MILÀN L’È SEMPER UN GRAN MILÀN!

Milano_vista_Futuro

Qualche anno fa, uno striscione esposto dai tifosi romanisti nel settore ospiti dello stadio San Siro, recitava testualmente: “ogni volta che vedo Milano ringrazio Dio di esser nato romano“.

Al di là della passione che mi accomuna a quei tifosi, dissento totalmente dal contenuto di quella espressione, goliardica sul piano sportivo, per quanto, a mio parere, inesatta.

Adoro Roma, ne rimango affascinato ogni volta che le faccio visita, mi colpisce l’atmosfera di eternità e magnificenza che riesce a trasmettere, adoro constatare quanto si mantenga immortale nel tempo.

Tuttavia, senza voler creare contrapposizioni di sorta che non reggono in quanto i due contesti sono profondamente inconfrontabili, credo che Milano sia, ad oggi, l’unica città italiana da poter presentare quale biglietto da visita sulla ribalta europea.

Confesso di aver frequentato poco la città meneghina ed il suo hinterland nei miei anni adolescenziali; ho rimediato negli ultimi 7-8 anni, quando le mie visite sono state frequenti ed hanno interessato diversi angoli del “milanese” e di quell’altro gioiello lombardo -padano che è la Brianza.

In ogni occasione, al di là del posto frequentato, l’hinterland, Milano e la Brianza (che io considero un tutt’uno) mi hanno regalato una crescente sensazione di funzionalità.

Saranno anche anni di crisi, anni in cui il contesto complessivo si allontana dai fasti del periodo di massimo splendore,  ma Milano, come sopra largamente intesa, è tanta roba.

“Opportunità” è l’altro termine che mi viene in mente: Milano ed il suo contorno rappresentano infatti il regno delle possibilità, immense, sconfinate e talvolta persino esagerate.

Il bello da scoprire, in ogni visita, è quanto sia possibile poter scegliere fra una gamma di occasioni che, pur con le contraddizioni tipicamente italiane, resta in linea con quelle offerte dalle migliori città europee.

Milano è semplicemente la città italiana più affascinante ed elegante, quella che regala sogni ed aspirazioni, che fa coltivare ambizioni e voglia di mettersi in gioco.

A me personalmente regala solo emozioni positive; talmente positive che quando posso, scappo da quelle parti per trascorrere i miei più desiderati momenti di vacanza e relax.

Sarà paradossale, ma è così; e così è stato anche nel mio ultimo e recente soggiorno da quelle parti.

Il periodo vissuto,  seppur breve, è stato ancora una volta intriso di istantanee da conservare e custodire alla voce “momenti da raccontare”.

Sono stati giorni intensi, vissuti al meglio grazie alla preziosa compagnia dei miei amici storici, Franco (e Rubens) ed Enzo (e signora Maria), abili “ciceroni” e comitiva sempre stimolante, oltre che di amici altrettanto cari e disponibili seppur conosciuti più di recente quali Beppe, Luigi e rispettive consorti.

Il soggiorno vacanziero è stato anzitutto utile per approfondire le mie conoscenze brianzole; una fugace visita a Seregno (la prima volta) ed un paio di rimpatriate, con i citati amici, in una Monza già visitata, ma stavolta vestita a festa per il Gran Premio d’Italia di F1, sono servite in tal senso per confermare impressioni già consolidate.

Così come ulteriormente confortante è stato rivisitare per l’ennesima volta Milano città, tanto nei luoghi simbolo (Duomo, Navigli, Castello Sforzesco e strade dello shopping per citarne alcune) quanto in altri angoli finora sconosciuti (ad esempio Villa Necchi-Campiglio e Darsena).

Se dovessi scegliere, fra le tante, le immagini attraverso le quali raccontare la mia ultima sortita milanese, non potrei però che sceglierne due.

La prima è sicuramente l’Expo, rassegna da visitare in tutta la sua universalità per coglierne il suo significato globale.

Ero scettico sulla bontà dell’iniziativa; sono rimasto invece piacevolmente colpito da quanto ammirato, seppur convinto che si poteva fare meglio in termini di organizzazione complessiva dell’evento al fine di gestire meglio il flusso in entrata.

Non ho potuto passare al setaccio tutti gli stands per evidenti motivi di budget (sarebbero serviti più giorni) e di tempo (le file erano tali da impedire di vedere tutto in una sola giornata), ma per quanto visto, posso concludere che ricorderò per sempre questa esperienza, straordinaria per quanto irripetibile.

La sensazione di aver visto qualcosa di colossale, la possibilità di aver potuto cogliere, anche solo in parte, il messaggio trasmesso, è quanto di meglio mi porto dietro dall’aver visitato i padiglioni dei vari stati, dall’essere stato a contatto con culture alimentari e climatiche eterogenee oltre che dall’aver potuto assistere ad uno spettacolo architettonico, di luci e celebrazioni (vedi Albero della Vita) di indubbio spessore.

Strettamente collegata alla prima, è l’immagine di Corso Como e delle zone adiacenti a zona Garibaldi, tipo Piazza Gae Aulenti con i suoi grattacieli o il riqualificato quartiere Isola con i suoi locali.

Anche qui, una riqualificazione urbana degna di palcoscenici internazionali, fa vivere un angolo di Milano in cui sembra di essere da un’altra parte del mondo, magari in una zona residenziale di una metropoli europea o statunitense, per quanto le nuove strutture danno il senso dell’imponenza, dell’innovazione e della sostenibilità.

È quella anche la zona della “Milano by night”, di quella movida notturna impreziosita da elementi di classe e mondanità impareggiabili, vista anche questa per la prima volta, seppur di striscio.

Di quella Milano da esportare in tutto il mondo perché in grado di farti assaporare percezioni che da altre parti sarebbero impensabili, quasi da film.

Per chi, come me, la frequenta meno di quanto vorrebbe, anche alla fine di questo viaggio Milano lascia la solita sensazione: quella di volerci ritornare il prima possibile per scoprire uno dei suoi tanti volti ancora inesplorati.

Perché  Milàn l’è semper un gran Milàn!