TOTTI, 10 SUL CAMPO
Ho sempre creduto di non poter calcisticamente sopravvivere agli addii di Totti e De Rossi.
Romanista generazionalmente cresciuto al fianco di due bandiere, due calciatori straordinari, due simboli cristallini, due icone viventi, ho pianto come un bambino quando il tempo, inesorabile, ha preso il sopravvento.
Se quella per Daniele è stata la “botta” più recente, quella per Francesco, il più grande calciatore romanista di tutti i tempi, resterà impressa in eterno per come ancora fatico ad abituarmici.
Totti è stata emozione continua, estasi autentica, perfezione narrante.
Il tutto, quasi divinamente orchestrato, con indosso la maglia n.10 della squadra del mio cuore.
Totti è stato un sogno e, sul campo, Totti è stata la Roma.
Proprio per tutto quello che è stato, il Totti, impacciato ed incravattato, protagonista della più seguita conferenza stampa degli ultimi anni, a me, però, non è piaciuto affatto.
Sarà stato anche vero e spontaneo, emotivamente coinvolgente, avrà anche detto le cose che la gran parte di tutti noi volevano sentirsi dire, ma, come ho sostenuto fin dal primo momento, quella conferenza stampa non era neanche da farsi, tanto più con la pompa magna che gli è stata riservata e quasi artificiosamente costruita attorno.
Ieri, infatti, è stata ufficialmente messa alla berlina la Roma.
Si badi bene, non Pallotta e Baldini che di errori ne hanno fatti a iose e che per questo vanno criticati, ma la Roma.
Un bene supremo, sopravvissuto a Ferraris IV, ad Amadei, a Losi, a Rocca, a Conti, a Falcao, ad Agostino, a Giannini, a De Rossi e che deve e dovrà sopravvivere anche a Totti.
Piaccia o no al Capitano, con buona pace di quel Francesco che Dirigente non lo è mai stato e, che forse allo stato, non può neanche esserlo.
Totti ha il diritto di contrapporsi a Baldini, lo può fare persino a ragione, ma non poteva farlo nel modo in cui lo ha fatto ieri.
Se reclami spazio, devi anzitutto farlo in nome di competenze acquisite non di un nome che riecheggera’ per sempre sul campo, ma che dietro una scrivania, ad oggi, vale meno di zero.
Se poi, vuoi ribellarti perché non ti hanno concesso lo spazio che avresti voluto, puoi lottare, combattere e quando, stanco di farlo, decidi di rassegnarti, il proscenio lo devi abbandonare con l’onore delle armi.
Sbattendo i pugni, dimettendoti, polemicamente se necessario, ma lavando i panni sporchi in casa.
È la legge di ogni contesto lavorativo, caro Francesco.
E sarebbe stata ora che, anche tu, ti fossi abituato alla normalità, sì, persino tu, che dentro il campo normale non lo sei mai stato.
La conferenza di ieri tutto è invece, tranne che cosa normale.
Dal mio punto di vista, sicuramente più impopolare, è l’ennesimo attentato ad un ambiente che teso e sfiduciato lo era già di suo.
E che a compiere questo misfatto sia stato Francesco Totti stento ancora a crederci.
Per questo, dissento, anche nel caso venissi a sapere che dietro al polverone mediatico sollevato ci possa essere una nuova cordata pronta a rilevare la società.
Mi dispiace, ma si poteva fare in tutti i modi tranne che come fatto ieri.
Al Coni ha trionfato l’individuo ed il personaggio, ma non la Roma.
E questa Roma sarebbe potuta essere oggetto di critiche, ma non di fuoco amico per lo più innescato dal più amico di tutti.
Ieri Totti si sarà tolto anche qualche sassolino dalle scarpe, lo avrà fatto anche nel modo più universalmente riconosciuto e popolarmente apprezzabile.
Ma di sicuro non lo ha fatto per il bene della Roma che nel futuro più recente risentirà di inevitabili strascichi connessi allo show dialettico del suo eterno Capitano.
E, tanto basta, per scegliere la Roma e non Francesco, proprio in questa occasione, forse l’unica, in cui Totti non è stato la Roma…
