11 Aprile

Foto io e Papà

Per quelli che, come me, non ricordano mai la scena di un film, ma che associano ad ogni data almeno un ricordo, lo scorrere dei giorni sul calendario ha da sempre un gusto particolare.

C’è il giorno che, anche a distanza di anni, fa venire in mente il primo bacio o una scottatura amorosa, quello degli esami di maturità o del primo trenta universitario, quello della prima “sbronza” o della prima comunione.

Accanto a questi, alcuni fra i tanti, che hanno il sapore, nostalgico, dei piacevoli momenti vissuti e del tempo oramai trascorso, ve ne sono poi alcuni che rammentano momenti dolorosi e restano per sempre impressi nella mente di ognuno.

Fra tutti, l’11 aprile è la data che ricordo con più dispiacere nel novero delle “mie giornate” da archiviare alla voce “sarebbe stato meglio non averle vissute”.

Il riferimento, ovvio e scontato, è a quell’11 aprile 1991 che segnò il definitivo trapasso a miglior vita del mio caro ed indimenticato papà, otto giorni dopo il maledetto incidente sul lavoro che pose termine, di fatto, alla sua esistenza terrena.

Sarà per una maturità acquisita che fa il paio, ahimè, con il passare degli anni, o solo per la consapevolezza spirituale che si fa inevitabilmente strada, ma il ricordo di questo 11 aprile vuole essere diverso rispetto al passato.

Naturalmente è un ricordo amaro.

Se chiudo gli occhi, infatti, ancora oggi, non posso che “riassaporare” il senso acre di quel giorno, l’indescrivibile sensazione di gelo ed angoscia vissuta nell’attimo in cui mi fu comunicata la terribile notizia.

Né il pensiero si fa più dolce (ci mancherebbe anche) se ripenso al percorso tortuoso che si è aperto dinnanzi a me ed alla mia famiglia da allora in avanti.

Così come, non si attenua il rimpianto di quella che poteva essere una vita con una presenza così vitale, misto al senso di carenza che ha intriso un’esistenza segnata, invece, da una mancanza che è e resterà per sempre.

Guardando, tuttavia, da una prospettiva diversa a quanto accaduto, quella sensazione di angoscia, tuttora presente e viva, è solo in parte mitigata dall’insegnamento di vita che, seppur duro e quasi proibitivo, quel fatto ha rappresentato nel mio e nel nostro percorso esistenziale.

Ripenso spesso, quasi quotidianamente, a come sarebbe stato se, accanto a noi tutti, avessimo avuto in questo tempo la figura di un padre carismatico e premuroso quale il mio; si sarebbe trattato, di certo, di un tragitto meno impervio e più sicuro.

Dio solo sa quanto, infatti, la figura paterna mi (e ci) sia mancata nei momenti di sconforto, quando c’era da compiere una scelta o quando c’era da crescere e, ancora adolescente, non avevo la forza di farlo da solo.

Tuttavia, con quello spirito di rivalsa che ha da sempre contraddistinto me, i miei due fratelli e mia sorella, quel senso di fierezza che non ha mai contemplato la pietà di qualcuno (se non realmente sincera), proprio una nuova prospettiva fa mutare il senso di questo ricordo.

E così, dal “come poteva essere”, oggi voglio vivere questo giorno, comunque denso di tristezza, con una domanda semplice per quanto significativa: “se oggi mio padre stesse con noi, sarebbe fiero dei suoi figli?”

Senza peccare di presunzione, la mia risposta è senza dubbio affermativa.

Poggia sulla solidità dei valori che possediamo, sui risultati umani e professionali raggiunti, sul patrimonio di onestà da sempre portato avanti quale sua eredità più preziosa nel cammino della nostra vita.

Aver onorato in questi anni la sua memoria, essere diventati uomini lungo il profondo solco scavato dalla cicatrice mai rimarginata della sua perdita, è pertanto vanto da custodire gelosamente e da far coincidere, per farlo finanche prevalere, con questa pagina da sempre oscura del calendario dei ricordi.

Sulla scia di questo vanto, questo 11 aprile lo vivo pertanto con la serenità e la cognizione che quanto da noi fatto rappresenta, sin qui, la più fedele riproposizione di quanto lui avrebbe voluto noi facessimo.

A rinvigorire ulteriormente questa mia convinzione, la crescita del nipotino che ne porta il nome (che bello scandirlo), o anche, solo, il riproporsi di gesti che, giorno dopo giorno, ne rendono eterna la presenza.

Ultimo dei quali, giusto per restare a questi giorni, il completamento di quella “casella” a Paluri da lui costruita (la stiamo realizzando propria come lui avrebbe voluto) e mai compiutamente goduta.

Resta pur sempre un 11 aprile, ma stavolta è un 11 aprile meno cupo…