SAVELLI – LA SAGRA CHE NON C’E’
Come prevedibile, ha destato parecchio scalpore la decisione, adottata dall’Amministrazione Comunale di Savelli, di non organizzare il tradizionale e rinomato appuntamento autunnale della Sagra della Castagna.
Contrariamente a quanto avvenuto in passato, quando mi sono mostrato critico, talvolta anche esplicitamente, rispetto ad un percorso amministrativo che fin qui ha oggettivamente azzeccato poco o nulla, mi sento stavolta di poter condividere la scelta operata.
La prudenza, da dover necessariamente rispettare in un periodo che, bontà di tutti, è sicuramente fra i più delicati della storia dell’umanità intera, imponeva una scelta che tenesse conto dei potenziali pericoli derivanti dagli assembramenti che con la Sagra si sarebbero inevitabilmente verificati.
Ciò, in un paese che non può permettersi, più di altri, di correre rischi derivanti dall’afflusso indiscriminato ed incontrollato di persone provenienti da ogni parte della penisola, basta a giustificare la strada intrapresa, certamente orientata dalla volontà di voler evitare ripercussioni dagli effetti potenzialmente ben più pesanti delle ricadute negative, pur innegabili, che derivano dalla mancata organizzazione della festa più nobile e conosciuta.
Encomiabile, finalmente, la reazione, anche se quasi esclusivamente virtuale, dei cittadini savellesi, residenti e non, che, come detto, si sono scatenati in commenti talvolta contrastanti e diametralmente opposti che hanno comunque delineato i tratti di un confronto/dibattito fervido ed acceso.
Ben venga la discussione sulla Sagra, ben vengano le opinioni divergenti su chi è favorevole alla scelta comunicata e/o a chi, contrariamente, la pensa diversamente.
Ma siamo sicuri che l’energia e la benefica adesione mediatica non la si possa indirizzare verso problematiche ben più attuali, delicate e degne di essere perciò appassionatamente affrontate?
Senza voler approfondire, a me ad esempio ne sovvengono parecchie.
La prima riguarda una questione salita di recente alla ribalta delle cronache paesane, quella che riguarda l’annosa querelle legata alla gestione delle risorse idriche.
Perché questa bellissima partecipazione, condita da adeguate critiche e da altrettante proposte, non la riserviamo a questa tematica che è sicuramente ben più cruciale della Sagra che non si svolge?
Perché non iniziamo, magari tutti insieme, magari da posizioni contrapposte, a chiederci come risolvere l’atavico problema di una razionale gestione della risorsa primaria per eccellenza, a discutere di monitoraggio delle reti idriche e dell’ambiente ad esempio (qualcuno in passato lo ha fatto pur rimanendo inascoltato), ad argomentare su possibili modalità di rifacimento delle condutture e ad analisi reale della situazione in essere?
Ed ancora, perché nessuno o pochi si sono chiesti, in questo periodo o in altri, di emergenza e non, se davvero è sostenibile una gestione che equivale, di fatto, ad una non gestione e non convenga piuttosto spendersi, come cittadini prima che come istituzioni, per pretendere di pagare il dovuto magari in cambio di un servizio finalmente efficiente?
Ed infine, perché non archiviare l’edizione mancata della Sagra chiedendo, convintamente, a chi ci amministra che i fondi di bilancio, eventualmente destinati alla festa, non siano adeguatamente orientati alla predisposizione di un opportuno piano di protezione civile che ci consenta di non poter maledire la neve, l’inverno e le nefaste intemperie che di qui a poco torneranno a farci visita?
Magari potremmo accorgerci che partecipare è bello ed appassionante, su queste come su altre materie.
Si tratterebbe certo di disquisire di un paese che c’è, anche quest’anno che la Sagra ha finito per non esserci…
