BYE BYE IDEA
Mi piace pensare che gli oggetti che utilizziamo più frequentemente si leghino a noi in un rapporto simbiotico di suggestioni reciproche.
Nel novero delle cose alle quali sono legati ricordi ed emozioni, l’automobile è quella che racchiude al meglio alcune sensazioni.
In auto, infatti, molti di noi passano larga parte del proprio tempo: per viaggio, per svago, per lavoro o semplicemente per vezzo, l’abitacolo diventa così la seconda casa, luogo ove si trascorre un intervallo comunque significativo della propria quotidianità.
Pur non badando alla meccanica di cui colpevolmente trascuro, spesso, l’aspetto manutentivo, alla “macchina” riconosco un valore simbolicamente intenso, apparentemente esagerato, ma che definisce i tratti di un rapporto stretto, quasi morboso.
In nome di quanto detto, la “Uno” grigia e la mitica “500” sono, per me, le auto dei primi giorni di patente, quelle dei 18 anni, di quella sana incoscienza che trabocca la consigliabile prudenza di quando si ha a che fare con i motori.
“Rottamate” per raggiunti limiti di età le prime due, la “Fiat Idea” (quella nella foto non è la mia) rappresenta invece l’auto dei ricordi più fervidi e duraturi, quella alla cui guida ho percorso migliaia di km in un arco temporale piuttosto lungo (2005-2015) e ricco di “vissuto”.
L’Idea è anzitutto l’auto del dopo laurea, della ricerca di lavoro, del primo impiego e dei contemporanei impegni politici, degli svaghi non più adolescenziali.
Ma è anche l’auto che ricorda l’indimenticabile vita post-universitaria a Cosenza, la consapevolezza del passaggio dallo status di studente a quello di lavoratore precario (tanto ricercato ma che ritornando indietro avrei dovuto rimandare), di talune parentesi sentimentali iniziate e poi fortunatamente conclusesi.
È l’auto dei viaggi in giro per la penisola, della prima esperienza da emigrante in quel Friuli di cui ancora assaporo il piacevole sapore.
È anche l’auto degli approdi in Croazia, Austria e Slovenia, dei quotidiani passaggi in Carnia e, anche in questo caso, di percorsi sentimentali, stavolta appaganti anche se più brevi.
In ultimo, la Fiat Idea è l’auto di un “vero lavoro”, del pendolarismo continuo, di quel tragitto “Savelli-Crotone” da percorrere oramai ad occhi chiusi.
Per questo e per molto altro che per ragioni di sintesi sarebbe proibitivo elencare, l’acquisto della nuova macchina porta con sé nuove sensazioni.
L’emozione della prima auto realmente propria (l’Idea ritorna auto di famiglia e lo è sempre stata), ma anche un pizzico di nostalgia ripensando a quanto lascio (mi auguro in buone mani) con l’auspicio che “la nuova” possa essere il motore di questa fase della mia vita almeno quanto lo è stata l’auto precedente.
Se fosse una persona, non avrei modo di ringraziarla; visto che è “solo” un’autovettura non posso che consegnarle un saluto: bye bye Idea…
