ETERNAMENTE TOTTI


Foto Francesco Totti

Mi ero riservato le migliori intenzioni e parole a quel giorno che nessun romanista vorrebbe mai arrivasse: quello del suo addio.

Mi stavo preparando per tempo, perché l’occasione, seppur solenne, è ahimè vicina.

Ma quanto accaduto in Roma-Torino del 20 aprile 2016 è un “diamante” (per usare un’espressione spallettiana) che si incastona direttamente nella storia, della Roma e, senza voler esagerare, di tutto il calcio italiano.

Come tale è evento che va necessariamente commentato, per quanto ha di leggendario, per quanto si accomuni, nella maestosità, a tutto quello che riguarda Francesco Totti.

Per alcuni il più grande calciatore italiano di tutti i tempi, per altri nel ristretto novero dei più grandi a fianco dei soli Rivera, Baggio e Meazza; per tutti, romanisti e non, il Capitano, il più grande giocatore che abbia mai indossato e che probabilmente mai indosserà i vessilli dell’Impero.

Nell’adrenalinico post facebookiano, successivo a quello che doveva essere un tranquillo turno di campionato infrasettimanale, ma che per fortuna si è rivelato ben altro, ho esplicitato la sensazione che lascia quest’ultima splendida esibizione del numero 10 giallorosso, l’ennesima di una carriera impressionante, impregnata di una gloria calcistica che appartiene solo agli eletti, di un cammino sublime che va al di là dei trofei vinti o non vinti, che sfiora l’immenso, l’imponderabile, il non etichettabile e persino il non comprensibile.

È un percorso che accompagna un lustro e che ieri ha vissuto un altro picco, la scossa che non ti aspetti e per questo ancor più commovente ed emozionante.

303 goal con una sola maglia, un attimo che non ha mai fine, la capacità di rendere classe pura e cristallina ogni gesto o pallone toccato; tutto questo è Francesco Totti, o meglio tutto questo deve rappresentare per tutti quelli che amano l’essenza del calcio, di quello che questo sport è in grado di regalare, in termini di pulsazioni, all’interno del rettangolo di gioco.

Un calciatore unico, che ha segnato un tempo ed un’epoca, che ha corretto il “tempo di giocata”, che ha fatto scuola, che è modello da seguire, che è vanto per coloro che calcisticamente lo adorano (io lo amo a dire il vero) quanto ossessione per coloro che ne sono, a volte anche inspiegabilmente, detrattori forse per il sol fatto che non indossa una maglia a strisce.

Ieri sera, in una tranquilla serata di aprile, Totti ha rifatto il Totti, ci ha messo solo 3 minuti per farlo ed ha ribadito a tutti che Totti è semplicemente Totti.

Alzi la mano chi abbia mai visto un calciatore, o anche uno sportivo, fare tutto ciò alla soglia dei 40 anni.

Di fronte al Totti che è stato, ieri come quasi sempre in passato, non resta pertanto che alzarsi in piedi ed idealmente applaudire, inchinandosi ad una leggenda che non sembra conoscere fine.

Devo ammettere che di fronte all’ultimo proscenio conquistatosi, mi sono reso conto di quanto ci siano tantissimi tifosi di altre squadre che apprezzano, come è giusto che sia, il Capitano.

A loro va il plauso per la sportività e l’obiettività di giudizio.

A tutti coloro che, di contro, continuano a non capire la grandezza del “fenomeno Totti”, chiederei uno sforzo di uniformità di giudizio che va oltre il tifo, pur rendendomi conto che in un contesto culturalmente poco avvezzo a schierarsi oltre l’appartenenza (calcistica in questo caso), la richiesta può essere vana quasi quanto pretendere che gli opinionisti, magari ex calciatori, rendano il doveroso omaggio ad un collega semplicemente molto più bravo (ieri uno di questi su Sky ha prodotto considerazioni semplicemente ridicole).

Io, per intanto, continuo ad assaporare la magia di quanto vissuto, seppur davanti alla tv, ringraziando Totti per aver legato indissolubilmente la sua carriera alla mia fede ed ai colori di Roma e della Roma.

E, per celebrare l’occasione, stamane mi son fatto recapitare, direttamente da Roma, l’edizione capitolina del Corriere dello Sport.

Andrà ad arricchire la mia collezione di pagine da leggere e rileggere per ricordare un momento calcisticamente indelebile targato As Roma.

Vi assicuro che, seppur i trofei vinti sono pochi, i giornali sono molti di più e raccontano di sensazioni che vanno ben oltre il semplice scudetto vinto o di una coppa alzata al cielo.

Anche questo, sarà un giornale che saprà imprimere, ancora una volta, l’opera di un calciatore smisurato e sconfinato, per il quale non si può che nutrire profonda e viscerale ammirazione.

Un’icona, che sempre prendendo a prestito la mia definizione nell’immediato post Roma-Torino, è “in grado di far comprendere come nessun altro il senso di un gesto”.

Un calciatore che, come tale, non ha bisogno di contratto, se non eterno, almeno quanto la città che rappresenta.