesoro per i vicoli del paese. Diciamo che ci organizzavamo: serenate, la banda musicale, il gruppo folkloristico “Gli Artigiani”, andavamo sempre in giro nei paesi vicini. Poi a Savelli gli inverni erano molto lunghi: si studiava davanti al fuoco del camino e si aspettava con ansia l’arrivo dell’estate e dei turisti o degli emigrati che arrivavano da fuori.
IL RUGGITO: ultima domanda, obbligata, per quanto ostica ed imprevedibile: come ti immagini Savelli fra venti anni?
CATERINA: complicato rispondere. Non ho elementi tali da poter fare un’analisi approfondita di come è oggi Savelli e quali possono essere le sue prospettive future. Posso solo dire che è difficile invertire la tendenza di decrescita in atto perché questo vale per tutte le realtà dei piccoli comuni e anche per le grandi città. Probabilmente, bisognerebbe puntare sui punti di forza che ha Savelli in termini di aria pulita, paesaggio incontaminato, vicinanza alla Sila. Quindi neve, sci e passeggiate montane, turismo enogastronomico con i tanti prodotti locali genuini e caserecci. Ma il problema principale resta a monte: poter far convergere flussi di persone, savellesi e non, che possano far visita al paesello perché c’è qualcosa di particolare anche se non è facilmente raggiungibile e non si può pernottare con facilità.
Parola di Caterina, la savellese in Sala Rossa…
