ATTACCO ALLA LIBERTA’

L’attacco alla sede romana della Cgil dei giorni scorsi obbliga a dover rivolgere uno sguardo alle reazioni, oltre che alle motivazioni, che si accompagnano, più o meno legittimamente, ad un evento di tale portata.

Come avviene quasi per abitudine, in una società virtuale che ha oramai definitivamente staccato il proprio legame dalla realtà della vita vissuta, i social sono il termometro di una capacità analitica che definire dubbia è perlomeno eufemistico.

Ci sono, infatti, accadimenti che richiedono spirito di analisi, critico se necessario, ma comunque attinente, costruttivo, pertinente e mai, in alcun modo, confusionario.

Sul fatto specifico, gli elementi di giudizio richiesti vengono a decadere sotto i colpi di quanti mischiano fra loro materie diverse, nel rispetto di una strategia del disordine dilagante che, per mezzo di una impersonale tastiera, non produce tuttavia risultati di rilievo.

Per sgomberare il campo da qualsiasi dubbio, bisogna pertanto, come di consueto, recuperare il filo del discorso, fissando alcuni paletti comunque inoppugnabili.

Premessa: ogni manifestazione che si conclude in atti di violenza va immediatamente condannata, al di là di quali possano essere i contenuti delle rimostranze di fondo e indipendentemente da quale parte di opinione pubblica quelle stesse proteste provengano.

La condanna deve essere altresì unanime, senza distinguo, senza se e senza ma.

Al pari, qualsiasi gruppo di persone si muova sotto l’egida di saluti romani, che organizzi spedizioni punitive nel nome di reminiscenze di regime, va invece combattuto ed anche con estrema decisione, senza tentennamenti di sorta.

Perché se essere contro ogni forma di dittatura è umano, se prendere le distanze da moti reazionari è doveroso, da qualsiasi parte essi stessi provengano, essere antifascisti è semplicemente italiano, costituzionale, democratico, liberale.

Un principio che deve accomunare tutti: sostenitori della sinistra, moderati e persino fans della destra, quella destra di Governo che da alcune frange più integraliste deve distaccarsi per candidarsi, realmente, ad essere destra di Governo.

Né possono condividersi coloro che a margine dell’attacco subito dal più antico ed importante Sindacato nazionale, commentano l’accaduto spostando il tiro dalla reale essenza dei fatti.

La storia ci insegna che anche il “ventennio” ebbe inizio con l’attacco ai rappresentanti sindacali del tempo.

I sindacati, fin dalla loro nascita, avranno fatto cose buone e meno buone, hanno ottenuto conquiste e magari, subito dopo, disperso, almeno in parte, lo spirito originario.

Come in tutti i contesti, esistono tuttavia i sindacalisti ed i sindacati buoni e quelli meno buoni; accade così dappertutto: nei partiti di ieri e di oggi, a lavoro, in Chiesa, per strada, fra vicini di casa, in famiglia.

Motivo per cui, generalizzare è di per sé sbagliato; oltre che non azzeccarci granché, nulla aggiunge al fatto in oggetto se non ribadire il più grosso problema del vivere italico odierno.

Quel diffuso senso di onnipotenza che per mezzo dei social vede cittadini convinti di poter parlare di tutto e del contrario di tutto, di politologi e critici provetti che mettono in mezzo argomenti quando invece ci sarebbe di discutere di altro, a partire dalla realtà vera e da quei problemi che invece meriterebbero attenzione.

Una volta si soleva dire, per un tema non svolto nel migliore dei modi, che si era “andati fuori traccia”.

Gran parte dei commenti della rete, su questa questione come su quasi tutte le altre del quotidiano di questo tempo, sembrano invece fatti apposta per non voler rispettare la traccia.

Ne viene fuori una situazione in cui spesso il contenuto reale delle cose si mischia a considerazioni secondarie, del tutto fuori luogo, non giustificabili, in ogni caso non suffragate da alcunché.

È uno scenario dove chi ha spirito critico ed intende fornire il proprio contributo si allontana dalla discussione, non vi partecipa, si astiene o al massimo se ne occupa in maniera disinteressata.

In un contesto del genere, ha ragione semplicemente chi è più bravo a comunicare, pazienza se quel che dice è spesso prossimo al nulla o, nel migliore dei casi, mal supportato da fatti e motivazioni ben solide.

Cambiare decisamente prospettiva è unica strada per fronteggiare questo attacco, così come tutti gli altri attacchi che apparentemente banali sono veri e propri attacchi alla libertà…