300 VOLTE TOTTIIIII…
Nell’ennesima Roma targata Garcia che quando deve spiccare il volo dimentica le ali, c’è il solito ragazzo di 39 anni, con la 10 sulle spalle e la fascia di Capitano al braccio che segna la rete numero 300 con la maglia giallorossa, incastonandosi ancor di più in quella leggenda che gli apparterrà in eterno.
Superfluo dire di chi sto parlando: Francesco Totti, per alcuni (compreso il sottoscritto) il più forte calciatore italiano di tutti i tempi, per tutti noi romanisti, il più forte calciatore che abbia mai vestito e che probabilmente mai vestirà i colori dell’As Roma.
Il filo conduttore che lega il primo goal (Roma-Foggia 1-1 stagione 1994-1995) e l’ultimo, contro il Sassuolo, profano perché segnato in fuorigioco e per questo neanche quasi festeggiato, è lungo più di 20 anni, giusto il tempo di una storia d’amore con i colori portati da sempre dentro con orgoglio e passione.
Rinviando il tempo delle celebrazioni ad un giorno sempre più malinconicamente vicino, se chiudo gli occhi, i 300 goal di Totti li ricordo, uno per uno, con assoluta accuratezza: sono un mix di classe cristallina, di eleganza autentica, di puro genio calcistico abbinato alla dote di saper fare sempre la cosa giusta e di farla, quasi sempre, in maniera straordinaria.
Nel chiedere quindi idealmente scusa ai suoi assist decisivi, alle giocate di prima con gli specchietti retrovisori, marchio di fabbrica esclusivo in un calcio moderno a cui ha saputo rubare un tempo di gioco, i suoi goal e numeri delineano i contorni di un fuoriclasse immenso.
Numeri dicevo; basta ricordarne qualcuno per imprimere la grandezza di Francesco Totti: 590 presenze in serie A e 244 goal (Piola ne ha 30 in più, troppi); 55 presenze in Coppa Italia e 17 goal; 5 presenze in Supercoppa Italiana ed 1 goal; 55 presenze in Champions League condite da 17 marcature; 38 presenze e 21 reti in Europa League.
Ancor più sublime è il ripensare alla qualità di gran parte delle marcature: il goal al volo di sinistro in Roma-Udinese nell’anno dello Scudetto, il “cucchiaio” a San Siro dopo essersi bevuto mezza Inter (stagione 2005-2006), il sinistro al volo contro la Sampdoria del novembre 2006 (per me il goal più bello della sua carriera) solo per citarne alcuni.
Ed ancora il tocco che batte Antonioli dopo la cavalcata in slalom contro la stessa Sampdoria (2003-2004), la danza in area contro difensori del Torino saltati come birilli (2001-2002), il pallonetto all’incrocio contro l’Empoli (2003-2004) il destro a rientrare contro la Juventus a Montero umiliato, le tre punizioni nella doppia sfida di Coppa Italia contro il Milan (stagione 2002-2003).
Accanto a quelle di pregevole fattura, vi sono poi quelle da raccontare ai nipotini per ciò che rappresentano.
Fra tutte ovviamente quella del 17 giugno 2001, il destro che batte Buffon e che spiana la strada verso la vittoria del tricolore, quel destro di rabbia seguito dalla sfrenata corsa verso la sua Sud a dirci: “questo è vostro”.
C’è poi il pallonetto da 25 metri a Peruzzi nel derby stravinto per 5-1 della stagione 2001-2002, il sigillo al Bernabeu del 2002 con il pubblico che si alza in piedi al momento della sua sostituzione, l’altra doppietta europea dello stesso anno in quel di Valencia, il centesimo goal nel 5-1 contro il Parma (2004-2005), il goal al Lione che regala i quarti di Champions nella stagione 2006-2007, la rasoiata a velocità iperbolica contro la Juventus del febbraio 2013.
Ci sono i goal nei derby, quelli che valgono un’esultanza sempre nuova ed irriverente verso i malcapitati cugini, quello già citato del “6 unica”, quello del “Vi ho purgato ancora”, la doppietta del 2010-2011 del “The King of Rome is not dead” oltre che la doppietta della stagione scorsa (secondo goal di rara bellezza) decisiva nella sofferta conquista del secondo posto.
Al di là della completezza, sono convinto di dimenticarne qualcuno, ed al di là dell’eccelsa qualità complessiva, i goal da ricordare di Totti sono però tutti.
Ogni rete del Capitano, infatti, compreso il goal a porta vuota o dal dischetto, ogni sua giocata peraltro mai banale, è memorabile semplicemente perché è una giocata di Totti, il gladiatore che incarna splendidamente il suo popolo, simbolo moderno ed indissolubile della città Eterna.
Anche e soprattutto oggi che Totti è un giocatore normale (si badi bene che a quell’età nessuno lo è), per il traguardo raggiunto, il Capitano va soltanto applaudito, in attesa di rendergli l’omaggio che si riserva solo ai grandissimi quando sarà tempo debito.
La standing ovation ideale ha le sembianze di un motivo conosciuto: è il suo goal numero 300 con la maglia della Roma, è il goal del “bimbo de oro”, è il goal del simbolo di Roma e della romanità, è il goal del capitano giallorosso…..Con il numero 10, Francesco:
TOTTIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII…..
