10, 100, 1000 NICOLA FAZIO

Dovessero attribuire, più o meno idealmente, un premio per la costanza di intervento, la vastità dei temi trattati ed il coraggio di esprimere un’opinione, per strada o su Facebook, la palma del numero uno, a Savelli e dintorni, nell’ultimo periodo e non solo, spetterebbe di diritto a Nicola Fazio.

Tralasciando ogni considerazione di carattere personale che, per quanto mi riguarda, sarebbe comprensibilmente di parte, visto il legame affettivo che ho da sempre con Nicola e tutta la sua famiglia di origine, pur non volendo entrare direttamente nel merito delle questioni che egli tratta, dal vivo quanto sui social network, dovessi esprimere la mia opinione, generalmente e senza tentennamenti, concluderei che la Savelli di oggi avrebbe appunto bisogno di dieci, cento, anche mille Nicola Fazio.

Premetto che non sono sempre stato, né ovviamente potrò essere, in totale sintonia con i contenuti espressi da Nicola, a livello di politica nazionale e locale (i temi a lui più graditi) soprattutto.

Talvolta, tendo anche a dissentire sulla frequenza dei suoi interventi e, come peraltro già fatto in passato, tendo anche a consigliargli di desistere dal continuare “a predicare nel deserto”: il gioco non vale, infatti, la candela.

Per questo, confrontandomi con lui, ho avuto quindi modo di manifestargli, più volte e convintamente, il mio pensiero, anche quando la mia opinione era diametralmente opposta alla sua (fatto verificatosi poche volte a dire il vero).

Conscio tuttavia che proprio la diversità di vedute e di prospettive dovrebbe rappresentare linfa vitale di una comunità seppur infinitamente ridotta quale è quella paesana di oggi, a Nicola riconosco tuttavia il principale merito di avere un’opinione, cosa non da poco, e di saperla manifestare in maniera frizzante, aperta e comunque civile (altro aspetto non del tutto secondario, anzi).

Una evenienza quasi scontata, ma che in un contesto sempre più involuto come quello savellese odierno, rappresenta una qualità indiscussa, che si può rinvenire in pochi, laddove, invece, la mancata esposizione di un’idea e il non voler difendere strenuamente una convinzione, coincide, quasi sempre, con meri calcoli opportunistici finalizzati ad esclusivi scopi egoistici.

Se quindi, come detto, la si può pensare diversamente, anzi talvolta la si deve pensare diversamente da Nicola Fazio, buona regola di pacifica convivenza, nella realtà di tutti i giorni come in quella gran bagarre che quotidianamente diventano i social, è che all’altrui pensiero ci si contrapponga costruttivamente, mettendo in risalto le proprie convinzioni e, se possibile, confutandole.

Vale un po’ come regola generale di vita, vale, più banalmente, per le quotidiane riflessioni che Nicola Fazio ha il merito di porre all’attenzione del dibattito dell’opinione pubblica paesana o, se preferibile, di quel poco che di questa resta dopo decenni di lesa maestà in cui il convincimento “maggioritario” è stato da sempre considerato il migliore anche quando non lo era affatto.

A Nicola Fazio, in molti, persino i più rimprovereranno di essere polemico e insofferente, di aver sempre da ridire, che non gliene va bene una.

Io invece a Nicola, bontà sua, continuerei a dire di mantenersi sempre così attento e di preservare questo coraggio, ma soprattutto di continuare a documentarsi, perché sostenere una tesi, specie se questa incontra pregiudizi a prescindere, richiede gioco forza il supporto delle idee e di un sapere approfondito e ricercato.

A coloro i quali invece a Nicola intendono contrapporsi, aggiungo giustamente, sul piano dialettico quanto sul piano dei contenuti, consiglierei invece di pronunciarsi su fatti, di pensarla, se lo ritengono opportuno, in maniera esattamente contraria a quanto affermato e sostenuto da Nicola, ma di poterlo e doverlo fare in nome di una ragione costruttiva, non di una posizione predeterminata da difendere, magari ad ogni costo, anche quando questa risulta oggettivamente insostenibile.

La voce critica è giusto che esista in ogni dove; è addirittura necessario che esista in un paese che, seppur sempre più piccolo e periferico, deve potersi confrontare e, se necessario, unirsi sulla bontà delle condotte che orientano un’azione, giammai sull’unanimismo e su un’egemonia di pensiero maldestra e fine a sé stessa.

Ogni riflessione, alternativa, quindi altrettanto rispettabile, deve tuttavia mantenersi sui binari di un confronto schietto e acceso, ma mai travalicare rispetto alle questioni trattate, specie se lo sconfinamento finisce nella sfera personale di ciascuno che, come tale, è limite insormontabile e finanche prezioso per quanto non degno di essere esplorato, tanto più da pulpiti inconsueti che solo perché tali non hanno alcun diritto di poterlo fare.

A pelle, nel frattempo, io continuo a preferire chi la sua la dice sempre e comunque, tanto più se quella idea la continua a professare pur sapendo di essere impopolare e bersaglio di disapprovazione talvolta esagerata per non dire ridicola.

Ne servirebbero tanti di questi esemplari; l’auspicio è non si tratti di una specie in via di estinzione…