Il sapore di un caffè che non c’è più

In comunità piccole come le nostre ci sono persone che definire istituzioni è a dir poco obbligato e doveroso.

La loro presenza accompagna l’inesorabile scorrere del tempo, definendo il nostalgico incedere di interi lustri, a tal punto che, quando il corso degli eventi li porta via dalla propria esistenza terrena, diventa scontato rendergli omaggio.

Mario Cristiano, per tutti “Mariuzzu ru bar”, passato a miglior vita nella giornata di oggi,  di quelle icone, su suolo savellese, ne rappresenta impersonificazione autentica.

Più di quarantanni vissuti all’interno del suo piccolo bar, nelle vicinanze della piazza principale del paese, Mario è stato per tutti la sapiente mano di un caffè autentico, dal gusto unico, un sapore di qualità che ha rappresentato, per decenni, una delle eccellenze della Savelli migliore, quella che mai più sarà e che, per questo, vale la pena raccontare e tramandare.

Precursore di una concezione di bar che potrebbe essere più paragonato alle moderne caffetterie del centro che al classico bar di paese, Mario è stato anche persona mai sopra le righe, rispettoso, silenzioso, educato e oltremodo riservato.

Chiunque abbia avuto a che fare con Savelli, negli ultimi decenni, non può che ricordarselo così: poco appariscente, ma pur sempre presente, per nulla ingombrante, ma pur sempre operativo.

Generazioni intere di savellesi ne hanno apprezzato le qualità, umane ancorchè professionali, che hanno reso la sua attività un biglietto da visita incancellabile all’interno di un album dei ricordi nostrano sbiadito, ma comunque presente.

Fra queste, anche quella a cui appartengo, chiudendo gli occhi, al “bar di Mario” non potrà che associare il gusto intenso di un aroma inconfondibile, appunto, ma anche quei gelati che avevano il gusto della “novità”, il caro e vecchio jukebox che suona, le estenuanti partite a carte dei signori di mezza età vissute da spettatore incantato, il primo “Corriere dello Sport” letto da ragazzino.

Roba di vita vera, insomma, che in questi momenti di cordoglio, ci fa inevitabilmente accostare alla perdita con quel gusto tipicamente triste condito di una emozione acre profondamente intrisa del tempo che è stato.

A tutta la famiglia di Mario, alla moglie, ai figli vanno ovviamente le mie più sentite condoglianze.

Da oggi, in avanti, quella piazza via via svuotatasi da anni di profonda migrazione, oggi ulteriormente rattristita dalla difficile convivenza con il Covid-19, perde idealmente un altro pezzo importante del suo contorno immaginario che trasuda di vissuto.

Per tutti noi, resterà pur sempre il senso di un piccolo bar di paese che, oggi, ancor più indelebilmente di prima, sarà “u bar e Mariuzzu”…