UN ANNO DI RUGGITI E NON SENTIRLI

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Sembra ieri ed invece è trascorso un anno.

Il segno evidente che messo in atto con piacere e dedizione, anche l’hobby più impegnativo, più che “perdita di tempo” da dover incastrare con impegni professionali e personali, altro non è che il modo migliore per coltivare una passione che si rinnova e si autoalimenta.

Quando ho deciso di affidare a questo blog il mio pensiero, le mie impressioni e sensazioni, nel definire il “perché” di questa esigenza ero stato chiaro: dire la mia sulla quotidianità e su quanto mi circonda in maniera dinamica, soggettiva e naturalmente libera.

Un modo per stare al passo con i tempi, ma anche per dettare i tempi” lo avevo definito.

A distanza di un anno, nel momento ideale per operare un primo bilancio, posso dire di aver tenuto fede alle premesse ed ai propositi di quanto prefissato.

In questi mesi ho “ruggito” su molti temi, su alcuni ci sono ritornato più volte, su altri avrei voluto ritornarci ma non l’ho fatto; molti spunti li ho colti per come avrei voluto e molti altri avrei potuto svilupparli con ancora più efficacia e costanza.

In ogni caso, ho raggiunto l’obiettivo iniziale: dare forza al mio pensiero e manifestare i miei convincimenti, dando fiato ad emozioni che non avrei saputo altresì manifestare.

Ho detto comunque la mia verità e, aspetto parimenti imprescindibile, l’ho fatto con spirito critico seppur criticabile, legandomi idealmente ai temi trattati ed ai personaggi raccontati, ma soprattutto attualizzando stati d’animo che, in questa forma, ho potuto esprimere nel migliore dei modi.

Al di là del contenuto intrinseco di ciascun “ruggito”, ad avermi appassionato nel primo anno di vita di questo spazio virtuale è stata la continua “reciprocità” creata con gli amici e lettori (più numerosi di quanto fosse prevedibile) che mi hanno onorato della loro attenzione.

Con il passare dei giorni, “il ruggito” è diventato un marchio, una lettura a cui prestare attenzione,  un modo per entrare in contatto, anche in maniera distaccata e veloce, con un tema e/o una discussione.

Soprattutto “il ruggito” è diventato il mio marchio di fabbrica.

Nel ringraziare ogni persona che al mio blog si è accostata attraverso una lettura più o meno approfondita, una semplice condivisione ed un “mi piace” su facebook o ancora con un semplice riferimento goliardico nel corso di una conversazione, dopo aver archiviato positivamente questo primo periodo, guardo avanti.

Rivolgo il mio sguardo al futuro, immaginandolo con le sembianze del rinnovato entusiasmo con il quale mi preparo a continuare questa avventura.

All’inizio più che perplesso, ero comunque curioso di sapere il “come” avrei affrontato questa sfida; consapevole di averla comunque affrontata “a tutta”, mi preparo a proseguirla con intensità ed abnegazione finanche maggiore.

Con il senno del poi, confermo la validità della scelta operata; ero indeciso se scrivere un testo o fare altro; il blog si è fin qui rivelata la scelta migliore in termini di stimoli verso nuovi approdi, in quanto interazione costante ed ambito ideale in cui far decantare l’incessante voglia di mettersi in gioco.

Per questo motivo, il primo anno, più che un traguardo, è un nuovo inizio da cui ripartire.

Con ancor più impegno e sacrificio mi riprometto di aumentare la quantità dei miei “ruggiti” pur ritenendo che la qualità dei contenuti debba essere comunque preminente.

Anche a costo di annoiare qualcuno (spero accadrà il meno possibile) e di apparire troppo fervido, mi accingo a voler aumentare la mia produzione e far divenire “il ruggito” una buona abitudine da sbirciare al mattino o nel corso della giornata con la leggerezza, mista alla riflessione, che la lettura richiede.

Approdare verso la maturità sarà il prossimo passo a cui tendere; si tratta di una sfida stimolante e per nulla incombente.

La sosterrò con lo spirito propositivo che contraddistingue il mio “bloggare” e che mi fa assaporare la soave piacevolezza di questa attività.

È passato già un anno ed è passato in fretta; il prossimo anno sarà ancora più fulmineo perché, mi auguro, ancor più piacevole.

Il destino è quindi segnato: è ancora tempo di ruggire.