OLTRE IL DANNO, LA BEFFA

 

La Rosa del Savelli

Dall’emozione per la prima da “Capitano” alla beffa di una squalifica inspiegabile ed incomprensibile.

Sono giorni che cerco di raccontare, su questo blog, le sensazioni vissute nell’ultima giornata di campionato, l’orgoglio di quella fascia al braccio indossata nel corso di “Savelli-Casabona”, il senso di un’appartenenza, ai colori ed alla maglia del mio paese, ancor più estasiante rispetto ad ogni altra domenica.

Per la difficoltà a racchiudere un momento così intenso, da custodire per sempre fra i miei ricordi (calcistici e non) più preziosi, ammetto di aver tergiversato troppo, senza alla fine aver saputo esprimere quanto avrei voluto.

Nel frattempo, eccomi a scrivere di tutt’altro, delle incredibili decisioni del giudice sportivo di terza categoria che, sulla base non si sa bene di quale elemento oggettivo, portano alla squalifica di cinque calciatori, tutti del Savelli, fra i quali il sottoscritto.

Pur considerato che si tratta di un campionato dilettantistico, l’accaduto è, dal mio punto vista, assolutamente da approfondire.

Guardando al lato tecnico della vicenda, chi ha assistito alla partita in questione, non può che essere d’accordo sul giudizio da dare al direttore di gara: inesperto, indeciso, incapace di gestire l’andamento della partita, inadeguato e per nulla all’altezza del compito.

Al di là degli episodi (fra tutti lo 0-1 da annullare per due falli evidenti nella stessa azione), il classico arbitraggio che scontenta tutti: le due squadre in campo, “obbligate” a protestare per decisioni non convinte e non convincenti, e tutti gli spettatori, costretti ad assistere ad uno spettacolo che di calcistico ha ben poco.

Fossimo stati in altri contesti, in certi “ambienti” (virgolettato comprensibile per chi calca i campi a queste latitudini), la partita non sarebbe neanche terminata (atteggiamento da condannare ovviamente).

A Savelli, invece, laddove alcuni malcostumi non sono per fortuna radicati, tutto scorre “apparentemente” tranquillo: qualche protesta anche accesa, qualche discussione di entrambe le compagini in campo letteralmente esauste, una decina di ammonizioni e nessuna espulsione. Nulla più.

O meglio, nulla che giustificasse una così grave “pronuncia” della giustizia sportiva: 100 euro di multa alla società, squalifica fino ad aprile per un calciatore, 10 giornate al sottoscritto, 8 giornate ad altri tre calciatori (di cui uno neanche in distinta).

Senza dilungarmi, i quesiti che mi pongo sono i seguenti: possibile che nel giudicare gli eventi non si tenga conto dei sacrifici che una società ed i calciatori compiono ogni domenica? Possibile che anche organismi sportivi locali, piuttosto che fare autocritica sull’operato dei propri affiliati, dispensino sentenze per nulla oggettive ed azzeccate?

Attendo il corso degli eventi (eventuali ravvedimenti e ricorsi) per esprimere le mie valutazioni a riguardo.

Mi limito, tuttavia, a rammentare il senso che tutti noi (società, staff tecnico, calciatori e tifosi) abbiamo inteso dare a questa splendida esperienza sociale, prima che sportiva, che è l’A.S.D. Gioventù Savelli.

E’ il segno distintivo di una società sana, composta da persone che vivono quotidianamente per la squadra impiegando tempo, energia e risorse, di un “gruppo” unito, supportato da tifosi vicini e sempre presenti, che gioisce nello stare insieme, al di là di ogni risultato.

Chi ha il “dovere” di gestire lo sport, anche a questi livelli, non può che creare le condizioni per preservare esperienze del genere.

L’ultimo comunicato della Lega non va in tale direzione, perché semplicemente inammissibile, direi quasi pazzesco.