LAUREE A SAVELLI

Il giorno della laurea resta, senza alcun dubbio, un evento da ricordare, anche e soprattutto, in tempi di coronavirus.

Se cambiano, gioco forza, le modalità della seduta di laurea che non avviene più secondo il tradizionale canovaccio della discussione della tesi “in presenza” dinnanzi alla Commissione, ma attraverso confronto, a distanza ed in videoconferenza, fra il tesista ed il relatore, la fine del percorso accademico è infatti appuntamento oltremodo gioioso specie in questo periodo in cui un accadimento così bello assume un sapore ancora più speciale.

Il 12 ed il 14 maggio scorsi, il momento indelebile, legato alla fine del rispettivo percorso di studi, ha riguardato, in particolare, due giovani savellesi, Santo Cuozzo e Bruno Schiafone, entrambi laureatisi, con la votazione di 110 e lode, all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro.

Innovativo ed audace, per quanto fortemente sperimentale e proteso ad associare arte e business, il percorso di tesi, dal titolo “Milton Glaser- Arte e Genialità”, proposto da Cuozzo.

Trattasi di un lavoro che prende spunto dalla campagna di comunicazione, “Tribute To Milton Glaser”, commissionata all’Accademia calabrese dalla Santero Wines, nota azienda vitivinicola piemontese, e relativa alla realizzazione di una edizione limitata dedicata a Milton Glaser, graphic designer americano, noto per la sua risaputa e poliedrica verve artistica.

Il progetto, affidato di comune accordo a Santo Cuozzo, studente presso l’Ateneo catanzarese, ha avuto il fine ultimo di creare un’edizione limitata del prodotto con l’inserimento di una nuova veste grafica, rivisitata, appunto, con le opere dello stesso Glaser.

L’associazione fra output destinato al mercato ed artista contenuta nel lavoro del tesista savellese ha finito così con l’esplicitare, al meglio, il ruolo del designer che è quello di trasmettere un messaggio in modo chiaro al di là degli strumenti che si utilizzano, per omaggiare, al contempo, la prestigiosa arte di un personaggio a tutto tondo configurando così la creazione di una sorta di “prodotto in movimento”.

Il lavoro proposto si è quindi risolto in una travolgente perlustrazione, ricca di immagini significative attraverso le quali gli argomenti sviluppati forniscono una informazione precisa sui percorsi storico – grafici degli anni trattati (anni 50′ e 60′) e portano alla luce la fiorente attività delle discipline grafiche con successi ed insuccessi, segni di ripresa e di grande riforma che investono il compartimento italiano, europeo, americano e giapponese.

E rappresentano lo sfondo delle argomentazioni trattate da Cuozzo che, dopo aver passato in rassegna le tematiche sopracitate, inserisce la figura, centrale ed eloquente, di Milton Glaser, esponente di spicco di quello stesso contesto storico – sociale nel quale emerge, fin da giovane, come studente (nel 1951 lascia il bronx e va studiare incisione all’ Accademia di Belle Arti di Bologna con una borsa di studio Fulbright) e come artista la cui carriera spazia ed influenza tutte le discipline: dall’illustrazione al design d’interni, passando per il mondo della fotografia e per l’allestimento di grandi spazi.

Di carattere artistico – spirituale il lavoro di tesi, dal titolo “La necessità dell’entropia” proposto, invece, da Bruno Schiafone.

Trattasi di una tesi che parte da un’analisi dell’epoca che stiamo vivendo, momento storico in cui il braccio di ferro tra l’azione umana che devasta e la potenza della natura che mediante fenomeni potenti e irreversibili ci ricorda la nostra fragilità obbliga l’avvio di una riflessione “urgente” che coinvolga anche l’ambito artistico/culturale e consenta la formazione del dibattito e della critica.

In questo ambito, il compito dell’artista è quello non soltanto di portare avanti la propria ricerca, ma anche quello di essere portavoce del mondo, mediante approfondimenti che si riversano sulla natura, nelle sue forme, nei suoi mutamenti e nella sua essenza.

La ricerca di Schiafone ha avuto lo scopo di delineare un percorso che passa dallo studio del concetto di “entropia”, quale principio della termo-dinamica, e di riproporlo in  ambito intellettuale, critico e filosofico.

Il progetto si pone così lo scopo di partecipare ad un dibattito incentrato sulla tutela dell’ambiente e sulla necessità di aprire un dialogo per una riflessione  profonda sul come ristabilire il nostro ruolo e la nostra azione all’interno di quel macrocosmo che definiamo “Natura”.

A quel mondo, a cui si devono”rispetto e attenzione” ogni artista, secondo Schiafone, offre il proprio punto di vista frutto di un percorso articolato che tiene conto delle origini e dello spazio fisico che lo ha accolto nelle fasi  più importanti della crescita per determinarne, dunque, il movente, il gesto, la ragion d’essere.

Riproponendo questo modello, Schiafone tratta anche delle proprie origini che appartengono a un territorio fortemente dominato dalle regole della natura e dalla sua forza alla cui contemplazione il tesista ha riservato un processo di osservazione, sempre spiazzante e sorprendente, delle forme vegetali, delle linee, delle curve, dell’andirivieni di pieni e vuoti, della nodosità del legno, della forza del vento che agisce sulle superfici cambiandone i connotati.

Questa ricerca ha voluto essere una voce che si aggiunge a quel coro che oggi chiede una revisione degli stili di vita della società al  fine di proteggere il mondo stesso e la sua straordinaria natura.

Di quel contesto che ha bisogno di artisti, come ha bisogno di scienziati, di tecnici, di lavoratori, di professionisti, di maestri, di genitori, per garantire la crescita della  persona e della comunità attraverso quella forma espressiva che è l’arte educativa, dotata di una propria etica e spiritualità che, a suo modo, contribuisce alla vita e alla rinascita di un popolo.