{"id":1670,"date":"2022-01-24T07:49:48","date_gmt":"2022-01-24T06:49:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilruggito.com\/wordpress\/?p=1670"},"modified":"2022-01-24T08:23:16","modified_gmt":"2022-01-24T07:23:16","slug":"antonio-tallarico-il-paese-una-parte-di-noi-stessi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilruggito.com\/wordpress\/savelli-si-racconta\/2022\/01\/antonio-tallarico-il-paese-una-parte-di-noi-stessi\/","title":{"rendered":"ANTONIO TALLARICO: IL PAESE, UNA PARTE DI NOI STESSI"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.ilruggito.com\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-Antonio-Tallarico.jpeg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1671 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.ilruggito.com\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-Antonio-Tallarico-300x239.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"239\" srcset=\"https:\/\/www.ilruggito.com\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-Antonio-Tallarico-300x239.jpeg 300w, https:\/\/www.ilruggito.com\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-Antonio-Tallarico-1024x815.jpeg 1024w, https:\/\/www.ilruggito.com\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-Antonio-Tallarico-768x611.jpeg 768w, https:\/\/www.ilruggito.com\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Foto-Antonio-Tallarico.jpeg 1180w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nuovo appuntamento con \u201c<em>Savelli si racconta<\/em>\u201d ha come protagonista di una chiacchierata, virtuale per quanto appassionante, Antonio Tallarico, docente di lingue (francese), di origine savellese, che svolge attualmente la propria professione presso l\u2019Istituto Comprensivo \u201cBobbio-Novaro\u201d di Torino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trasferitosi in terra sabauda nel 2008, dopo aver completato i propri studi universitari all\u2019Universit\u00e0 della Calabria, Antonio \u00e8 senza alcun dubbio uno dei volti maggiormente rappresentativi dell\u2019emigrazione pi\u00f9 recente, quella che, negli ultimi anni, ha visto lasciare la propria terra le menti pi\u00f9 eccelse di un contesto paesano di per s\u00e9 gi\u00e0 provato, soppiantando, di fatto, la classica diaspora, simbolicamente rappresentata dalla \u201c<em>valigia di cartone<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma Antonio Tallarico \u00e8 anche il principale fautore di numerose iniziative tese a recuperare il valore della <em>savellesit\u00e0,<\/em> nel tentativo, ultimo, di preservarlo e rinvigorirlo per costruirci intorno un percorso di crescita condiviso e futuribile.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il blog personale \u201c<em>Savelli2016<\/em>\u201d, le iniziative di \u201c<em>fare per il paese<\/em>\u201d, i ripetuti tentativi di farsi promotore di incontri e confronti aventi a sfondo Savelli, quel che \u00e8 stato e quel che ci si prefigge possa eventualmente essere, sono solo alcune delle tante attivit\u00e0 portate avanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tanto che non appare affatto esagerato concludere che Antonio Tallarico \u00e8 attualmente fra le figure nostrane pi\u00f9 fervide, da un punto di vista strettamente culturale quanto di quelle che sono le sue idee di sviluppo per il \u201cpaese del futuro\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua \u00e8 quindi la storia, degna di raccontare, di un savellese che, maledettamente ed ostinatamente attaccato alle proprie origini, si impegna quotidianamente per sviluppare i contenuti ed i tratti di quel che pu\u00f2 e deve quindi essere la Savelli \u201cche sar\u00e0\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per chi, come me, con Antonio ha avuto modo di confrontarsi pi\u00f9 volte su tutto quello che \u00e8 il vivere del paese e le sue molteplici sfaccettature, l\u2019occasione \u00e8 ghiotta anzitutto per ringraziarlo delle quotidiane azioni messe in campo, molte delle quali insieme largamente condivise, ma anche per \u201ccatturare\u201d eventuali progetti in cantiere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">IL RUGGITO: andiamo al sodo, Antonio. Parliamo un po\u2019 di quel che \u00e8 la tua attuale dimensione in terra piemontese. Chi \u00e8 oggi Antonio e cosa vuole fare da grande?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ANTONIO: sono un docente e rappresentante sindacale. Lavoro in una scuola, di \u201cBarriera di Milano\u201d, periferia nord di Torino, uno spazio di grandi contaminazioni che ha abbracciato gran parte di quella migrazione giunta dall\u2019Italia meridionale (moltissimi savellesi) e che ancora oggi continua ad accogliere uomini e donne provenienti da tutti i \u201csud\u201d del mondo. Mi piace insegnare e spero di poter continuare farlo il pi\u00f9 a lungo possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">IL RUGGITO: sei sempre stato spirito critico e libero; dovessi voltarti indietro, quale ritieni sia stato il ruolo che l\u2019emigrazione ha svolto nel tuo percorso di crescita umano e professionale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ANTONIO: da un punto di vista professionale, l\u2019emigrazione ha svolto un ruolo importante, mi ha dato modo di confrontarmi, dapprima con il precariato, poi, all\u2019improvviso, quando ho capito quale fosse la mia dimensione lavorativa ideale, ho avuto la fortuna di essere stabilizzato e di poter trovare continuit\u00e0. Tuttavia, la partenza e il distacco mi hanno offerto la possibilit\u00e0 di mettere meglio a fuoco ci\u00f2 che gi\u00e0 ero, ci\u00f2 che mi portavo dentro, come eredit\u00e0 del mondo precedente che non era e non \u00e8 poca cosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">IL RUGGITO: una delle facce pi\u00f9 malinconiche dell\u2019emigrazione \u00e8 quella nostalgica della lontananza dai luoghi pi\u00f9 cari. Come vivi questo rapporto nel quotidiano? Il passare del tempo aiuta a convivere con questa malinconia comunque sempre presente?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ANTONIO: diciamo che esistono due tipi di malinconia: quella rivolta al passato, a quello che \u00e8 stato, e una invece che guarda a ci\u00f2 (alla vita, al paese) che avrebbe potuto essere. Io propendo, per cos\u00ec dire, verso la seconda delle due. Ovviamente, lasciare il paese non \u00e8 mai stato facile e non lo sar\u00e0 mai, quella che si configura \u00e8 sempre una frattura, una separazione pi\u00f9 o meno definitiva che va gestita con attenzione. Questo l\u2019ho imparato solo con il passare del tempo. Quel tempo che mi \u00e8 servito anche per capire come esorcizzare il momento per me pi\u00f9 doloroso: quello della ripartenza. Ad esempio, negli ultimi giorni di permanenza al paese, giro per le strade, vago da un punto all\u2019altro dell\u2019abitato per fare incetta di immagini, di impressioni che poi, in un modo o nell\u2019altro, trasformo in un qualcosa (uno scritto, una riflessione) che mi aiuta a vivere meglio il distacco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">IL RUGGITO: molte sono le tue analisi sulla \u201csavellesit\u00e0\u201d e su tutto ci\u00f2 che questo valore pu\u00f2 raccontare. Quali sono gli obiettivi di fondo di ogni tua ricerca e quale il fine ultimo di questo \u201costinato\u201d tentativo di recupero e valorizzazione delle origini?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ANTONIO: io vedo l\u2019attaccamento al paese come una forma di resistenza attiva. Considero ad esempio ogni ritorno, ogni porta aperta, ogni atto creativo, ogni iniziativa sincera che abbia al centro Savelli come un dono. I paesi interni, come d\u2019altronde le grandi periferie urbane, non se la passano bene. La questione che ci si pone davanti allora \u00e8: da che parte stare? Per me, la risposta \u00e8 scontata: con il paese. Perch\u00e9 il \u201cmio paese sono io\u201d (rubo la frase al poeta Daniel Cundari) e senza di esso non sarei niente di ci\u00f2 che sono. In altre parole, senza il paese, non avrei dentro quell\u2019unicit\u00e0 di visioni e di sentire che quest\u2019ultimo mi (ci) ha regalato che \u00e8 merce rara nel mondo omologato in cui viviamo. Se mi chiedi allora quale sia il fine ultimo, ti dir\u00f2: contribuire a mantenere in vita il paese perch\u00e9 ci\u00f2 significa mantenere in vita una parte di me stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">IL RUGGITO: in questo viaggio su Savelli e dintorni avrai avuto modo di imbatterti in sentimenti, nostalgie, speranze e valutazioni comunque contrastanti. Potessi racchiuderli, quali ritieni possano considerarsi quelli pi\u00f9 rilevanti?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ANTONIO: spesso ci sentiamo dire che il paese \u00e8 finito, morto, ecc\u2026Per\u00f2, malgrado ci\u00f2, si continua a scrivere (l\u2019ultimo libro lo ha scritto un ragazzo come Damiano Iozzi), a fare ricerca, a produrre arte. E questa \u00e8 la dimostrazione che Savelli, nonostante tutto, \u00e8 vivo e vegeto, almeno nella sua essenza. Soltanto, forse dovremmo interrogarci su quale sia la sua forma attuale che non \u00e8 pi\u00f9 e non solo quella di un mondo chiuso che basta a s\u00e9 stesso. Occorre invece pensare al paese come a qualcosa di plurale in cui convivono diverse anime che, a volte, purtroppo, fanno difficolt\u00e0 a comunicare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">IL RUGGITO: so che hai modo di fare spesso ritorno al paese. Come lo trovi con il passare del tempo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ANTONIO: indubbiamente, quando dico che il paese \u00e8 vivo e vegeto, non voglio dire che viverci sia facile oppure che tutto vada per il meglio. Gli effetti dello spopolamento sono palesi. Da un punto di vista urbanistico, assistiamo ad una fase di grande degrado. Molti vicoli sono in una condizione di abbandono e diverse case sono pericolanti. Gli stessi interventi che avrebbero dovuto migliorare l\u2019abitato, spesso non hanno fatto altro che degradarne la bellezza implicita. Gli spazi pubblici, biblioteche e musei, non sono fruibili (perch\u00e9 chiusi o invasi dalla muffa) e non producono cultura e aggregazione. Il rapporto con la montagna sembra essere stato reciso: molti sentieri e cammini stanno sparendo tra la vegetazione spontanea. Analogamente, stanno svanendo le tracce fisiche dell\u2019operativit\u00e0 di chi ci ha preceduto. Si pensi, ad esempio, ai resti delle \u201c<em>segherie di Mezzocampo<\/em>\u201d o ai tanti muretti a secco la cui arte \u00e8 diventata patrimonio dell\u2019umanit\u00e0. E l\u2019elenco delle criticit\u00e0 potrebbe continuare a lungo\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">IL RUGGITO: quali sono invece le differenze fra la \u201ctua\u201d Savelli e quella che rivivi adesso quando vi fai ritorno?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ANTONIO: i numeri. Essendo diminuito il numero reale dei residenti, risulta pi\u00f9 difficile creare socialit\u00e0. Tuttavia, io ho sempre sostenuto che i problemi attuali vengano da lontano. La tanto decantata \u201c<em>et\u00e0 dell\u2019oro<\/em>\u201d non \u00e8 mai esistita ed anzi ci sono responsabilit\u00e0 storiche che non si possono cancellare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong>IL RUGGITO: quali ritieni siano invece i punti di debolezza ed i limiti del contesto paesano odierno?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ANTONIO: innanzitutto, esiste un problema di diritti negati, mobilit\u00e0, sanit\u00e0, istruzione. Si tratta di questioni che possono essere affrontate, solo in parte, da chi dirige un piccolo Comune o da chi opera al suo interno perch\u00e9 \u00e8 lo Stato che deve occuparsi di tutto ci\u00f2. Un altro limite, e questo coinvolge chi amministra localmente, sta nell\u2019incapacit\u00e0 di dare attenzione agli altri, di creare relazioni positive, di aprire il paese rendendolo accogliente e coinvolgendo quanti vogliono spendersi per la comunit\u00e0. Io mi sono ritrovato molto spesso, negli ultimi anni, a discutere di paese in piazza, per le strade, prima ancora che sul web ed ho avuto modo di conoscere savellesi in gamba, pieni di idee e passioni, che mi hanno insegnato tanto. Onestamente, per\u00f2, non mi \u00e8 mai capitato di discutere di Savelli con i politici locali o gli aspiranti tali i quali, una volta eletti, \u00e8 come se sparissero dalla circolazione. E questo \u00e8 indicativo, perch\u00e9 chi fa politica non pu\u00f2 chiudersi in un castello dorato e scegliere quando e con chi parlare. Come d\u2019altronde chi gestisce la cosa pubblica (accadeva ieri, accade oggi) non pu\u00f2 immaginare di trattare chi critica o la pensa diversamente come \u201c<em>un cane randagio a cui tagliare le corde vocali<\/em>\u201d (Caparezza docet).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">IL RUGGITO: ritieni ci possano essere opportunit\u00e0 per invertire realmente la rotta? E se s\u00ec, quali le leve da innestare, a tuo avviso, ed in quali ambiti di azione?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ANTONIO: il fatto \u00e8 che il mondo \u00e8 gi\u00e0 cambiato. C\u2019\u00e8 un\u2019attenzione nuova verso i margini ed un\u2019arte letteraria come quella di Arminio, Cognetti, Cundari \u00e8 l\u00ec a segnalarcelo. Anche il lavoro \u00e8 cambiato. Si va verso una progressiva dematerializzazione dello stesso e c\u2019\u00e8 sempre pi\u00f9 gente (io compreso) che ha voglia di una maggiore mobilit\u00e0. \u00a0Se ho un\u2019abitazione al mare o in montagna e posso lavorare da casa, perch\u00e9 devo starmene in citt\u00e0, chiuso dentro un ufficio? Allo stesso modo, nei prossimi anni, molti dei lavori che oggi conosciamo non ci saranno pi\u00f9. A ci\u00f2, si aggiunge la questione climatica: carenza idrica e innalzamento delle temperature come trasformeranno le aree metropolitane e geografiche pi\u00f9 a rischio? Ma in che condizioni sar\u00e0 il paese fra qualche anno? Riuscir\u00e0 a sopravvivere per poter accogliere questi cambiamenti potenziali? Riusciremo a cogliere le opportunit\u00e0 offerte dal PNRR? La risposta a queste domande non \u00e8 semplice e non esistono formule magiche. Si possono fare dei tentativi, come cercare di occupare il maggior numero di ragazzi e ragazze che non vogliono partire. Fossi io il Sindaco del paese, cercherei, ad esempio, di stabilizzare due giovani educatori con il compito di creare socialit\u00e0 ed iniziative per gli anziani, ma non solo. Perch\u00e9 \u00e8 inaccettabile che si possa vivere in un paese e sentirsi soli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong>IL RUGGITO: ultima domanda, ostica per quanto imprevedibile: come ti immagini Savelli fra venti anni?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ANTONIO: fra venti anni, o qualcuno in pi\u00f9, immagino un paese che, in una forma o nell\u2019altra, continuer\u00e0 ad esistere. Di sicuro, con meno case e pi\u00f9 alberi. Io vorrei esserci in quel paese, magari alla Chiesulella, sui gradoni, come mio nonno, a bere un bicchiere di vino con qualche amico rientrato dalla Germania, da Torino, Firenze o Roma. Per\u00f2, ammetto che pi\u00f9 che di una previsione, si tratta di una speranza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parola di Antonio Tallarico, il paesano intellettuale con l\u2019inguaribile desiderio di preservare una Savelli da custodire in cui poter ritrovare una parte di s\u00e9 stessi\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il nuovo appuntamento con \u201cSavelli si racconta\u201d ha come protagonista di una chiacchierata, virtuale per quanto appassionante, Antonio Tallarico, docente di lingue (francese), di origine savellese, che svolge attualmente la propria professione presso l\u2019Istituto Comprensivo \u201cBobbio-Novaro\u201d di Torino. 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