{"id":1942,"date":"2026-08-12T10:05:42","date_gmt":"2026-08-12T08:05:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilruggito.com\/wordpress\/?p=1942"},"modified":"2026-08-12T10:07:47","modified_gmt":"2026-08-12T08:07:47","slug":"ferdinando-fazio-investire-sul-capitale-umano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilruggito.com\/wordpress\/savelli-si-racconta\/2026\/08\/ferdinando-fazio-investire-sul-capitale-umano\/","title":{"rendered":"FERDINANDO FAZIO: INVESTIRE SUL CAPITALE UMANO"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.ilruggito.com\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/81ed3370-22c1-45c4-b49d-9cc2ecfb9413.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1943 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.ilruggito.com\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/81ed3370-22c1-45c4-b49d-9cc2ecfb9413-242x300.jpg\" alt=\"\" width=\"242\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.ilruggito.com\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/81ed3370-22c1-45c4-b49d-9cc2ecfb9413-242x300.jpg 242w, https:\/\/www.ilruggito.com\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/81ed3370-22c1-45c4-b49d-9cc2ecfb9413-827x1024.jpg 827w, https:\/\/www.ilruggito.com\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/81ed3370-22c1-45c4-b49d-9cc2ecfb9413-768x951.jpg 768w, https:\/\/www.ilruggito.com\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/81ed3370-22c1-45c4-b49d-9cc2ecfb9413.jpg 1127w\" sizes=\"(max-width: 242px) 100vw, 242px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Studente del corso di Laurea in Economia Aziendale e Management presso l\u2019Universit\u00e0 della Calabria, Ferdinando Fazio \u00e8 un giovane savellese, nato a Cosenza nel 2002. Figlio di Domenico e Maria Gentile, egli \u00e8 senza dubbio uno delle espressioni migliori della Savelli di oggi. Molto attivo in campo politico ed accademico, attualmente, ricopre il ruolo di Senatore Accademico in seno all\u2019Ateneo Calabrese.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><u>Il Ruggito<\/u><\/em><\/strong><strong>:<\/strong> <em>partiamo dalla pi\u00f9 stretta attualit\u00e0: chi \u00e8 Ferdinando oggi e cosa vorrebbe fare da grande?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><u>Ferdinando<\/u><\/em><\/strong><strong>:<\/strong> oggi mi definirei un ragazzo che sta cercando di costruire il proprio percorso di vita con una direzione ben precisa. Ho da poco conseguito la Laurea triennale in Economia Aziendale e sto frequentando l\u2019indirizzo di Economia Aziendale e Management sempre all\u2019Universit\u00e0 della Calabria. Quanto sin qui fatto mi ha portato a guardare le cose con un approccio diverso: non solo con passione, ma anche con metodo. Prima dell\u2019Universit\u00e0 ho vissuto molto la dimensione sociale del mio paese. Ho partecipato, mi sono speso, ho preso parte a tante attivit\u00e0. Non ho scoperto la comunit\u00e0 sui social o nei momenti in cui conveniva parlarne, l\u2019ho vissuta nel modo pi\u00f9 semplice: stando tra le persone. Arrivato all\u2019Unical, ho portato con me questa impostazione. Insieme ad altri ragazzi ho fondato l\u2019associazione <em>\u201c.OMEGA\u201c,<\/em> sono stato consigliere di Dipartimento e poi sono stato eletto al Senato Accademico diventando uno dei quattro senatori accademici dell\u2019Universit\u00e0 della Calabria. Un risultato importante ed una responsabilit\u00e0. Nel frattempo, studio, mi formo, mi impegno nella rappresentanza e sto provando a capire come trasformare le idee in azioni concrete. Non mi interessa raccontarmi come uno che ha gi\u00e0 tutte le risposte, sarebbe poco credibile, anche abbastanza noioso. Da \u201c<em>grande<\/em>\u201d vorrei essere una persona capace di incidere, nel lavoro e nell\u2019impegno pubblico. Non necessariamente dentro una formula precisa, ma verso una direzione chiara: costruire, lasciare qualcosa, essere utile nei contesti in cui opero. Studiando economia impari una cosa: non basta avere risorse, bisogna saperle gestire e ci\u00f2 vale anche per la vita pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><u>Il Ruggito<\/u><\/em><\/strong><strong>:<\/strong> <em>quali sono le principali sensazioni delle tue attivit\u00e0 di oggi?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><u>Ferdinando<\/u><\/em><\/strong><strong>:<\/strong> la sensazione principale \u00e8 quella di vivere una fase intensa, in cui entusiasmo e responsabilit\u00e0 camminano insieme. Da una parte c\u2019\u00e8 la voglia di fare, di mettersi alla prova, di misurarsi con problemi veri. Dall\u2019altra, c\u2019\u00e8 la consapevolezza che l\u2019impegno non pu\u00f2 essere solo presenza, foto, slogan o dichiarazioni. Oggi sento molto il peso del metodo. Fare attivit\u00e0, organizzare iniziative, rappresentare qualcuno significa imparare a distinguere ci\u00f2 che \u00e8 utile da ci\u00f2 che \u00e8 semplicemente visibile. E questa \u00e8 una differenza enorme. Viviamo in un tempo in cui spesso conta pi\u00f9 apparire in movimento che muovere davvero qualcosa. La mia sensazione \u00e8 che serva pi\u00f9 concretezza, meno rumore e pi\u00f9 risultati, meno frasi buone per tutti, pi\u00f9 scelte verificabili. Questo vale all\u2019Universit\u00e0 come nei territori, dove ogni energia va usata bene perch\u00e9 non ce ne sono di infinite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><u>Il Ruggito<\/u><\/em><\/strong><strong>:<\/strong> <em>quali invece le tue aspettative per il futuro pi\u00f9 immediato?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><u>Ferdinando<\/u><\/em><\/strong><strong>:<\/strong> nell\u2019immediato, voglio consolidare quello che sto costruendo, portare avanti la Magistrale, continuare l\u2019esperienza in Senato Accademico e far crescere le realt\u00e0 associative e sociali a cui sto dando il mio contributo. Soprattutto, mi interessa mettere in pratica ci\u00f2 che sto imparando affinch\u00e9 possa poi tornare utile anche al territorio da cui provengo. Perch\u00e9 il punto non \u00e8 solo andare via per crescere, ma riuscire a non tagliare il filo con casa. Savelli, come tanti paesi interni, ha bisogno anche di chi parte, studia, si forma e poi mantiene un legame serio, non solo affettivo. Le mie aspettative sono queste: crescere personalmente, ma non chiudermi nell\u2019individualismo. Perch\u00e9 se la formazione serve solo a salvare s\u00e9 stessi, diventa una fuga elegante. Io invece credo che possa diventare anche uno strumento per restituire qualcosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><u>Il Ruggito<\/u><\/em><\/strong><strong>:<\/strong> <em>vivi e studi in una terra in cui spesso i giovani desistono dal prendere iniziativa e appaiono rassegnati. Come invertire la rotta? <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><u>Ferdinando<\/u><\/em><\/strong><strong>:<\/strong> smettendo di dire ai giovani che qui non si pu\u00f2 fare nulla e che basta amare la propria terra per cambiare le cose. I giovani non devono essere trattati come un tema da convegno. Spesso si parla di giovani come se fossero una categoria da motivare a parole. Il punto non \u00e8 convincerli con gli slogan, ma creare condizioni reali. Un giovane prende iniziativa se trova spazi, strumenti e fiducia. Se invece ogni proposta viene vista come un fastidio, se ogni idea nuova viene rallentata da vecchie logiche, se tutto sembra gi\u00e0 deciso prima ancora di cominciare, allora la rassegnazione diventa quasi una conseguenza naturale. Bisogna fare un investimento sul capitale umano. Non basta dire che i giovani sono il futuro, anche perch\u00e9 questa frase, ripetuta da anni, ormai non produce pi\u00f9 effetto. Per invertire la rotta servono condizioni reali: formazione, accesso ai bandi, spazi aggregativi, servizi digitali, collaborazione fra istituzioni, associazioni e cittadini. Ma serve anche un cambio culturale. Il territorio ha opportunit\u00e0, ma bisogna smettere di confondere il potenziale con il risultato. Avere bellezza, natura, cultura, borghi, tradizioni e prodotti locali non significa automaticamente sviluppo. Serve una visione che tenga insieme turismo, cultura, servizi, formazione e piccole economie locali. Non occorrono necessariamente progetti faraonici, meglio cose pi\u00f9 semplici, pensate bene e portate avanti con continuit\u00e0 nel medio-lungo periodo. Troppo spesso nei territori si ragiona sul breve: l\u2019evento, il finanziamento, la promessa, il consenso immediato. Ma una comunit\u00e0 non si rilancia con la logica del bilancio trimestrale. Serve una visione seria e occorre far leva sulla competenza. La buona volont\u00e0 \u00e8 importante, ma non pu\u00f2 sostituire la capacit\u00e0 di progettare, amministrare, comunicare e creare reti. Oggi i territori si risollevano se sanno intercettare fondi, bandi e reti istituzionali; non si pu\u00f2 di certo pensare di affrontare problemi enormi con strumenti improvvisati. Perci\u00f2 \u00e8 necessaria la politica, quella vera, quella che si assume la responsabilit\u00e0 di indicare una direzione. La politica deve dare spazio ai giovani, ma i giovani devono anche avere la maturit\u00e0 di sapere chi sono, cosa pensano e quale idea di futuro vogliono rappresentare. Avere idee diverse \u00e8 normale. Il problema nasce quando persone con visioni profondamente diverse si ritrovano insieme senza una vera logica, solo perch\u00e9 in quel momento conviene. L\u00ec il rischio \u00e8 che i giovani diventino strumenti di vecchie logiche, invece di essere protagonisti di una nuova stagione. Meglio una scelta chiara, anche scomoda, che un accordo confuso, magari vincente, ma non in grado di costruire qualcosa per il territorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><u>Il Ruggito<\/u><\/em><\/strong><strong>:<\/strong> quali i fattori per spingere i giovani a restare e costruire un futuro nella terra in cui sono nati?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><u>Ferdinando:<\/u><\/em><\/strong> un giovane resta se pu\u00f2 vivere, non se deve resistere. Questa \u00e8 la prima verit\u00e0. L\u2019appartenenza \u00e8 importante, perch\u00e9 il legame con la propria terra conta, ma non pu\u00f2 diventare una specie di ricatto emotivo. Dire \u201c<em>questa \u00e8 la tua terra<\/em>\u201d ha senso solo se quella terra offre almeno le condizioni minime per lavorare, crescere e costruire. Un primo fattore \u00e8 sicuramente la qualit\u00e0 della vita. Nei piccoli centri ci sono elementi che altrove si stanno perdendo: relazioni umane, sicurezza, ambiente, tempi pi\u00f9 vivibili, senso di comunit\u00e0. Per\u00f2 questi vantaggi devono essere accompagnati da servizi concreti: connessione digitale, mobilit\u00e0, spazi di aggregazione, sostegno alle iniziative, accesso alle informazioni, meno burocrazia inutile e pi\u00f9 accompagnamento. Bisogna poi creare un clima che non scoraggi chi prova a fare qualcosa. I giovani devono sentire che la terra in cui sono nati non \u00e8 un luogo dove \u00e8 gi\u00e0 tutto deciso da altri. Allo stesso tempo, per\u00f2, anche loro devono avere pi\u00f9 consapevolezza e pi\u00f9 voglia di assumersi responsabilit\u00e0: proporre, sbagliare, riprovare e non aspettare sempre che sia qualcun altro ad aprire la strada. Da questo pu\u00f2 nascere l\u2019idea di un territorio dove si pu\u00f2 lavorare anche grazie al digitale, valorizzare meglio le risorse naturali, aprire piccole attivit\u00e0 legate all\u2019identit\u00e0 locale e trasformare i giovani non in presenze occasionali, ma in una risorsa stabile per il futuro delle comunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><u>Il Ruggito<\/u><\/em><\/strong><strong>:<\/strong> <em>frequenti meno Savelli visti i tuoi impegni universitari. Come lo trovi con il passare del tempo?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><u>Ferdinando<\/u><\/em><\/strong><em><u>:<\/u><\/em> Savelli mi manca. Posso dirlo con sincerit\u00e0 e anche con un po\u2019 di emozione. Come la trovo? La vedo con uno sguardo diverso. Prima la vivevo ogni giorno, oggi ci torno meno per via degli impegni di studio e non solo. Per\u00f2 la distanza, a volte, aiuta a vedere meglio tutto: le bellezze, ma anche le crepe. Savelli resta casa, un paese bello, con un\u2019identit\u00e0 forte, anche se oggi forse un po&#8217; indebolita, con rapporti umani veri e con una dimensione comunitaria che altrove spesso si perde. Allo stesso tempo, per\u00f2, lo trovo pi\u00f9 fragile. Non solo pi\u00f9 vuoto, ma anche pi\u00f9 stanco. E la stanchezza di un paese non si misura soltanto dalle case chiuse o dai ragazzi che partono, ma soprattutto dalla difficolt\u00e0 di immaginare un progetto comune. Anche la situazione politica e amministrativa recente pesa: la vicenda dell\u2019ammanco comunale, il commissariamento e il rinvio del voto sono segnali importanti. Non basta dire che siano semplici incidenti tecnici. In una comunit\u00e0 piccola, la tecnica diventa subito fiducia pubblica e quando questa si perde non si recupera facilmente. La si ricostruisce solo con seriet\u00e0 e competenza. Vedo, per\u00f2, anche un paese che ha ancora qualche energia che spesso non riesce a valorizzare come dovrebbe. Ci sono molte associazioni, persone che si spendono e legami ancora forti. Quindi non siamo davanti ad una comunit\u00e0 spenta. Il problema \u00e8 quasi l\u2019opposto: c\u2019\u00e8 materia prima, ma manca spesso una lavorazione comune. \u00c8 come avere tante forze che si muovono separatamente senza una direzione capace di pensare un progetto condiviso. Savelli oggi mi sembra un paese che non ha perso le sue forze, ma che rischia di perdere la capacit\u00e0 di trasformarle in futuro. Ed \u00e8 proprio questo che mi preoccupa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><u>Il Ruggito<\/u><\/em><\/strong><strong>:<\/strong> <em>quali sono invece le differenze fra la Savelli di qualche anno fa e quella di adesso?\u00a0 <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><u>Ferdinando:<\/u><\/em><\/strong> la Savelli in cui sono cresciuto mi sembrava pi\u00f9 continua. C\u2019era pi\u00f9 vita quotidiana, pi\u00f9 presenza stabile, pi\u00f9 naturalezza nello stare insieme. Non era perfetta, ma dava l\u2019impressione di avere un battito pi\u00f9 regolare. Oggi quel battito lo sento pi\u00f9 intermittente. Ci sono momenti in cui il paese si accende, soprattutto durante l\u2019estate, le feste, i rientri, le iniziative associative. Ma poi si fa fatica a mantenere quella vitalit\u00e0 durante il resto dell\u2019anno. \u00c8 come un\u2019attivit\u00e0 che lavora bene in alta stagione, ma non riesce a costruire un modello sostenibile nei mesi ordinari. La differenza \u00e8 questa: prima, molte cose sembravano venire pi\u00f9 spontanee, oggi, bisogna organizzarle, proteggerle e coordinarle. La differenza non \u00e8 solo numerica, ma emotiva, sociale, politica. Prima c\u2019era forse una percezione pi\u00f9 immediata di comunit\u00e0. Oggi si avverte di pi\u00f9 la fatica di costruire con continuit\u00e0. E poi c\u2019\u00e8 un altro elemento: oggi Savelli sembra pi\u00f9 esposta alle proprie debolezze: lo spopolamento, l\u2019invecchiamento, la riduzione dei servizi, la crisi amministrativa. Questi non sono pi\u00f9 problemi astratti, ma realt\u00e0 visibili. La nostalgia non basta. Anzi, pu\u00f2 diventare un alibi. Dire \u201c<em>prima era meglio<\/em>\u201d \u00e8 facile. Pi\u00f9 difficile \u00e8 chiedersi perch\u00e9 oggi tutto funzioni meno e cosa si possa fare per cambiare. Io credo che Savelli non debba inseguire la copia del passato, ma costruire una versione nuova di s\u00e9 e pi\u00f9 adatta al tempo che stiamo vivendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><u>Il Ruggito:<\/u><\/em><\/strong> <em>quali ritieni siano invece i punti di debolezza ed i limiti del contesto paesano odierno?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><u>Ferdinando:<\/u><\/em><\/strong> un primo limite \u00e8 la mancanza di visione complessiva e di continuit\u00e0. Savelli ha associazioni, persone disponibili, tradizioni, identit\u00e0, relazioni che troppo spesso non diventano sistema. Manca una visione che le tenga insieme. Si fa qualcosa, poi si ricomincia da zero. \u00c8 un eterno cantiere aperto. A ci\u00f2 si aggiunge la difficolt\u00e0 a superare divisioni personali, familiari o politiche. Nei piccoli paesi \u00e8 normale che le relazioni personali pesino. Per\u00f2 quando pesano pi\u00f9 delle idee, il paese si blocca. Altro limite \u00e8 la gestione del tempo politico e l\u2019appartenenza. Si ragiona troppo sul breve periodo: ci si schiera, poi c\u2019\u00e8 chi entra e chi esce, infine chi si avvicina e chi si allontana. Tutto molto movimentato, per carit\u00e0, ma il problema vero \u00e8 che mentre si fanno questi calcoli, il medio-lungo periodo resta senza padrone. Credo che avere ideali sia fondamentale, almeno quanto l\u2019avere una visione, una cultura politica, un orientamento. Il problema nasce quando l\u2019appartenenza diventa convenienza, da qui nasce il tema della coerenza. In politica le idee diverse possono incontrarsi, certo. Ma quando posizioni lontane si ritrovano improvvisamente vicine senza una spiegazione chiara, qualche domanda nasce spontanea. Non sempre \u00e8 sintesi politica; a volte, sembra semplicemente un accordo che nasce pi\u00f9 dal calcolo che da una vera visione d\u2019insieme. Lo dico senza personalizzare: Savelli non pu\u00f2 permettersi una politica che pensa prima a chi deve stare dove e solo dopo a cosa serve davvero al paese. Le responsabilit\u00e0 pubbliche non sono spazi da occupare, ma strumenti per costruire. Ultimo limite \u00e8 la rassegnazione. Quando un paese inizia a pensare che \u201c<em>tanto non cambia nulla<\/em>\u201d, il danno \u00e8 enorme. Prima ancora dello spopolamento fisico arriva lo spopolamento mentale, il pi\u00f9 pericoloso perch\u00e9 toglie voglia, fiducia e coraggio. Savelli deve affrontare questi limiti senza paura: servizi carenti, poche opportunit\u00e0, giovani lontani, fragilit\u00e0 amministrativa e poca capacit\u00e0 progettuale, ma deve farlo senza vittimismo perch\u00e9 il vittimismo consola, ma non costruisce. In questo stato di cose, ritengo che le possibilit\u00e0 ci siano ancora. Per\u00f2 bisogna essere onesti: la rotta non si sovverte con una promessa, con una faccia nuova o con una soluzione costruita all\u2019ultimo minuto. Ma solo con il metodo e recuperando credibilit\u00e0. Dopo una fase amministrativa cos\u00ec complicata, Savelli ha bisogno di tornare a credere nella normalit\u00e0 democratica. Un paese deve poter scegliere, discutere e anche dividersi, ma dentro regole chiare, responsabilit\u00e0 condivise e rispetto delle istituzioni. Poi serve una strategia concreta su giovani, servizi, turismo, digitale e territorio. Non devono essere parole messe in un programma per fare effetto, ma obiettivi veri: cosa fare, con quali risorse, in quali tempi e con quali risultati. Per questo, mi auguro si possa tornare alle urne il prima possibile e che nasca una squadra amministrativa, nuova, capace, preparata e competente. Una squadra che non ragioni solo sul consenso immediato, ma su ci\u00f2 che pu\u00f2 lasciare al paese tra cinque, dieci o quindici anni. Serve scegliere una politica pi\u00f9 interessata alla direzione, pi\u00f9 seria, pi\u00f9 leggibile e pi\u00f9 responsabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><u>Il Ruggito:<\/u><\/strong> <em>ultima domanda, ostica per quanto imprevedibile: come ti immagini Savelli fra venti anni?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><u>Ferdinando:<\/u><\/em><\/strong> immagino due scenari. Il primo \u00e8 quello che temo e che dobbiamo avere il coraggio di nominare: una Savelli che quasi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, ancora pi\u00f9 vuota e silenziosa. Sarebbe il fallimento peggiore. Il secondo scenario \u00e8 diverso. Immagino una Savelli magari pi\u00f9 piccola, ma pi\u00f9 organizzata. Un paese capace di valorizzare la sua gente, il territorio, le nuove tecnologie, il rapporto con chi \u00e8 andato via, le competenze di chi pu\u00f2 contribuire anche da fuori. Non una Savelli trasformata artificialmente in qualcosa che non \u00e8, ma una Savelli pi\u00f9 moderna e sempre fedele alla propria identit\u00e0. Fra vent\u2019anni vorrei vedere un paese che ha smesso di scegliere tra nostalgia e lamento. Vorrei vedere una comunit\u00e0 che ha scelto la responsabilit\u00e0. Perch\u00e9 alla fine il punto \u00e8 questo: il futuro non arriva da solo. E quando arriva, presenta il conto: se hai investito, raccogli; se hai solo sprecato tempo, purtroppo, raccogli vuoto e silenzio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parola di Ferdinando Fazio, nel solco di una sola direzione: investire sul capitale umano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Studente del corso di Laurea in Economia Aziendale e Management presso l\u2019Universit\u00e0 della Calabria, Ferdinando Fazio \u00e8 un giovane savellese, nato a Cosenza nel 2002. 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