GAME OVER

Foto Derby

La vittoria nel derby (in alcune partite tre punti sofferti sono ancora più appaganti) conclude la stagione della Roma con un secondo posto che vale l’accesso alla fase a gironi della Champions League e l’ingresso diretto nell’Europa che conta.

Decisamente diverso dalla piazza d’onore dello scorso campionato, quando una squadra a tratti devastante “costrinse” una Juventus ancor più impressionante ad oltrepassare la soglia dei 100 punti per primeggiare, il podio di questa stagione lascia sensazioni comunque positive.

Obiettivo minimo all’inizio per una compagine che sembrava pronta a contendersi lo scudetto con i rivali bianconeri, traguardo quasi insperato in una seconda parte di campionato con media punti da retrocessione, il piazzamento finale racchiude, infatti, al meglio il senso di un’annata a fasi alterne e contrastanti.

Alla vigilia pensavo (come tanti) che il gap con i primi fosse minimo o addirittura colmato; le distanze si sono invece ampliate, per via di una Juventus inaspettatamente in odore di triplete e di avversari, Roma in primis, calati incomprensibilmente alla distanza.

Se la si vede da quest’ottica, tutto assume una valenza negativa.

Considerato che il 6 gennaio la distanza dai bianconeri era di un punto e che i mesi successivi hanno creato un solco profondo, nonostante la capolista abbia riservato le attenzioni alla Champions, il crollo verticale non può soddisfare. Anzi.

Tuttavia, in virtù di un rapporto viscerale con la squadra che va oltre il risultato, il romanista deve sapersi fermare un attimo e riflettere.

Ecco che, al cospetto di una storia magica ma condita di campionati vissuti da Rometta all’insegna dell’anonimità, il secondo posto conquistato con una beffarda (per loro) vittoria contro i cugini non può che lasciare, dietro di sè, un gusto dolce.

Al pari degli errori commessi, esso alimenta prestigio e genera benefici introiti e ricavi.

Aspettando lo stadio di proprietà ed il main sponsor, l’ingresso nel panorama continentale più ambito è quindi imprescindibile base di ripartenza della Roma che sarà.

Inoltre, la sensazione che un secondo posto non accontenti in toto è segnale che la squadra è destinata a crescere. Passo successivo da compiere è pertanto quello di un’accurata programmazione della prossima stagione.

Bisognerà anzitutto sudare in ritiro per evitare il calo fisico emerso per gran parte di questo 2015, poi rivedere lo staff medico e di preparatori nell’ottica di ridurre l’impressionante numero di infortuni della stagione che volge al termine.

Anche se l’allenatore non mi ha convinto per niente, gioco troppo prevedibile e dichiarazioni spesso fuori luogo, Garcia merita un’altra chance proprio perché due secondi posti dietro una Juventus notevole non si possono mettere da parte senza colpo ferire.

Passando alla rosa, bisognerà ripartire da una struttura che ha valori tecnici oggettivi, integrandola con 2-3 acquisti di spessore che possano dare quel contributo di personalità, la cui assenza, a mio avviso, è la lacuna primaria da colmare per cullare sogni di gloria.

Il resto verrà poi da sé, senza rimpianti purchè si lotti per la maglia e si esca dal campo con la consapevolezza di avere dato il massimo per questi colori e per i tifosi.

Proprio ai tifosi, o meglio a quella sparuta minoranza che contesta, rivolgo il mio appello: teniamoci stretto Pallotta e questa idea di squadra e società che, seppur a fatica, si va costruendo.

Le alternative, infatti, non sarebbero all’altezza della Roma e di Roma quanto lo è l’attuale proprietà.

In attesa di ritrovarci a Pinzolo (sarò lì perché non voglio perdermi l’occasione del ritiro) godiamoci questo finale di stagione.

È un bel GAME OVER, il più gradevole che si potesse immaginare…