LA PIZZA DI CICCIO
Continua ad essere ancor emotivamente più probante questo tempo di pandemia in quel di Savelli.
Dopo aver lottato per qualche giorno fra la vita e la morte, ieri pomeriggio è venuto a mancare Francesco Tallarico, per tutti “Cicciu ru hurnu”.
Ci lascia un’autentica ed indiscussa icona del vissuto nostrano, presenza costante che ha accompagnato il tran tran quotidiano di intere generazioni di paesani.
Esponente di una storica famiglia di panificatori locali, Ciccio è stato per più di 50 anni il panettiere di Savelli.
Dapprima insieme al fratello, Giovanni Angelo, poi con l’inseparabile compagna di vita, Chiarina, al fianco della quale ha portato avanti l’attività di famiglia, in piazza Precone, dal finire degli anni ’70 fino a tutt’oggi.
Esempio di laboriosità verace ed incommensurabile, Ciccio è stato da sempre il simbolo della fatica e del sacrificio, valori di cui resterà, in eterno, personificazione emblematica ed indiscutibile.
Schietto e sincero, capace di ergersi a figura equilibrata e mai sopra le righe, Ciccio era personaggio di quelli che nascono per fare un mestiere con la vocazione di rappresentarne ambasciatore innamorato, ben oltre gli immani sforzi che quello stesso lavoro si porta dietro.
Per noi savellesi, giovani e meno giovani, questo momento di raccoglimento e di cordoglio condiviso apre indiscutibilmente il nostalgico libro dei ricordi.
Un tuffo nel passato che ha il sapore, il gusto e l’odore imperdibile del pane appena sfornato, il calore rassicurante del panificio che ristora nelle fredde giornate di inverno, la pizza al pomodoro che più la mangi più sa di buono, la “cullura” alla sardella che è prelibatezza irripetibile come in nessun altro posto al mondo.
Non occorrerà sforzarsi più di tanto con la fantasia per conciliarsi, non solo idealmente, con la piacevolezza di ogni ingresso nel suo panificio, di un suo benvenuto sobrio accompagnato da una battuta che sa di affettuoso saluto, di un profumo che rende il senso di casa almeno quanto la rassicurante sensazione delle persone che ti accolgono.
Basterà chiudere gli occhi per tornare adolescenti e ricordarsi degli interminabili pomeriggi in piazza, del ristoro di quella pizza dalle fattezze ammalianti, di un “tarallo” azzannato voracemente per riprendere forza.
Basterà poi rivedersi studenti pendolari per scorgere il senso di un nuovo giorno ritmato dall’inebriante andare di un panificio già pienamente operativo.
Che è quella luce accesa sempre e comunque, simbolo di un luogo affollato nei giorni di agosto, che è vita che si riaccende all’alba e che magari scorgi al rientro da una nottata con gli amici, che lascia intravvedere di gente che lavora anche quando per tutti gli altri è un giorno di festa.
Quel “forno” che era, resta e sarà ancora tappa obbligata per tutti, residenti ed emigrati, di quelli che gioiosamente ritornano, di coloro che sempre un po’ malinconicamente ripartono.
Se si potesse paragonare il paese ad un tempio, si potrebbe tranquillamente dire, senza paura di essere smentiti, che il passaggio a “miglior vita” di Ciccio segna il venir meno di una delle colonne più granitiche e rappresentative della Savelli di ieri e di oggi.
Per questo motivo, il senso della perdita, in questi casi ancor più profondo al di là di formali legami, più o meno diretti, di parentela ed amicizia, non può che accomunare quindi tutti coloro che hanno accompagnato il senso della propria esistenza, scandendone il tempo, con lo sfondo di una figura sempre presente, che “istituzione” lo è stata nella sostanza ben oltre il senso formale del termine.
Alla famiglia, alle figlie, ai generi, ai nipoti, ai fratelli ed alle sorelle di Ciccio vanno ovviamente le mie personali e più sentite condoglianze.
Un commiato che coincide con la certezza che d’ora in avanti quella piazza tanto cara, non sarà mai più la stessa…

Conoscevo “zio.Ciccio ” da almeno 20 anni perché era un mio cliente dell’azienda che rappresento , e ogni martedì ci incontravano per l’ordine del suo forno . Che dire , uomo d’altri tempi , una persona cordiale ed educata e umile come era lui , oggi se ne incontrano pochi . Mi dispisce tanto , voglio fare le condoglianze alla moglie Chiarina, anche lei donna dai grandi valori . Adesso il famoso forno di Savelli non sarà più come prima . 😪😪😪