CHAPEAU, GRANDE ROMA!

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Naturalmente non abbiamo vinto niente e sarà comunque difficile, a fine stagione, vincere qualcosa, ma battere la Juventus, al termine di una partita dominata in lungo e in largo, si concilia alla perfezione con l’impagabile sensazione che regala la fede “sangue e oro”.

Impettito ed inorgoglito per aver ammirato la migliore Roma targata Garcia, non posso che celebrare il successo in quella che, per quanto mi riguarda, è la Partita, più di tutte le altre, derby compreso.

Come detto, il commento della gara di ieri è presto detto: per 80-85 minuti una sola squadra in campo, la Roma appunto.

Finalmente impreziosita dalla presenza di un centravanti vero (Dzeko), da un terzino sinistro (Digne) arrivato sul fondo, in metà partita, più di quanto i suoi predecessori avessero fatto in tutte le stagioni precedenti, la Roma è apparsa squadra autoritaria fin dai primi minuti.

Le accelerazioni di Salah, la straripante presenza fisica di un Naingolaan formato gigante, le geometrie di Keita, le magie di Pjanic e Szczesny, l’equilibrio di Iago Falque, la solidità di Florenzi, De Rossi e Manolas le altre gemme di una squadra praticamente impeccabile, in cui è impossibile dispensare voti sotto la sufficienza.

Superfluo raccontare la cronaca della gara e persino rammaricarsi del “solito” rigore netto negato dopo 2 minuti di gioco; questa Roma ha rasentato la perfezione e come tale va esaltata, fermo restando che per lottare al vertice bisogna crescere ulteriormente in personalità e continuità di gioco.

In attesa di altri esami al cospetto delle cosiddette  “piccole”, di quelle squadre che arroccandosi dietro fanno emergere la poca imprevedibilità di una manovra giallorossa che abbisogna di spazi che “le provinciali” non concedono, la sosta sarà da sfruttare, non per incensarsi, ma per aumentare la propria consapevolezza ed autostima.

Non inganni, inoltre, la poca Juventus vista ieri; i bianconeri, rinvigoriti dai recuperi degli infortunati e dall’integrazione dei nuovi arrivi, restano la squadra da battere.

Anche in una delle partite più difficili degli ultimi anni ed in dieci non hanno mai mollato; mentre altre squadre sarebbero incappate nella più classica delle imbarcate, “loro” hanno addirittura sfiorato il pareggio.

Proprio la non impeccabile gestione del doppio vantaggio e della superiorità numerica è l’unico neo di una Roma stratosferica per larga parte della gara.

Imperdonabile, in questo senso, l’errore in disimpegno che ha autenticamente rimesso in partita la Juventus, come entusiasmante il volo di Szczesny che ha evitato il 2-2 in pieno recupero.

Provo angoscia al sol pensiero di Bonucci che, con tutta la supponenza gobba, gonfia la rete e festoso si avvia verso il vicino spicchio di stadio riservato ai supporters juventini; sai che beffa atroce per tutti i tifosi romanisti già in tripudio per un risultato praticamente archiviato?

Eh sì, quella del difensore di Allegri che fa il segno di “pulirsi la bocca” sarebbe stata la copertina di un pareggio immeritato, ma che avrebbe dato un colpo psicologicamente letale ad ogni potenziale ambizione futura degli uomini di Garcia.

Per fortuna, invece, indelebili ed esaltanti immagini copertina di una vittoria strameritata restano quelle tinte dai colori e dagli interpreti giusti: la pennellata su punizione di “Giotto” e l’incredibile colpo di testa di “ghiaccio bollente”, incurante della non proprio amichevole pressione di quell’altro simpaticone di Chiellini.

Il goal del numero nove, la sua caparbietà nel difendere la palla ed insaccarla alle spalle di Buffon è l’istantanea simbolicamente più emozionante, quella da “appendere” in stanza per celebrare una vittoria comunque memorabile.

L’ostinazione del puntero giallorosso che mantiene alle spalle il proprio diretto marcatore e sembra voler dire “questa, caro Chiellini non la prendi neanche con la scala” indica la strada da seguire per appropriarsi dell’atteggiamento giusto, quello “cattivo” che serve a vivere una stagione da protagonista.

In un ambiente romano poco avvezzo ai successi ed in cui per lottare al vertice non basta essere forti, ma occorre essere perfetti, dio solo sa quanto ci sia bisogno di certe convinzioni.

Senza sognare troppo, è ora tempo di godere all’inverosimile, per averli battuti e persino asfaltati.

Chapeau, grande Roma!