L’ANIMA DEL CHIOSCO
Anno orribile sotto molti punti di vista, questo 2020, a Savelli, passerà tristemente alla storia anche come un periodo di angosciose ed inaspettate perdite di autentiche “istituzioni” del vivere nostrano.
Nella giornata di oggi, presso l’Ospedale Annunziata di Cosenza dove si trovava ricoverato da più di due settimane, è venuto a mancare Salvatore Balsamo, per tutti Cioccone.
Ci lascia un altro pezzo, indiscutibilmente portante, della Savelli di tutti i giorni, quella che è insospettabilmente confidente ed amica, quella che presenza, costante ed inesorabile, lo finisce per diventare anche ben oltre il prevedibile.
Se ne va una persona verace, di quelle che riescono a vivere con la schiena dritta in una terra in cui ci si vende per poco o nulla, che ci mettono sempre la faccia in un contesto in cui nascondersi è praticamente la regola, di quelle che si muovono con coerenza e fedeltà alla causa quando tutto ciò che ti circonda è invece facilmente influenzabile dallo “spirar del vento”.
Per dire cosa abbia rappresentato Cioccone, basterebbe scorgere le centinaia di bacheche virtuali di giovani e meno giovani savellesi, residenti e/o di origine, che in questo momento di profondo cordoglio, ciascuno a proprio modo, hanno voluto riservargli un pensiero commosso e sincero.
Sono quelle generazioni intere di ragazzi, originari di questa terra che, provenienti dalle parti più disparate della penisola, al fianco del Cioccone sono letteralmente diventati uomini, divertendosi e confrontandosi, pur sempre nella goliardia di una vita che è sempre stata condivisione e rispetto.
Per chi, come me, la “movida savellese” degli ultimi anni l’ha vissuta solo di striscio, non fosse altro che per ragioni anagrafiche, il Ciok, come usavo affettuosamente chiamarlo, non è solo il ghigno beffardo che ti accoglie e ti accompagna in una serata fra amici, anche attempati, al Chiosco, ma anche altro, momenti di vita che scorrono fulmineamente in questo tempo di commiato.
Ecco perché, nel rendergli doveroso omaggio e nell’esprimere le mie più sentite condoglianze a tutta la sua famiglia, più che ricercare il filo nostalgico con cui imprimere il ricordo di una persona cara, in un momento di tristezza nel quale serve dar voce a ricordi ed emozioni, affido agli aneddoti che mi legano a lui il compito di poter raccontare.
La memoria ritorna così alle piacevoli ed estenuanti serate al Millennium, le partite a carte d’inverno, i rimbrotti per una giocata sbagliata, quel locale così piccolo che ci faceva sentire così tremendamente grandi, i panini con wurstel, i toast, le birre alla spina, il senso di un luogo cosi benevolmente accogliente come altrettanto lo è stato il Chiosco, luogo simbolo del volto più frizzante della Savelli di oggi.
Ma anche ad un Capodanno da festeggiare, raccolti e felici, urlando e cantando come se non ci fosse un domani, ad una partita vista insieme, al senso di una discussione che, seppur quasi sempre da posizioni diverse, odorava di stima e di confronto autentico.
Sono istanti indelebili di vita vissuta, conditi di calcio e politica ad esempio, le nostre comuni passioni, quelle che si riusciva a vivere con trasporto assoluto e che ci vedevano discutere, talvolta anche alzando i toni, pur sapendo che il rispetto, reciproco, andava ben oltre quello che ci si esprimeva.
La mente va così ad una delle poche volte in cui eravamo dalla stessa parte, quella campagna elettorale del 2003, in cui nei tuoi “exit poll”, impressi in quella mitica agenda marrone, sbagliasti clamorosamente i pronostici sulla performance del sottoscritto con tanto di annessa “ammissione” del fatto di aver inaspettatamente “toppato”.
O, ancora, a quella fantastica domenica di Caccuri, tua prima ed unica giornata da mister del Savelli, in cui una mia ingiustificata espulsione le tue irrefrenabili e reiterate proteste ti valsero quella squalifica che, come tu amavi abitualmente raccontare, coincideva con “la fine di una carriera gloriosa per colpa mia”.
E dentro ci sarebbe anche tanto altro, la tua passione bianconera, quella così tanto non condivisibile così come innegabilmente capace di racchiudere, fino in fondo, molto, se non tutto, di ciò che eri.
Un uomo schietto, affidabile, sempre pronto a schierarsi, uno che amava dire la sua, uno di quelli, bontà sua, che un’opinione ce l’aveva ed era sempre pronto a difenderla strenuamente.
Potessi avere l’opportunità di scambiare qualche altra chiacchiera con te, come molto frequentemente accaduto, ti confermerei ancora, sorridendo come sempre, che anche se leggi tutti i giorni il Tuttosport, di calcio non ne capisci granchè.
Ne approfitterei, però, per ribadirti di una stima autentica.
Ciao Ciok, riposa in pace…
