SAVELLI – ANNO ZERO
L’ufficializzazione della data fissata per le prossime elezioni amministrative che si terranno il 24-25 maggio 2026 apre una fase elettorale caratterizzata, almeno in questo momento, dal consueto dibattito preliminare all’interno dei diversi contesti territoriali chiamati alle urne.
Il tempo delle elezioni finisce così per animare, ulteriormente, ogni angolo urbano, anche e soprattutto i piccoli centri abitati, quali ad esempio Savelli, dove le prossime elezioni comunali rappresentano occasione quanto mai ghiotta per riappropriarsi del lato più sano del vivere democratico.
E mentre ci si prepara ad andare a votare, ogni paesano, residente e non, finisce per l’essere risucchiato dal tran tran dialettico e sociale che tale appuntamento si porta appresso.
Oggi, che il paese vive forse il tempo più critico della sua storia recente, come ieri, quando, elezioni più partecipate e coinvolgenti finivano per lasciare strascichi parecchio profondi e duraturi.
In questa fase di schermaglie iniziali, sono gioco forza obbligato a dire la mia.
A scanso di equivoci, comunico di aver declinato proprio in questi giorni l’invito a candidarmi alla carica di primo cittadino del mio paese d’origine.
Nel ringraziare quanti mi hanno proposto questa nuova avventura, ribadisco quanto detto loro: alla base della mia scelta, motivazioni di carattere strettamente personale che mi impediscono di poter dare quel contributo che ritengo invece necessario per programmare una eventuale esperienza credibile in tale ambito.
Ci sono così tanti motivi per non poterlo fare che sarebbe fin troppo lungo stare qui ad elencarli tutti. Mi limito a dire che in questo momento, dopo anni che “vado letteralmente a tutta”, ho voglia di fermarmi un attimo per stabilire le future priorità, personali e professionali.
Dinnanzi a tutto questo, il resto passa in secondo piano, anche il paese natio.
Savelli è una piacevole attrazione, resterà sempre tale anche se la frequento poco o nulla, ma ad oggi non è assolutamente una di quelle priorità. Non perché la sottovaluti, esattamente per il contrario.
La candidatura a Sindaco è stata una possibilità a cui ho lavorato in passato (nel 2008 credo fosse il mio momento e non se ne fece nulla per colpe non mie), ma che oggi non sento in alcun modo attuale.
Perché sono fuori contesto (non vivo a Savelli da anni), perché sento si tratterebbe di una mera forzatura, perché è un qualcosa di non programmato; almeno non nei modi e nei tempi richiesti per poter affrontare al meglio una avventura di cotanta importanza.
In altri termini, manca tutto: stimoli, voglia e possibilità. E non si tratta di vincere o non vincere, di poter essere o meno presente, o di altro ancora. Si tratta semplicemente di essere razionali e obiettivi.
L’auspicio, guardando da spettatore, è che, in questo clima arroventato da vicissitudini oramai tristemente note, chi decida di “scendere in campo” possa farlo in maniera propositiva e condivisa. Possibilmente unitaria.
Mettendo da parte divisioni e contrapposizioni, l’obiettivo che dovrà orientare tutti gli aspiranti amministratori è quello di andare oltre gli egoismi per concepire una visione comune di una Savelli che ritorni ad essere quanto meno vivibile.
I margini per operare, seppur ristretti, ci sono ancora; l’importante è concentrarsi su un paio di questioni primarie (la gestione della risorsa idrica ad esempio) provvedendo a ripristinare la cultura di cittadini e contribuenti che si assumono l’onere di partecipare alla vita di comunità, ricevendo, di contro, adeguati servizi a livelli minimi da ritenersi dovuti in quanto essenziali.
Il resto non potrà venire che inevitabilmente da sé, quale logica conseguenza di basi solide costruite a tempo debito.
