SAVELLI COVID – FASE 2

Mentre da fonti governative trapela la volontà di non voler allentare le restrizioni da “lockdown”già in vigore fino al prossimo 3 maggio, su tutto il territorio nazionale, il sopraggiungere della bella stagione e le notizie di una curva dei contagi in leggera flessione, ripropone, in chiave ancora più stringente, il tema, parecchio delicato, sulla convivenza fra quarantena forzata e necessità di poter riprendere, gradatamente, il senso di una vita “normale”.

Se appaiono comprensibili le preoccupazioni dei molti imprenditori ed esercenti commerciali costretti ad una serrata prolungata che mette a dura prova il destino futuro di migliaia di attività sparse per tutta la penisola, nessuna giustificazione può essere addotta per tutti coloro che sono pronti a disattendere le norme imposte solo per dimostrare il proprio coraggio, la propria temerarietà e la propria spavalderia.

O, semplicemente, perché annoiati e stanchi di restare in casa, quasi come se essere confinati dentro le proprie mura domestiche sia una condanna senza via d’uscita.

Considerato, infatti, che il calo dei contagi è ben al di sotto di quanto fosse lecito prevedere, che la luce in fondo al tunnel è per il momento solo una speranza, che il virus continua a muoversi silenziosamente sulle gambe di milioni di possibili “asintomatici”, adesso, più di prima, sarebbe invece tempo di stringere i denti, di compiere gli ultimi sforzi, di serrare le fila, di rinunciare ad un altro pezzo della propria egoistica libertà e di continuare a non abbassare assolutamente la guardia.

Un diktat che vale per la Lombardia, dove la situazione è molto più drammatica che in altre parti, vale per il Nord, dove i numeri continuano a richiedere l’assunzione di precauzioni costanti, ma si può tranquillamente estendere a tutta Italia.

Anche a quelle zone, quali il Sud, ad esempio, la Calabria, la nostra Provincia, il nostro piccolo centro abitato, nelle quali, numeri apparentemente meno cospicui non devono fare assolutamente perdere di vista l’obiettivo: consolidare la limitatezza di diffusione del virus per non dover fare i conti con difficoltà strutturali, sociali e sanitarie, solo per citarne alcune, che una crescita dei contagi, dovuta ad un eventuale allentamento non ragionato ed indisciplinato, potrebbero causare.

Sarò stato fin troppo prudente o più semplicemente cauto, ma è dal 13 marzo scorso che, grazie alla possibilità di poter lavorare in smart working o lavoro agile che dir si voglia, sto trascorrendo la mia quarantena in quel di Savelli.

Nel rispetto di dettami governativi improntati al distanziamento sociale quale preminente forma di contenimento del diffondersi del Covid-19, il mio isolamento è stato pressoché totale, ben oltre le fisiologiche precauzioni.

Visto l’integralistico distacco, iniziale ed ancora in corso, dagli stessi familiari con i quali convivo, dovessi giudicare il mio isolamento casalingo, del tutto volontario ed auto imposto, lo definirei, appunto, esemplare.

Come esemplare è stato quello messo fin qui in atto da tutta la comunità paesana.

Modifiche ad abitudini conviviali e familiari consolidate, rispetto diffuso delle regole, ottimo lavoro fin qui svolto da istituzioni e forze dell’ordine, senso di responsabilità di lavoratori pendolari capaci di sacrificarsi per non mettere a repentaglio la salute dei propri cari, senso civico del dovere per la tutela dell’incolumità di tutti, sono stati fin qui i mezzi con i quali la quotidianità savellese ha voluto e saputo affrontare l’impatto con questo tempo di incertezza.

Ne è derivato il senso di un paese che ha cercato di affrontare l’emergenza limitando, in larghissima parte, gli spostamenti ad esclusive e comprovate esigenze lavorative ed alimentari, snaturando il senso stesso di una consueta e radicata vita sociale che, seppur già di per sé soporifera, a queste latitudini è stata sempre e comunque presente pur dovendo fare i conti con l’inesorabile calo demografico degli ultimi decenni.

A quello stesso paese è ora richiesto di continuare a perseguire quella strada, senza farsi in alcun modo attrarre da ancora non tempestive ipotesi di “mollare la presa” e di sciagurati tentativi di riappropriarsi, indebitamente, di una ripresa ancora non possibile.

La posta in palio è infatti ancora elevata, la partita non ancora conclusasi, la minaccia non del tutto ancora scampata.

Rinunciare oggi ad una passeggiata di troppo, non farsi ingolosire dal sole primaverile che inviterebbe ad uscite fuori porta ed a quelle “vasche” lungo il corso che vi assicuro mancano a tutti è, sotto questo punto di vista, l’ulteriore modo per salvaguardare la salute propria e dei propri cari.

Viviamo in un contesto che non può e non deve permettersi distrazioni, perché ad elevata presenza di una grossa fetta di popolazione “anziana” e perciò ad alto rischio, perché paese periferico, perché paese fin troppo piccolo e potenzialmente indifeso dinnanzi ai rischi che questa situazione si porta ancora dietro.

Nè ci sono scusanti per quanti intendono impropriamente discostarsi da obbligati ed ancora richiesti percorsi di prudenza.

Tutti i nostri negozi di generi alimentari, mostrando i contorni di una insospettabile organizzazione, si sono attivati per consegne a domicilio a dir poco provvidenziali,  i presidi medici fissi e periodici, come la farmacia di paese, continuano a garantire una preziosa e costante azione sul territorio.

Insomma, nessuna scusa è lecita per farsi abbindolare da ipotesi di condotte autonome che invece sembrano paventarsi all’orizzonte, almeno stando a quelle che sono le classiche voci di corridoio che narrano di un paese in cui la mobilità sembra essere fin troppo cresciuta, negli ultimi giorni, rispetto ai tempi di maggiore attenzione.

Lavorate, in casa o recandovi sui rispettivi posti di lavoro, andate a fare la spesa, ma solo se strettamente necessario e se non volete ricorrere ai servizi posti in essere dagli esercizi che vendono beni di prima necessità, riappropriatevi dei vostri affetti, ritornate a rivivere le vostre famiglie, mettetevi a rimettere in ordine  casa, coltivate un hobby posseduto o, nel caso, cercatene uno nuovo.

E se non è possibile, leggete, documentatevi, perdetevi nei social, guardate la tv, smanettate sullo smartphone, dilettatevi a contattare telefonicamente amici e parenti anche solo per un saluto, affacciatevi dal balcone, chiacchierate da lontano con qualche sporadico passante, sedetevi al sole e godetevi i bagliori di primavera.

Ma restate a casa, ora come prima, oggi più di ieri.

Se invece siete alle prese con lo stop della vostra attività commerciale, anche se mi rendo conto che per voi più di tutti la situazione appare difficile, non abbattetevi; sfruttate questa pausa forzata per ripensare la vostra offerta alla luce di una ripresa che sarà certamente diversa dal vivere quotidiano a cui tutti eravamo abituati, pensate a come poter riadattare gli spazi, programmate la ripartenza, progettate soluzioni alternative, ingegnatevi.

Ed infine, indossate, tutti, indistintamente, le mascherine nelle vostre sortite esterne, attuate e rispettate rigorosamente i dettami in materia di distanziamento sociale, evitate, e/o continuate a farlo, qualsiasi forma di assembramento.

Non è ancora tempo di normalità, chissà se lo ritornerà mai ad essere, non lo è di certo ancora, non lo è sicuramente adesso…