QUO VADO? IO CI SONO ANDATO
Coinvolto nel dibattito sviluppatosi intorno al nuovo successo di Checco Zalone, “Quo Vado?” sono stato tentennante ed indeciso, fino all’ultimo, sul dovermi o meno recare al cinema (confesso di averlo frequentato poco, di recente) per visionare da vicino il prodotto cinematografico che sta autenticamente “sconquassando” i botteghini del Belpaese.
Dietro il mio scetticismo una personale tendenza all’anticonformismo (ce n’è un quantum in ognuno di noi) che si è presto scontrata con quella parte più razionale che mi spingeva a vedere il film prima di giudicare.
Alla fine, com’era giusto che fosse, il prevalere della seconda inclinazione ha trasformato il “Quo Vado?” in un affermativo e convinto “ci vado”.
Armato di inaudita pazienza (mai fatta tanta coda per vedere un film sul grande schermo) quindi, mi sono anch’io messo in fila per ammirare la performance del comico pugliese oramai divenuto simbolo di tutta la nazione.
Senza volermi e dovermi abbandonare in giudizi sociologici ed antropologici sui quali spetta ad altri argomentare senza magari esagerare come fatto sinora, il mio giudizio sul film non può che essere positivo.
Sgombro il campo da ogni dubbio e ritengo si possa parlare di un vero e proprio capolavoro di comicità made in Italy.
La valutazione, personalmente lusinghiera, esula da quella irrefrenabile voglia di discuterlo, di “sistemarlo” idealmente in qualche corrente filosofica e/o politica, di definirlo qualunquistico o ideologico, satirico o scontato.
“Quo Vado?” non è né di destra né di sinistra, né pro e né contro la politica: è semplicemente il prodotto di una comicità sempre più attraente, di un comico-attore sempre più proiettato verso una ribalta dai contorni maestosi, di una scenografia e di una regia capace di valorizzare il “prodotto” all’estremo.
In altri termini, è un film fatto bene, giusta espressione di una verve umoristica intrigante e mai banale.
Se poi, ad ogni costo, si vuole trasportare il dibattito nella vita di tutti i giorni, se risulta difficile o quasi impossibile rassegnarsi all’idea che Zalone voleva solo farci ridere, si può tranquillamente concludere che “Quo Vado?” segna il trionfo di meccanismi comici perfetti poiché su uno sfondo di leggerezza esalta, in maniera caricaturale, il “vivere” italiano.
Le manie, i vezzi, le ossessioni, le storture, le inefficienze che ispirano il tran tran della quotidianità italica trionfano nell’incedere della pellicola.
Direi che risiede proprio nell’esaltazione, anche grottesca, ma reale, dell’Italia di tutti i giorni, il vero segreto dell’opera proposta da Checco e company.
La verità è che il film ci trasmette una sensazione unica e per questo coinvolgente: chi va al cinema, in ogni scena ed in ogni personaggio, riesce a vedere subito se stesso o qualcuno che conosce senza dover far necessariamente considerazioni da tramandare ai posteri, ma semplicemente ridendoci su e riflettendo su talune situazioni.
Naturalmente l’ironia esalta e massimizza alcuni aspetti, estremizzandoli; per questo, in fondo, l’impianto complessivo del film è ancora più intenso e graffiante.
La devozione totale al “posto fisso”, l’inciviltà del cittadino italiano paragonata all’ordinata vita scandinava, il figlio mammone, ad esempio, sono tutte tendenze ben presenti nel nostro immaginario collettivo, così come molte altre che pervadono gli 86 minuti del film.
Ogni tematica, sia quelle sopra dette, sia altre quali ad esempio le filastrocche dove Margherita Hack fa rima con “fuck” o ancora la gag sulla scienziata morta, quella sui neri (con l’anello al naso), sulle donne (che devono pulire), i disabili (contenti di esserlo per il posto fisso), quelli della Val di Susa (dei vecchietti rimbambiti anti Tav), i vegetariani (“ricchioni”) ripropongono angoli di tematiche attuali, a partire dagli anni ottanta fino ai giorni nostri.
Il merito di “Quo Vado?” è che ci invita a riflettere su quanto visto e sentito somministrando il tutto in una veste divertente che aiuta a ridere.
Se un film essenzialmente leggero e che potrebbe facilmente scadere nella banalità è in grado di fare questo, non può che essere un film fatto davvero bene.
E, specie sul piano del messaggio che riesce a trasmettere, “Quo Vado?” di messaggi ne invia tanti, in un continuo scorrere di battute e di scene a tratti incessante.
Proprio nell’insospettabile esistenza di un “perché” sta quindi il perché stesso dell’ultimo successo di Zalone.
Questo “perché” può piacere o meno, essere in linea con il proprio pensiero o apparire un luogo comune, essere comprensibile o criticabile; resta il fatto che il film fa discutere e questa è la grande conquista che spiega le sale che si riempiono ed il botteghino che si rimpingua.
Per quanto mi riguarda, il successo ottenuto non stride affatto e testimonia, tra l’altro, la crescita di Zalone ben oltre i discreti “numeri” fatti registrare con “Che bella giornata” o “Sole a Catinelle”, prodotti decisamente inferiori, rispetto ai quali l’ultimo lavoro segna un oggettivo salto di qualità.
Non trascurabile, inoltre, è l’operazione commerciale messa in atto dal trio Zalone, Nunziante (il regista del film) e Valsecchi (il produttore): far uscire il film i primi di gennaio, senza eccessiva promozione televisiva, anziché a Natale, quando si sarebbe potuto confondere con il classico “cinepanettone”, è stata operazione arguta e ben architettata.
L’attesa, infatti, ha fatto sì che anche chi non pensava di andare a vedere il film, alla fine, si è dovuto arrendere e ci è andato (me compreso).
I numeri fatti registrare, infine, confermano definitivamente la nuova dimensione acquisita dal comico pugliese, seriamente candidato a diventare uno dei personaggi simbolo del mondo dello spettacolo italiano, almeno per il prossimo lustro.
Per i suoi detrattori, ai quali consiglio di conoscerlo prima di giudicarlo, non resta che prenderne atto.
L’alternativa è il peregrinare imperterrito del protagonista di “Quo Vado?”; ma chissà se loro avranno la capacità di resistenza del Checco nazionale.
