SAVELLI, PROFONDO SUD

 

Dopo un lungo silenzio, colgo l’occasione per chiarire, su questo spazio virtuale, alcune “sfaccettature” perché, fin quando mi sarà possibile, con spirito necessariamente critico e scevro da qualsivoglia censura, vorrò sempre esprimere la mia opinione su quelle che sono le vicende “pubbliche” del mio paese.

Di recente, ho formulato una lecita considerazione su un post pubblicato da“Savelli in Rete”, locale Associazione di cui non sono esponente attivo, ma della quale seguo con interesse, oltre che la pagina Facebook, l’importante e quotidiana opera di informazione che svolge rispetto al generale ed assordante silenzio che regna altrove.

Come facilmente rinvenibile dalla lettura testuale del post stesso, pur non esprimendo alcuna valutazione di merito sulla vicenda in oggetto, il mio intervento, peraltro cosparso di interrogativi che non mi sembra abbiano travalicato il confine della richiesta garbata e doverosa, altro non era se non un tentativo di pungolare l’attività portata avanti dalla stessa Associazione e dai consiglieri di minoranza.

Il messaggio era chiaro: oltre a postare su Facebook, adoperatevi per richiedere atti ed attività correlate ai preposti organi amministrativi e comunali. Nulla più.

Nel ringraziare i consiglieri di opposizione che si sono fatti “carico” di quanto da me più che modestamente solo sussurrato, duole, di contro, constatare che qualcuno, sbirciando di qua e di là, abbia mal interpretato il mio pensiero, ergendosi ad improvvido destinatario di tali considerazioni ed abbandonandosi, al contempo, ad una serie di maldestre e sconclusionate strumentalizzazioni conseguenti.

Ripromettendomi di chiarire, serenamente e di persona, con i diretti interessati, evitando, se possibile, di scendere su terreni per me ostici che lascio quindi ben volentieri alla loro inspiegabile acredine e ad una imbranata volontà di percorrere sentieri a loro perlomeno sconosciuti, approfitto tuttavia della circostanza per rammentare a chi amministra un Comune come il nostro e/o a chi, in quella stessa struttura, ricopre incarichi di rilievo anche dal punto di vista gestionale, una serie di elementi che, a quanto pare, giova dover rinfrescare.

Chi ricopre una funzione pubblica è inevitabilmente esposto al giudizio collettivo.

Ciò è fortunatamente a fondamento della vita democratica di ogni comunità amministrata, dalla più piccola e solo apparentemente meno complessa fino a quella di più grandi dimensioni e comunque caratterizzata, seppur con le dovute proporzioni, da eguali dinamiche e problematiche.

Dinnanzi a questa inconfutabile premessa le strade da percorrere per dar prova di saper svolgere il compito assegnato sono essenzialmente segnate.

Alle critiche si replica con i contenuti, alle istanze con le risposte argomentate, alle richieste con la trasparenza e la dovizia, alle domande, se legittime, con una azione quotidiana caratterizzata da abnegazione e spirito di servizio.

In ogni caso, qualsiasi azione deve poter essere ispirata da una visione di fondo che abbia quale riferimento imprescindibile il benessere di tutta la comunità amministrata, di quella funzionale alla propria parte, ma ancor di più di quella che esprime legittimamente dissenso e che se critica lo fa, comunque, nel rispetto di persone e ruoli.

Al contrario, si può decidere di censurare e proscrivere, o quantomeno di cercare di farlo, tutti coloro che la pensano diversamente.

Si può, ancora, tentare di screditare questo o quello, si può reagire come “sultani” impropriamente messi in discussione, si può poi cercare di infangare attingendo anche a quel che si ignora e/o non si conosce, scivolare in considerazioni inopportune e fuori luogo, spostare il mirino per giustificare la propria incapacità, mistificare fatti che si fanno propri solo per “sentito dire”, brancolare nel buio credendo che il cerino che si ha in mano possa essere luce con cui potersi orientare nel buio delle proprie azioni.

Si può preferire la “strategia della muina” alla ponderazione, la valutazione a convenienza rispetto all’inconfutabilità ed alla certezza.

Ciò facendo, non si può però pretendere di ottenere il consenso condiviso ed assoluto; né, per la verità, di quello diffuso.

Ci si può, per carità, cullare di essere maggioranza e di poter per sempre agire con queste credenziali.

Ma fino a quando?

E sulla base di quale contatto con la realtà paesana di tutti i giorni?

In ogni caso, non si rende un buon servizio al paese ed alla comunità di riferimento, perché non idilliaca si può ritenere una situazione in cui chi dovrebbe spingere per creare sinergia, condivisione, serenità e confronto sembra volersi muovere, con insospettabile scientificità, verso tutt’altra direzione.

Si può pur sempre continuare a disseminare dubbi su coloro che esprimono considerazioni non in linea con le proprie, ma per quanto tempo ancora tutto questo potrà essere sostenibile?

E, soprattutto, quale sarà il prezzo che dovrà pagare un paese che avrebbe bisogno invece di tutt’altro?

Ai posteri l’ardua sentenza, sperando di non dover, nel frattempo, arrivare all’estinzione…